Nirje-mànde

Nirje-mànde s.m. = Moro

Indica una persona che ha un colorito molto scuro naturale, o acquisito a seguito di lunghe esposizioni al sole. Alla lettera nero di vello, come una pecora nera.

Per assonanza somiglia al termine italiano “negromante”, che però significa indovino, chiaroveggente.

Invece la seconda parte di nirje-mànde è solo un rafforzativo. Come se si dicesse nìrje-nìrjenìrje-ncaccavüte = Nero nero, nero come pentola (da ngaccavéje), o come una pecora nera.

Veniva pronunciato con una punta di disprezzo – niente razzismo, per carità – perché quel colore era acquisito dai cafoni o dai pescatori a causa del loro duro lavoro all’aperto.

In una scala sociale, fortunatamente ora non accettata più da nessuno, i pescatori e i lavoratori della terra erano collocati tra le ultime posizioni. Il loro colore bruno li faceva risaltare a prima vista.

Un ingegnere, un artigiano, un negoziante non diventava mai nìrje-mànde, nemmeno a volerlo.

Al femminile fa nèrja-mànde.

Il prof. Michele Ciliberti  – cui va il mio ringraziamento – a proposito dell’etimologia di questo termine mi scrive:
«Non conosco direttamente l’espressione, però sono più che convinto che derivi proprio da “negromante” con il significato etimologico di “mania per l’abbronzatura”.   La prima parte nirje deriva da niger, cioè nero, mentre la seconda dal greco “mainomai” che significa essere folle, mania, avere il furore di.
Negromante, invece, deriva dal greco “necros“, cioè morto (si pensi a necrosi), e “mainomai” che significa pure indovinare, quindi divinazione mediante i morti.»

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