Mamàngele

Mamàngele s.f. = Lucertola

Lucertola Comune (Podarcis siculus) piccolo rettile terrestre dalla testa appiattita, lunga coda, zampe corte e lingua bifida; ama i luoghi aridi e soleggiati e si nutre di insetti e di vermi.

Quelle che non hanno raggiunto l’età adulta, e quindi di dimensioni ridotte, sono chiamate mangiulècchje, o con linguaggio fanciullesco mamangiulècchje.

Sono innocue per le persone.

Si vociferava che i frequenti incendi dei campi di grano non ancora raccolto erano cusati per vendetta da non ben identificati “terrazzani”, i quali si servivano di lucertole sulla cui coda legavano uno zolfanello. Una volta liberate esse si andavano a rifugiare nei campi. Il sole faceva il resto.
La vendetta era rivolta contro quei padroni che non permettevano loro di spigolare, perché temevano che i terrazzani spigolavano nel campo non ancora mietuto.    Io credo che non sia vero.

Sono portato a pensare che l’ammontare del risarcimento ottenuto dalle compagnie di assicurazioni compensasse l’annata che prometteva scarso raccolto.
Quindi l’incendio era doloso, una vera e propria truffa dei coltivatori a danno dell’Assicurazione.
Non c’entravano nulla né i terrazzani, nè tantomeno le povere lucertole.

Il caro Prof. Michele Ciliberti – che ringrazio di cuore – mi ha fornito una bella spiegazione sull’etimo di “mamàngele“:

«La maggior parte degli studiosi ha individuato l’origine e l’etimologia della parola dialettale “mamàngele” (lucertola) nelle sue stesse parti costitutive e cioè: “mamma” e “angelo”. Io, francamente, non sono di questo avviso, poiché non vedo alcuna attinenza tra il legame delle due componenti e il significato denotato dal termine stesso “mamàngele”, pur riconoscendo che ogni mamma è angelo nella propria casa, ma questa è un’altra storia.

Sicuramente la prima parte della parola non è “mamma” ma “maimon” che nelle lingue arabe e semitiche ha significato di “essere diabolico” ossia “diavolo”, quindi il significato di “mamàngele” sarebbe “diavolo-angelo”. In che senso, però? Nell’eterna lotta tra il bene e il male, il primo è rappresentato da un angelo (Michele), il secondo dal diavolo o da un drago o da un “sauro” generico. “Sàuros” in greco significa “lucertola” (dinosauro da “déinos sàuros” significa “lucertola terribile”).
Data la dimensione e l’innocuità, questo grazioso e onnipresente animaletto non potrebbe mai rappresentare il male, per cui al significato della prima parte del nome (“essere diabolico”, poiché nelle sue piccole dimensioni somiglia a un drago) si è voluto aggiungere quello di bene, cioè di “angelo”, in modo da mitigare o equilibrare il significato negativo.

Noi, da bambini, andavamo a caccia di “mamàngele” con lo stelo dell’avena selvatica, alla cui estremità veniva fatto un cappio e bisognava cercare di far passare dentro l’animaletto e subito tirare in modo che rimanesse prigioniero. Qualcuno si divertiva pure a mettere in bocca alla “mamàngele”, così catturata, del tabacco. L’animaletto ubriaco faceva strani movimenti o balli, facendo divertire gli ignari seviziatori.»
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