Autore: tonino

Quande jèrte jì ‘a frèvele, tand’acque sté sotte

Quande jèrte jì ‘a frèvele, tand’acque sté sotte

Il Detto contadino molto stringato significa: quanto alta è la ferula, tanta acqua sta sotto.

Ossia, esplicativamente: il fusto del finocchiaccio selvatico è così alto per merito delle abbondanti piogge primaverili.

I coltivatori quando vedono questa pianta bella rigogliosa se ne rallegrano perché, grazie alle copiose precipitazioni di primavera, anche le loro messi saranno abbondanti.

La misura della quantità di acqua misurata dal livello del suolo a scendere in profondità, paragonata all’altezza della pianta ovviamente è iperbolica. È impensabile in realtà, che siano caduti due metri di acqua. I metereòlogi parlano di centimetri di pioggia per metro quadrato e si allarmano quando questi superano i dieci.

Ringrazio Antonio Angelillis per la foto e Franco Rinaldi, autore di  questo suo interessante articolo, che Vi consiglio di leggere, dal quale ho preso lo spunto per compilare il mio:
http://www.statoquotidiano.it/27/05/2011/ferule-e-asfodeli-a-manfredonia/49605/

 

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Putténe e ruffiéne, alla vecchiéje mòrene de féme

Putténe e ruffiéne, alla vecchiéje mòrene de féme

Puttane e ruffiani, alla vecchiaia muoiono di fame.

Constatazione fatalistica o condanna morale?
Ricordiamoci che ruffiano  è colui che, per denaro o altro compenso o interesse personale, agevola gli amori altrui (è l’equivalente di mezzano, o magnaccia).

Esiste una variante:

Putténe e cavalle de carrozze:
böna geventù e mala vecchjèzze

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Purté ‘u giglje a Sant’Andònje

Purté ‘u giglje a Sant’Andònje

Portare il giglio a Sant’Antonio.

Ironicamente, se qlcu non si crea una famiglia, e si avvicina alla quarantina senza mostrare intenzioni di farlo, si dice uà purté ‘u giglje…., come se avesse fatto voto di castità al Santo raffigurato col giglio, simbolo di purezza.

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Püle de fèmene türe ‘u bbastemènde a mére

Püle de fèmene türe ‘u bbastemènde a mére

(Basta un) pelo di donna tira un bastimento a mare.

La forza di attrazione e di persuasione delle donne è incommensurabile e assolutamente sorprendente.

In marineria non si dice “tirare” per trainare mediante cavi o catene un’imbarcazione a rimorchio.

Questa azione richiede il verbo “alare”. Pensate allo “scalo di alaggio” all’interno del porto: è un piano inclinato che scende fino al pelo dell’acqua che serve ad alare le barche a riva per riparazioni e manutenzione dello scafo.

Il verbo “tirare” sempre in marineria, significa usare armi da fuoco, dalla pistola al cannone. Fare i tiri.

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Pòvere a chi möre, ca chi rèste ce chenzöle

Pòvere a chi möre, ca chi rèste ce chenzöle

Misero chi muore, ché chi rimane si consola.

Così è la vita. C’è chi si sacrifica e conduce vita grama fino alla fine dei suoi giorni. Quelli che gli sopravvivono sono meno disposti a fare rinunce.

Carmela, grazie del suggerimento

 

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Pólepe e carna vacciüne, sbrevògnene ‘a cuciüne.

Pólepe e carna vacciüne, sbrevògnene ‘a cuciüne.

Polpi e carne vaccina, svergognano la cucina.

Notoriamente il polpo e la carne bovina, per effetto della cottura, si riducono notevolmente di dimensione, ce arrògnene = si restringono.

Per questo la massaia ritiene di fare brutta figura con gli ospiti, quasi a vergognarsi nel presentare delle porzioni minuscole nel piatto.

Si cita questo proverbio per mettere in guardia le sposine inesperte dalle sorprese che questo mollusco e le fettine di carne bovina, le riservano in cottura. Ma la “riduzione” viene di sicuro compensata dalla maiuscola qualità dell’intingolo.

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Pìgghjete la jurnéta böne, ca la malamènde nen mànghe mé

Pìgghjete la jurnéta böne, ca la malamènde nen mànghe mé

Goditi la giornata buona che la cattiva non manca mai.

I latini sintetizzando il pensiero dicevano, come il grande poeta Orazio da Venosa nelle Odicarpe diem, quam minimum credula postero = afferra il giorno (buono) confidando il meno possibile nel domani.

Un mio amico napoletano diceva che la giornata buona ce la dobbiamo creare noi, mentre quella cattiva viene da sé, senza essere chiamata.

Similmente, in maniera un po’ consolatoria, riferendosi alla sorte o alla stressa vita, si dice anche : pigghjatìlle accüme vöne = prenditela come viene. Ossia non avere rimpianti o rimorsi.

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