Galiöte

Galiöte agg. = Galeotto, degno di galera

Epiteto, ormai in disuso (come bböje = boia o ‘mbüse = appeso, impiccato) che si rivolgeva per iperbole ai ragazzi scavezzacollo, irrequieti, scatenati.

Ah, ‘stu galiöte nen sté ‘nu mumènte fèrme! = Ah, questo discolo, non si sta fermo un momento!

Nel napoletano usano l’aggettivo/sostantivo galioto o calioto con lo stesso significato.

A volte veniva usato in antifrasi, come quando, con una specie di ammirazione, si designava un furbo con appellativo di desgrazzjéte.

Etimologicamente deriva dal tardo latino “galiotus” per indicare il condannato a remare sulle galee, le famose navi da guerra romane dotate di rostro per assalire le imbarcazioni nemiche.

Molti lo pronunciavano jaliöte. È scomparsa anche questa forma, rimasta solo nella memoria di noi anziani!

Nota fonetica:
Una delle “regole” del nostro dialetto riguarda specificamente la consonante “g” dura (in fonologia detta ‘occlusiva velare sonora’), che spesso diventa “j”, o addirittura cade quando è seguita da due vocali:

  • Gamba = jamme
  • Gatto = jatte
  • Gallina = jallüne
  • Galantuomo = jalandöme
  • Guanto = uande
  • Guastare = uasté
  • Guerra = uèrre
  • Guarnizione  = uarnezzjöne
  • Guardiano = uardiéne
  • Gallinaio = jaddenére




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Paste

Paste s.f. = pasta

Come in italiano, il sostantivo “pasta” ha diversi significati.

1. Paste =  prodotto delle pasticcerie. Esistono nelle varietà paste frešche (glassate, variamente farcite di crema, panna, o cioccolato) e paste sècche (con mandorle, canditi, cacao o altre golosità). 

2. Paste =  alimento di semola, anche in questo caso fresca (recchjetèlle, ‘ndurce, mèzze fainèlle, làine,  ecc.) o secca (lenguïne, züte, pènne, tubbettüne, scorza-nucèlle, falatille, mìzze-züte, ecc.)

3. Paste = impasto di farina acqua e lievito per fare  pane, pettole,  focacce e panzerotti.

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Donzèlle

http://www.parliamomanfredoniano.it/cazze-u-re/Donzèlle s.f. = Pesce donzella, girella, pesce carabiniere

La donzella fa parte di una specie (Coris julis) comune nei nostri mari e nell’Atlantico orientale.
In età adulta le donzelle raggiungono una lunghezza massima di circa 20 cm.

Curiosamente nascono tutte femmine con una colorazione molto vivace. Dopo un certo periodo,  per uno strabiliante effetto di ermafroditismo latente,  diventano maschi, cambiano il colore che così tende a toni scuri..
Ma a noi che ci importa se sono maschi o femmine quando nella frittura rispondono alle aspettative?

Viene apprezzato in gastronomia solo in umido, assieme a crostacei e ad altri pesci, o nelle fritture miste “di paranza”.

Sullo stesso argomento ho inserito l’articolo più particolareggiato intitolato «‘U cazze ‘u rè»(← clicca sul blu.

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Arrapéte

Arrapéte agg. = Bramoso (di sesso)

Riferito a persona assalita da desiderio sessuale intenso.
Bramosia erotica.
Istinto animalesco irrazionale.
Pulsione sensuale.
Desiderio osceno.

Ho detto tutto?

Ah, no! C’e il derivato arrapande = sexy, conturbante, sessualmente allettante, provocante, attraente che desta “mali pensieri”


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Mugnéle

Mugnéle s.m. = “Mignale” o Mignano

Si tratta di una scalinata ad una sola rampa, costruita esternamente all’edificio per accedere al piano superiore.

Grazie all’impagabile “Vocabolario” di Caratù-Rinaldi ho appreso che esiste in italiano il termine mignano  (o meniano) derivato dal latino maenianum, con cui nella Roma antica si indicavano i balconi o i ballatoi aggettanti (sporgenti) esterni delle case.

La foto mostra il mignale di Via S.Chiara.

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Cavalle

Cavalle s.m. = Cavallo


1 Cavalle (anticamente cavadde) = Cavallo. Equino di grossa taglia (Equus ferus caballus) che conta innumerevoli specie, per forma e dimensione, Addomesticato da millenni, viene adattato ai vari usi (traino, sella, corsa).
Al femminile fa jummènde = giumenta. Il puledro è detto vannüne o vannenjille.

2 Cavalle = Lanzardo o Sgombro cavallo. Pesce marino della famiglia degli sgombri (Scomber Japonicus Colias). Diffuso nei nostri mari.
Differisce dagli sgombri comuni (Scomber scombrus) per il disegno della livrea che, invece della tigratura sfumata dal dorso verso la zona ventrale, presenta macchie grigiastre sul ventre che spesso di uniscono a formare delle vermicolature.

(Termini tecnici e foto reperiti in Wikipedia)



 
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Zombe ‘u cetrüle e vé ‘ngüle all’urteléne

Salta in cetriolo e va in culo all’ortolano.

Un colorito Detto che vuol constatare come talvolta i demeriti o le nefandezze, o i misfatti di una persona vanno a danneggiare qualcun altro che non c’entra nulla.
Il poveretto incolpevole viene additato come responsabile di qualche fattaccio cui è completamente estraneo.

Viene pronunciato quando, in mezzo ad una disputa, qualcuno si accorge che il discorso si orienta negativamente verso di lui. Come per dire “e io che c’entro in questa faccenda?”

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Razzètte

Razzètte s.f. = Capezzale, immagine sacra

Sulla parete a testa del letto, generalmente nei Paesi di tradizione cattolica, si appendeva un Crocifisso oppure un’icona sacra, come per impetrare dal Cielo la protezione sulla famiglia.

In questo caso (ossia parlando di immagine), a volte il quadretto era retroilluminato, oppure a bassorilievo, e rappresentava la Sacra Famiglia, o una Madonnina, o un Santo protettore.

Il nome razzètte, è il diminutivo di razze, che facilmente è una corruzione del sostantivo arazze = arazzo, la cui iniziale era intesa come l’articolo femminile (arazze = ‘a razze).

Nei tempi antichi in alternativa alla razzètte si usava appendere ‘u scaravatte, più impegnativo come peso e come dimensione. Per saperne di più cliccate qui).

Ai nostri giorni il capezzale è adornato con immagini astratte o con gigantografie di paesaggi esotici. No comment.

Nota fonetica:
La doppia zeta di razzètte si pronuncia “sorda” (come mazze, pèzze, puzzètte).
Da non confondere con rezzètte = ricetta, dove la doppia zeta si pronuncia “sonora” come in ‘nzèrte, ‘nzunne, lenzöle

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U ciócce de düje patrüne…

Ecco il proverbio completo:

‘U ciócce de düje patrüne
nen jì guvernéte da nescjüne
!

Ossia il ciuco di due padroni, non viene governato da nessuno (dei due).

È la classica storia dello scaricabarile. Quando per svolgere una mansione ci sono più addetti, il risultato è scarso o addirittura nullo, perché ognuno pensa che debba essere l’altro a compierla.

Vi rimando al verbo specifico guverné cliccando qui.

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Guverné

Guverné v.t. = accudire (gli equini)

Il verbo deriva direttamente dal latino gubernare.
Curare cavalli e simili col pulirli, abbeverarli, abbiadarli, spazzolarli, ecc.

Una volta questi animali, da soma o da tiro, erano utilissimi sia nei lavori campestri, sia per il trasporto di derrate o di persone.

Rappresentavano un vero capitale, una grande risorsa per i campagnoli e per questo erano accuratamente e quotidianamente ben trattati, specie quelli da tiro.

I cavalli da carrozza per il trasporto di persone erano particolarmente ben governati, tanto che avevano la bardatura luccicante e gli zoccoli lustri e spazzolati come le scarpe dell’impeccabile cocchiere.

Il trattamento migliore era riservato ai cavalli adibiti ai carri funebri.

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