Jàcce-e-jöve

Jacce e jöve loc.id. = Malridotto, malconcio

Significato letterale: sedano e uova… sembrano ingredienti per una ricetta di cucina.

Si tratta invece di una minaccia: Se venghe allà, te fazze a jàcce e jöve. Cioè ti riduco a mal partito, ti riempio di botte.

Si dovrebbe dire àcce e öve….ma c’è una regola fonetica che richiede la “j” iniziale (Jacce – jöve) perché il termine è preceduto da vocale.

La locuzione trae origine dalla narrazione del Vangelo (Giov. 19,5), quando Pilato mostrò Gesù flagellato alla folla, disse: “Ecce homo”, ossia “Ecco come ho ridotto l’uomo che voi volete che io condanni”.

Significa in pratica malridotto, ferito, pieno di sangue e di piaghe.

Le nostre nonnine, che non capivano il latino, hanno ripetuto ad orecchio, italianizzando ECCE per “accio” e HOMO per “uova”.

È famosa l’immagine del pittore ottocentesco Antonio Ciseri, realizzata nel 1871. La tela  si trova a Firenze nella Galleria d’Arte moderna del Palazzo Pitti, e mostra Pilato che si rivolge alla folla sottostante per indicare Gesù flagellato.

(Da Wikipedia)

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