Felòsce s.f. = Omelette, frittatina ripiena
L’amico lettore Matteo Borgia [cui va il mio vivo pubblico ringraziamento] mi ha suggerito un termine, ormai desueto, che è bene inserire in questo lavoro per preservarne il ricordo: ‘a felòsce”
Dice Matteo:
«Il termine era molto usato sia a casa dei nonni paterni (origini contadine) che materni (pescatori).
Sono delle frittatine sottili che venivano arrotolate, a volte ripiene con mortadella o mozzarella, e venivano usate anche per fare un ragù senza carne (il sugo finto).
In genere, pàste e felòsce era molto gettonato al giovedì oppure alla domenica quando non c’era la possibilità di comprare la carne (altri tempi).
Guardando un programma nazionale ho scoperto che il termine è usato anche a Napoli (come ben sai, il nostro dialetto ha molti termini derivati dal napoletano), però al maschile, il filoscio.»
Aggiungo che in rete si trova tuttora la ricetta del ‘o filoscio napoletano (cercate, cercate).
***
È mia opinione che l’etimo di ‘o filoscio napoletano e della nostrana felosce si riferisca al sostantivo “filo” o all’aggettivo “filante”.
Difatti sappiamo che la mozzarella, per l’effetto del calore della cottura, si scioglie e rilascia sottili filamenti quando, ancora bollente, la si divide in bocconi.
Avete tutti l’esperienza dei panzerotti.
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