Autore: tonino

Chiaranzéne de gennére: ggiuramènde de putténe.

Chiaranzéne de gennére: ggiuramènde de putténe.

Notte serena di gennaio è come il giuramento di una puttana.

Insomma non è credibile, non è affidabile.

Proverbio meteorologico che mette in guardia i naviganti dal fidarsi delle serene notti invernali, perché in questa stagione esse possono presentare un repentino peggioramento.

Notate come il proverbio abbia otto sillabe nella prima parte e altre otto nella seconda, molto ben cadenzate. Probabilmente erano nate come testo di un motivo musicale.

Ringrazio il dott. Matteo Rinaldi per il suo prezioso e calzante suggerimento di questo proverbio stagionale.

Filed under: Proverbi e Detti

Chiànghere de lavannére…

Chiànghere de lavannére…

Proverbio completo:
Chiànghere de lavannére, rutjidde de marenére = Pietre di lavandaia, capannello, raggruppamento di pescatori.

Dove ci sono gruppi di donne, è inevitabile che attorni vi ronzino i maschi.

In questo caso si riferisce alle lavandaie che sbattono i loro panni sulle lastre di pietra naturale alle sorgenti di acqua salmastra del Mandracchio o di San Pietro (dietro l’ex Istituto Nautico, ora Liceo Classico)

Attenzione: la parlata moderna preferisce (clicca→) rutjille all’autentico antico termine dialettale
rutjidde.

Filed under: Proverbi e Detti

Chi völe a Crìste ce lu pröje

Chi völe a Crìste ce lu pröje

Tradotto alla lettera significa: Chi vuole Cristo se lo prega (da sè stesso).

Il significato di questo Detto vuole evidenziare che “chi fa da sé fa per tre”, ossia non bisogna aspettarsi aiuti da chicchessia. Se si vuole ottenere una cosa, occorre impegnarsi con tutte le proprie forze, non contare troppo sugli altri.

Si può anche domandare un favore a qualcuno, ma bisogna essere preparati a ricevere una risposta negativa.

Nota linguistica.
Il verbo transitivo il italiano vuole l’accusativo (esempio io vedo te).
In dialetto, sulla scorta della lingua spagnola, vuole il dativo: (es.: io vedo a te).

Ricordiamoci che il nostro territorio è stato a lungo sotto la dominazione francese (gli Anjou=Angiò) e spagnola, le quali hanno lasciato vistosi strascichi nel nostro vernacolo.

Filed under: Proverbi e Detti

Chi töne, mànge, e chi nen töne mànge e böve

Chi töne, mànge, e chi nen töne mànge e böve

Chi è abbiente, mangia e chi è misero mangia e beve.

Una botta di ottimismo? Il proverbi illustra una situazione attuale.

Colui che è ricco, non soffre la fame. Ma colui che versa in stato di necessità aguzza l’ingegno, escogita un modo, prova mille sotterfugi, maneggia, inventa, architetta mini imbrogli, si indebita, insomma trova la maniera di mangiare ugualmente e anche di bere, ossia si concede qualcosa di più del “semplice” ricco.

Grazie al lettore Enzo Renato per il prezioso suggerimento.

Filed under: Proverbi e Detti

Chi töne sòlde asséje, sembe cònte; chi töne ‘a megghjöra bèlle, sèmbe cànte.

Chi töne sòlde asséje, sembe cònte; chi töne ‘a megghjöra bèlle, sèmbe cànte.

Chi ha assai soldi, sempre conta; chi ha la moglie bella, sempre canta.

Mi piace questo inno alla felicità.

L’avaro pensa solo a racimolare quattrini. Per lui la vita significa solo questo, arricchirsi il più possibile.

Ma fa una vita da miserabile perché non ama spendere nemmeno i soldi per un caffé al bar.

Invece colui che ha al suo fianco una bella e brava moglie, è felice e canta, perché ha capito il vero senso della vita.

Filed under: Proverbi e Detti

Chi töne lènghe, vé ‘Nzardègne

Chi töne lènghe, vé ‘Nzardègne

Chi ha lingua va in Sardegna.

Una volta la Sardegna era considerata lontana quasi come l’America. Quindi uno che ci arrivava doveva essere in gamba.

Il detto comunque vuole evidenziare che basta chiedere in giro per ottenere informazioni, dritte, suggerimenti.

La gente è più disponibile di quanto possiamo immaginare, specie se vede davanti a sé persone veramente in difficoltà.

Filed under: Proverbi e Detti