Autore: tonino

Donna Röse, fé ‘na bòtte e ce repöse

Donna Röse, fé ‘na bòtte e ce repöse

Donna Rosa, fa un colpo e si riposa.

Non sappiamo che genere di botta fa la nostra simpatica Donna Rosa prima di riposarsi…
Va bene anche fé ‘na botte e ce arrepöse, come tanti altri verbi o sostantivi che hanno questa ‘a’ iniziale rafforzativa.

Si cita questo detto quando si vuol spronare qualcuno ad affrettarsi.

Per esempio la mamma quando si accorge che la sua figliola, intenta a sbrigare le faccende domestiche, perde tempo e se la prende comodamente.

E spìccete, a mamme, ca tenüme che féje: assemìgghje a Donna Röse, fé ‘na bòtte e ce arrepöse! = E sbrigati, bella di mamma, ché abbiamo da fare: mi sembri Donna Rosa, che fa un colpo e si riposa!

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Dènde e dèbbete luéte, delöre passéte

Dènde e dèbbete luéte, delöre passéte

Va bene anche al plurale: Djinde e djibbete luéte, delüre passéte

Un saggio proverbio dei nostri nonni. Alla lettera signifca: dente e debito levato, dolore passato. In italiano esiste il Detto: Fuori il dente, fuori il dolore.

Come tutti i proverbi, specie quelli dialettali, anche questo è un po’ troppo sintetico.

In un italiano un po’ più appropriato si dovrebbe spiegare così:

Dopo aver cavato il dente marcio e/o dopo aver estinto il proprio debito, il dolore sofferto per entrambe queste operazioni, sia quello fisico per l’estrazione, e sia quello intimo per l’esborso del denaro, fa parte ormai del passato. Perciò il dolore non si avverte più, e di esso rimane solo il ricordo.

E meno male!

Ecco la morale: non occorre pensarci più, ormai è acqua passata.

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Decètte San Frangìsche: se nen jì nètte, uà jèsse frìške

Decètte San Frangìsche: se nen jì nètte, uà jèsse frìške

Disse San Francesco: se non è pulito deve essere (almeno) fresco.

Ora non so bene se il Poverello d’Assisi intendesse accontentarsi di un pesce fresco, anche se non era stato nettato (ci avrebbe pensato lui a squamarlo). Può darsi che si riferisse ad un letto.  Non so l’origine.

Presumo tuttavia che San Francesco sia stato citato solo per una questione di rima con “fresco”.

Il Detto comunque è prettamente estivo, e viene citato quando qualcuno richiede qualcosa di fresco da mangiare o da bere.

Grazie all’inesauribile Alfredo Rucher per il suggerimento.

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Decètte ‘u pàppele alla féfe, damme tjimbe ca te spertöse

Decètte ‘u pàppele alla féfe, damme tjimbe ca te spertöse

Disse il (clicca→) tonchio alla fava: dammi tempo che ti perforo.

Si cita questo detto per rassicurare qualcuno che l’impegno preso in precedenza verrà mantenuto: è solo questione di tempo.

Talora è rivolto a se stessi per non avvilirsi se un lavoro non riesce perfetto. Un ritocchino risolverà tutto, ma ciò richiede del tempo.

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Decètte ‘a putténa vècchje: ‘u sé quante n’agghje vìste!

Decètte ‘a putténa vècchje: ‘u sé quante n’agghje vìste!

Disse la vecchia mondana: sai quanti ne ho visti!

La frase, in po’ carogna e un po’ gigionesca, viene detta in risposta da un vecchio marpione a qualcuno che gli ha raccontato mirabilie.

In linguaggio goliardico, infischiandocene di grammatica e sintassi, noi ragazzotti dicevamo con seriosità: “Proprio a me, me lo devi dirmelo!”…..

Ossia, in linguaggio figurato e poetico questa volta: “Ma come, vieni a raccontare proprio a me, che ho visto volare le aquile, il volo radente della libellula?”

Commento di Lino Brunetti:
“Questa è vera! Una anziana signora raccontava ad un gruppo di amici una propria avventura che finiva con il seguente commento: “Jìsse vulöve freché a mmè! Jüie jöve ‘a chépa zocchele di Mambredonje!”
Solo incidentalmente ho dimenticato di precisare che, effettivamente, la “signora” godeva di una fama per cui, si raccontava, ne aveva visti di cosi e cose!”

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Decètte ´u presótte: a pöche a pöche me màngene tótte

Decètte ´u presótte: a pöche a pöche me màngene tótte

Disse il prosciutto: “a poco a poco mi mangiano tutto!”

Attorno a qualcuno di buone disponibilità, soprattutto economiche, girano gli approfittatori.

La vita è piena di “tranganére” e mangiajorze che ti lasciano “de cüle a chjapparüne“, e quando sei al verde ti voltano ignobilmente le spalle.

Grazie a Sedum per il suggerimento.

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De venardì ce ‘nzuréje Petracche

De venardì ce ‘nzuréje Petracche

Un tale Petracco si sposò di venerdì.

E allora che vuol dire?

Il Venerdì non era considerato un giorno fausto dai nostri nonni, perché fu lo stesso giorno della crocifissione e morte di Nostro Signore.

Questo proverbio si cita quando qlcu inizia un’opera, o intende compiere un’azione fuori luogo e fuori tempo.

Come per dire: proprio adesso vuoi fare questa cosa? Potevi farla prima o rimandala di qualche tempo! Hai la Domenica molto vicina e dovrai interromperti senza averla completata.

Recentemente ho sentito pronunciare questo proverbio con il verbo coniugato al passato prossimo invece che al passato remoto: de venardì c’jì nzuréte Petràcche.

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De jùrne aggióste ‘u supréne e de nòtte affìtte ‘u sutténe

De jùrne aggióste ‘u supréne e de nòtte affìtte ‘u sutténe

Di giorno restaura la casa posta al piano superiore e di notte loca quella di sotto.

Può sembrare che la ragazza sia molto attenta a sbrigare le faccende di casa sua, evidentemente posta su due livelli.

È una perifrasi-eufemistica che si usava per additare una puttana,  allo scopo di non scandalizzare troppo le orecchie sensibili delle comari.

Chi jì quèdde? Jüne ca fé ‘ bèlla giovene, ca de jùrne aggióste ‘u supréne e de nòtte affìtte ‘u sutténe.

Aggiustare la parte superiore significa imbellettarsi e anche figuratamente tentare di salvare la faccia, le apparenze.  Affittare la parte inferiore significa, alla lettera: concedere qualcosa in uso a qualcuno dietro pagamento.

Gli autorevoli studiosi Pasquale Caratù e Matteo Rinaldi nel loro grazioso volumetto “I proverbi manfredoniani” (Università degli Studi di Bari-Centro di Documentazione Storica di Manfredonia-Edizioni del Golfo-Manfredonia-1995) usando una formula breve, scrivono testualmente:

“Quann’a fèmene allìsce ‘u supréne, affìtt’u sutténe”  
«Quando la donna si agghinda, esprime dei….desideri»

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Da tand’anne jì mùrte Pjitre e angöre mò ce sènde ‘u fjite!

Da tand’anne jì mùrte Pjitre e angöre mò ce sènde ‘u fjite!

Da tanti anni è morto Pietro e solo ora si sente la puzza.

Si cita questo detto quando viene “riesumato” figuratamente un argomento vecchio “morto e sepolto” e se ne riparla magari anche in modo acceso.

Oppure, quando una parsona anziana come me parla e riparla sempre dello stesso argomento…

Uh, sò tand’anne ca ji mùrte Pjitre! = Uhf, sono (passati) tanti anni….e tiri fuori ancora questo argomento!

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