Tag: sostantivo femminile

Ciüma dòlce

Ciüma dòlce s.f. = Senape campestre

Pianta annua (Sinapis arvensis‘a sìnepe è conosciuta meglio come ‘a ciüma dolce [femm. plurale ciüme dólce]= la cima dolce, può considerarsi una vera e propria verdura campestre. Si chiamano le “cime dolci” per differenziarle dalle simil “cime amare”, le ciüme amarèlle o ciümamarèlle) (Brassica incana o fruticulosa) = cime amarognole.

Nasce spontanea nei prati, dall’aspetto filiforme e dal gusto simile alle cime di rapa, e cresce in zone a clima temperato/caldo.

Nella nostra zona era apprezzata proprio per il suo sapore dolce, simile alle bietoline di campo. Ora non ne vediamo più, forse per effetto di pesticidi.

Qualche vecchietta oltre al più familiare ciüme dólce li chiama un po’ storpiandone il nome, ‘i sìlepe invece del più corretto sìnepe.

In Sicilia adoperano i piccoli semi tritati per farne una salsa, la famosa senape dal sapore piccante.

Filed under: CTagged with:

Ciucculatöre 

Ciucculatöre s.f. = Cuccuma

Bricco di rame o di altro metallo usato per contenere il caffè o sim.

Quella in uso da mia nonna era di ferro smaltato, blu all’esterno e bianca all’interno. Aveva un lungo beccuccio e il coperchio incernierato. Capacità mezzo litro.

Si poneva colma di acqua sul fuoco fino all’ebollizione. Poi si mettevano nell’acqua bollente, udite udite, due – dico due – cucchiaini di caffé macinato, e si toglieva dal fuoco e si lasciava riposare qualche minuto.

La brodaglia, opportunamente filtrata con un colino metallico, si versava nelle tazze e veniva chiamata indegnamente “caffè”…

Nel periodo delle Sanzioni Economiche imposte all’Italia dalla “Società delle Nazioni” [perché aveva occupato l’Etiopia]  non si importava caffè, né ferro, cuoio, carbone, baccalà, aringhe, tabacco, frumento, ricambi di macchine agricole inglesi, ecc. ecc.
Insomma vigeva l’embargo internazionale.

Il “caffè” che l’Autarchia [sistema economico di auto sufficienza] proponeva agli Italiani era un misto di chicchi di orzo e cicoria abbrustoliti e macinati.

Si preparava con la cuccuma in casa. Non so se allo stesso modo la servivano ai pochi avventori nei tre bar di Manfredonia (Adolfo Castriotta, Aulisa e Giannino Gatta)

Immaginate che schifezza, anch’essa chiamata pomposamente “caffè”.

A pensarci bene anche i tedeschi e i francesi, per mia constatazione personale, fanno così tuttora il loro orrendo caffè. Credo che si chiami “caffè alla turca”. Puah!

Il nome significa cioccolatiera e deriva da cioccolata, perché in principio serviva a preparare la cioccolata calda.

Qualcuno pronuncia ciucclatöre. Accettabile.

Filed under: CTagged with:

Ciucchetèlle 

Ciucchetèlle s.m. e sopr. = Teschio, cranio.

L’insieme delle ossa del cranio; specificamente designa la testa scarnita di un cadavere disseppellito.
Per sineddoche (scusate la brutta parola, che significa una parte per il tutto), ciucchetèlle anche indica l’intero l’apparato scheletrico umano

Un disegno stilizzato è universalmente riconosciuto quale segnale di avvertimento in presenza di grave pericolo.

Difatti compare sui contenitori di veleni, sui pali dell’alta tensione, ecc.

Di forma bianca, con tibie incrociate, il disegno stilizzato compariva sulla bandiera nera delle navi dei corsari.

Il termine ciucchetèlle presumo che derivi da ciòcche, antico nome garganico che indica la testa umana. Un po’ come l’abruzzese còcce, coccia.
Con il noto fenomeno linguistico detto metatesi – ossia lo spostamento di vocali o consonanti o sillabe all’interno della stessa parola (es. pietra = pröte; capra = crépe) – còcce coccetèlle = testolina sono diventati ciòcche e ciocchetèlle e ciucchetèlle.

Anticamente ‘coccia’, nel senso di guscio duro, di conchiglia, o di noci, o come vaso di terracotta, era usato anche in italiano (vedi cocciuto, cocciutaggine, essere di coccio = testardo, testardaggine, essere caparbio).

Esiste da noi anche il soprannome Ciucchetjille, al maschile. Il poverino aveva il volto molto magro e incavato come ‘na ciucchetèlle = un teschio.

 

Filed under: CTagged with:

Cigghjéte 

Cigghjéte s.f. = Fortunale, burrasca

Improvviso cambiamento di tempo meteorologico, caratterizzato da fortissimo vento e alti marosi.

Non arriviamo al tornado, ma ‘a cigghjéte = il fortunale è molto violento, temutissimo dalla gente di mare.

La subitaneità con cui avviene ‘a cegghjéte fa venire a mente ‘u cìgghje de panze, che sorge altrettanto improvvisamente.

Va bene anche la pronuncia cegghjéte.

L’accrescitivo si volge al maschile: ‘u cegghjatöne.

Filed under: CTagged with:

Cicjille

Cicjille s.f. = Uccello

Il termine dialettale ‘a cicjille è un modo fanciullesco di dire ‘a vucjille, sia nel significato proprio di “uccello-volatile” sia in quello esteso di…”uccello-pisello-pisellino” dei maschietti.

Quello degli adulti ha diverse denominazioni in dialetto, ma non mi sembra il caso di elencarle qui, semmai – ci penserò – in ordine alfabetico alla C e alla P.

Cito il nome, assolutamente non volgare, che mi è sembrato divertente e un po’ bizzarro, captato dalle mie orecchie innocenti quando ero piccolo: ‘a criapòpele “la crea-popoli”!

Filed under: CTagged with:

Ciappètte

Ciappètte s.f. = Gancetto

Piccolo gancio metallico a due occhielli, che ha come controparte un cerchietto, anch’esso con due occhielli. Sono adoperati, cuciti sulla stoffa, per tenere allacciati due lembi di abiti, specialmente da donna.

Esistono di varie misure, a seconda se si devono usare su camicette, su reggiseni, su gonne o su soprabiti e mantelline.

Per estensione si intendono anche i punti metallici dati con la cucitrice da ufficio, per tenere insieme due o più fogli di carta, nonché punti chirurgici metallici, usati una volta per suturare tagli e lacerazioni

Filed under: CTagged with:

Ciangularüje 

Ciangularüje s.f. = Ghiottonerie, golosità

Ghiottonerie, dolciumi che fanno gola. Usato generalmente al plurale.

Per brevità si può anche dire Ciàngule e Ciangulamjìnde.

Dolciumi vari

Filed under: CTagged with:

Ciandèlle 

Ciandèlle s.f. = Pettegola

Tipicamente femminile, questo sostantivo descrive una popolana che fa abitualmente del gossip, arricchito, abbellito e adattato per curiosare e deridere una vicina, una conoscente, ecc.

È detta anche, rafforzativamente ciandèlle de stréte = pettegola da strada, perché sta poco in casa, intenta com’è a rapportare e riferire alle sue comari consimili tutti i fatti accaduti, rivisitati o addirittura inventati.

In quest´ultimo caso di tratta di (clicca→) zingramjinte, ossia azioni da zingre, (= zingari persone ritenute inaffidabili), passibili di denuncia per calunnia.

La ciandèlle spesso è litigiosa quando qualcuno la contesta. Allora non disdegna di regolare immediatamente i conti, proprio per strada, ricorrendo alle maniere forti e, perché no, a zuffe. Clicca su→ dellìrje de la Luciüje

Al maschile si dice rócche-rócche ( con la “ó” stretta, pronunciata quasi u).  Un suono onomatopeico che imita il garrire dei piccioni, insistente e noioso.
Un po´come il napoletano inciucio  che imita il ciu-ciu dei passeracei e che significa ugualmente pettegolio.
Per completezza linguistica, al femminile i napoletani usano ‘nciucessa (pettegola professionale (!)… con desinenza -essa, come dottoressa, professoressa, ecc…) o capèra (pettinatrice a domicilio notoriamente apportatrice di pettegolezzi).

Filed under: CTagged with:

Ciamaruchèlle

Ciamaruchèlle s.f. = Chiocciole giovani.

Si tratta di giovani chiocciole, generalmente biancastre, che si trovano a migliaia lungo le strade di campagna a fine estate.

Vengono chiamate Ciamaruchèlle, per distinguerle, data la minore dimensione, dalle ciamarüche (←clicca) adulte.

Generalmente si lessano e si condiscono con aceto e foglie di menta piperita fresca (‘a mènte ‘i ciamaruchèlle) in una specie di fresca insalata estiva..

 

maruzzellerosse2-800x600 (400x300)Esistono con lo stesso nome le lumachine di mare, da non confondere cono con i cazzecómbre,(←clicca) che sono immangiabili, o con i curlicchi (←clicca) da cui invece si ottiene un delizioso intingolo.

I Napoletani le chiamano maruzzelle (Nassarius mutabilis), altrove tombolini, nassa, bombolini.

Filed under: CTagged with:

Ciamarüche 

Ciamarüche s.f. = Chiocciola
Mollusco (Helix aspersa vermiculata o ) dotato di una grossa conchiglia a spirale, corpo allungato, viscido, strisciante sulla superficie ventrale, capo munito di antenne retrattili. Il guscio presenta una fascia marrone a spirale su campo bianco. È tipica dell’Italia meridionale: in altre regioni è chiamata “rigatella” per via delle righe bianco-brune a spirale.

Si raccolgono nei campi e si lasciano spurgare per una settimana. Successivamente si preparano con un sughetto all’aglio e pomodoro per condire le orecchiette con la rucola. Un piatto tipico di Manfredonia.

In Basilicata sono chiamate ‘cozze’, o ‘cozze di terra’. I raccoglitori di chiocciole sono detti ‘cozzari’, che è sinonimo di incivile, zotico, buzzurro.

Quando si raccolgono soggetti di dimensioni maggiori (come le famose escargots francesi) sono chiamate ‘i cervüne (Helix aspersa viridis). In Basilicata cape d’agghjone, grosse teste di aglio.

Filed under: CTagged with: