Chi è abbiente, mangia e chi è misero mangia e beve.
Una botta di ottimismo? Il proverbi illustra una situazione attuale.
Colui che è ricco, non soffre la fame. Ma colui che versa in stato di necessità aguzza l’ingegno, escogita un modo, prova mille sotterfugi, maneggia, inventa, architetta mini imbrogli, si indebita, insomma trova la maniera di mangiare ugualmente e anche di bere, ossia si concede qualcosa di più del “semplice” ricco.
Grazie al lettore Enzo Renato per il prezioso suggerimento.
Il proverbio è un po’ troppo lungo. Lo trascrivo interamente qui sotto:
Chi töne fìgghje fèmmene
nen pöte düce ca l’ate so’ putténe.
Chi töne fìgghje màscule
nen pöte düce ca l’ate so’ mariùle.
Ossia: Chi ha figlie femmine non può dire che le altre sono prostitute. Chi ha figli maschi non può dire che gli altri sono ladri.
È un invito a non tranciare giudizi avventati sugli altri. Le stesse cose possono succedere anche ai nostri figli. Nessuna donna vuole fare la prostituta e nessun uomo il ladro o il detenuto. Sono le traversie della vita che possono abbattersi su chiunque.
Ho risentito recentemente questo detto. L’ultimo verso riferito ai figli maschi è un po’ diverso, e dice: nen pöte düce ca l’ate so’ chernüte = non può dire che gli altri sono cornuti.
Chi te völe méle, te fé parì ‘u cüle da sotte a sètte cammüse
Ci ti vuole male ti scopre il culo anche da sotto a sette camicie.
Hai voglia tu a coprire (figuratamente) con cura le tue grazie!
Chi ti vuole male è capace di fare malignamente una ricerca talmente accurata e a fondo che qlcs scopre sempre: difficilmente qualcuno si salva da costui.
Alla lettera: chi sta alla (propria) casa, buona fortuna gli entra. In italiano un po’ più corretto: “Chi resta in casa propria, guadagna buona fortuna”.
Ossia non si espone a pericoli: aggressioni, tumulti, piovaschi, litigi, incidenti, borseggi, cadute, ecc.
Quindi, per prudenza, sarebbe meglio rimanere tappati in casa. Troppo riduttivo e pessimista.
Ovviamente veniva enunciato a posteriori, ossia a disgrazia avvenuta, da qualcuno lì presente, al posto di esprimere parole di conforto, con significato di: “Avresti fatto bene a rimanere in casa!”….
Una specie di rimprovero/beffa. Il malcapitato, se ancora lucido, lo avrà mandato quel paese.
Questo proverbio è decisamente contraddittorio con quell’altro che dice: chi jì fèsse, stèsse alla chése.
Esiste la variante finale….. “böna jurnéte li trése” = guadagna una giornata, intesa come compenso di lavoro. Questo è riferito alle donzelle, che si applicherebbero alle faccende di casa invece di andare scussiànne!
Ringrazio il lettore Roberto Trotta per avermi dato lo spunto a redigere questo post.
Questo proverbio suggerisce di non andare troppo per il risparmio perché la qualità peggiora, e poi si è corstretti a comprare un’altro oggetto che rimpiazzi il primo, malfunzionante a causa della sua pessima qualità.
Quindi spende due volte. Nessuno regala niente.
Mia nonna diceva, con lo stesso significato: Chi sparàgne spènne = Chi risparmia spende