Categoria: Proverbi e Detti

Sté mègghje ‘u sòrge mmocc’alla jatte…

St é mègghje ‘u sòrge mmocc’alla jatte
ca ‘u cliènde mméne all’avvuchéte.

È chiarissimo questo proverbio citato, con diversa cadenza, anche in altre zone del Gargano, e come quasi tutti i proverbi invita alla prudenza.

Guai a colui che si affida ad un avvocato per salvaguardare i propri interessi. Nessuna certezza.

Insomma “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie” (Ungaretti)

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Stïpe ca trùve

Stïpe ca trùve  prov.

Alla lettera: Stipa che trovi.

Va bene anche la grafia omofona (dallo stesso suono)  Stüpe ca trùve

È un Detto sintetico ed efficace. Significa:  mettilo da parte perché potrebbe tornarti utile.

Quando il lavoro artigianale era fiorente, i ragazzi di bottega tendevano a buttare via degli spezzoni di stoffa, di ferro, di legno, di cuoio, a seconda genere di attività svolta del loro Maestro.

La risposta era scontata.

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Stüpe ‘a ‘nzogne pe quanne t’abbesogne

Stüpe ‘a ‘nzogne pe quanne t’abbesogne prov. = Conserva la sugna per quando ti necessita

Come tutti i proverbi invita alla parsimonia, alla prudenza nell’uso delle cose. Non si sa mai il futuro cosa ci possa riservare.

Il nostro Detto parla di sugna solo per la rima. Il consiglio va bene per ogni cosa: cibo, vestiario, denaro, beni voluttuari ecc.

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Tezzöne ‘e carevöne….

Tezzöne ‘e carevöne….= Tizzo e carbone…

È una filastrocca che si cita (magari solo l’inizio, perché tutti quelli della mia generazione conoscevano il testo completo) allo scopo di sollecitare lo scioglimento di un’assembramento, un gruppo di nottambuli, una festicciola protrattasi oltre un termine prestabilito, ecc.

Meh, uagnü, tezzöne carvöne…. = Beh, ragazzi, è l´ora di separarci….

Talvolta questo Detto veniva canticchiato su tre o quattro note (clicca qui sotto):

Tezzöne ‘e carevöne,
ognüne ognüne ai chése löre!
E se löre ne ‘nge ne vànne
tròvene ‘a mòrte ammjizze la chése.

Tizzo e carbone, tutti devono rientrare nelle loro case! Ma se costoro non se vanno troveranno una (persona) morta (distesa sul catafalco) in mezzo alla (loro) casa.
Altri Manfredoniani, quale ultimo verso,  citano una variante, comunque accettata:  passe ‘a morte viciüne alla chése!

Credo che sia stato coniato quando, alla vigilia di una festa religiosa, molte persone si trattenevano intorno ai tradizionali falò (clicca→ fanöje) aspettando che il fuoco si estinguesse completamente. Restavano solo i tizzoni, ossia la parte incombusta della legna posta ad ardere nel falò, che non sprigionavano più la fiamma. Quindi era ora di rientrare perché il falò non dava più luce ma solo cenere e resti carbonizzati.

I bambini ovviamente recalcitravano all’invito delle mamme, perché non volevano perdere quell’occasione per rimanere all’aperto fino a tardi. Allora lo spauracchio di trovare un morto in casa agiva da forte deterrente verso i loro propositi di permanenza.

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U cazze ca non völe fòtte dïce ca tròve ‘i pïle pe nnanze.

U cazze ca non völe fòtte dïce ca tròve ‘i pïle pe nnanzepr.

Chiedo scusa per la frase un po’ troppo colorita…. Anche questo è dialetto. Credo che la traduzione sia superflua.

Il proverbio evidenzia il fatto che spesso colui che non ha voglia di fare qualcosa riesce sempre a trovare una scusa per non farla.

Con lo stesso significato si cita anche quel Detto dell’asino che non vuole bere.(←clicca)

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U ciócce de düje patrüne…

Ecco il proverbio completo:

‘U ciócce de düje patrüne
nen jì guvernéte da nescjüne
!

Ossia il ciuco di due padroni, non viene governato da nessuno (dei due).

È la classica storia dello scaricabarile.
Quando per svolgere una mansione ci sono più addetti, il risultato è scarso o addirittura nullo, perché ognuno pensa che debba essere l’altro a compierla.

Vi rimando al verbo specifico guverné cliccando qui.

Un Detto simile, diffuso nel nostro Tavoliere, recita: “Chiù sagresténe stanne e chiù la chjise sté a lu scüre” = Più sagrestani stanno, più la chiesa sta al buio.

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U ciucciarille de San Gesèppe alla vecchiéje assètte ‘u trotte


U ciucciarìlle de San Gesèppe, alla vecchjéje assètte ‘u trotte

L’asinello di San Giuseppe alla vecchiaia manifestò (la capacità di usare) il trotto.

Il dott. Enzo Renato – che ringrazio pubblicamente – sinteticamente spiega che il Detto si riferisce ad una persona che all’improvviso ostenta capacità e/o attività fino ad allora mai espresse.

E bréve a jìsse! Chi ce l’avöva düce a nüje = E bravo lui! Chi l’avrebbe mai detto?

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