Mese: Dicembre 2018

Arröte

Arröte avv. = Di nuovo, ancora una volta, nuovamente, daccapo.

Si usa ancora questo avverbio?

Ricordo che veniva pronunciato da chi, dopo aver esortato qualcuno a smettere di compiere un’azione, magari un po’ tediosa, la vede rifare daccapo, quasi a dispetto.

Ad esempio: se una mamma, dopo aver faticosamente zittito il suo frugoletto che frignava con richieste esose, lo sentiva lagnarsi nuovamente, inevitabilmente avrebbe esclamato: « Arröte!» = Ancora! [ti avevo detto di smetterla, e tu ricomii!].

Il prof.Michele Ciliberti, che ringrazio pubblicamente, suggerisce che arröte  deriva dal latino “Ab retro”, cioè nuovamente, ancora.

 

 

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I spéde stanne appöse e i fòdere cumbàttene

Le spade stanno appese e i foderi combattono.

Ovviamente si parla un linguaggio figurato, perché nessuno si sognerebbe di affrontare un combattimento avvalendosi di inoffensivi foderi contro le combattive spade.

Si declama questa frase per evidenziare che. nell’affrontare una situazione difficile, si stanno usano mezzi inadeguati e perciò palesemente non efficaci.

In campo lavorativo talvolta mi è toccato “combattere con i foderi” contro una concorrenza decisamente più agguerrita….ma queste erano strategie aziendali di marketing mirate a un riassetto territoriale che è un po’ ostico da accettare dalle forze di vendita.

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Lórde

Lórde agg. = Sporco, lurido, sozzo.

Aggettivo molto diffuso per indicare una frutta, un indumento, qualsiasi oggetto non pulito.

Al femminile si pronuncia con la “ò” larga.

Attenti alla pronuncia e alla grafia!  Guardate questi esempi:

‘U giaccöne lórde = il giaccone sporco

‘A giacchètta lòrde = la giacchetta sporca.

Sinonimi:di lórde
‘nzevéte, macchjéte, ammuffardüte, ‘ncaccavüte,  ‘nfanghéte, ‘ntruzzeléte.
‘mbrattéte. Quest’ultimo mi sembra più garganico, ma è talvolta usato anche dai Sipontini, perché ugualmente comprensibile. .

In italiano la gamma è più ampia:
macchiato, imbrattato, inzaccherato, infangato, unto, bisunto, impataccato, sudicio, insudiciato, sozzo, lercio, lurido, lordo.

 

 

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Tetìgne

Tetìgne s.m. = Ascella

Incavo posto al di sotto dell’articolazione del braccio con la spalla.

L’ascella è particolarmente ricca di peli – che compaiono in età puberale – e di ghiandole sudoripare.

Inoltre è molto sensibile al solletico, dal cui verbo (clicca→) tedeché = solleticare, titillare derivano il sostantivo tetìgne = ascella, .e l’aggettivo tedecüse = sensibile al solletico.

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