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Vi-vì

Vi-vì avv. = mantenere gelosamente qualcosa, custodire, reggere, aver cura di

Un’espressione simpatica che va sparendo.

Ha viste che bella giacchètte ca t’hanne rjaléte? Mò tinatìlle vi-vì! = Ha visto che bella giacchetta che ti hanno regalato? Adesso tienila con cura!

Ca ‘stu cacciunìlle lu tènghe vi-vì! = Perché questo cagnolino lo copro di attenzioni.

Töne quèdda màchene vi-vì = Ha molta cura per quell’auto.

Potrebbe significare “in bella vista” se si tratta di un oggetto, o “vivo-vivo” o “attivo” se si tratta di una animale da compagnia. cioè amato, accudito. Ma queste sono solo mie ipotesi, senza alcun riscontro etimologico.
Anche a Cerignola usano la locuzione “teneje vi-vì” definendola “tenere da conto come un tesoro da vedere e non toccare”.” (voce tratta dal «Dizionario dialettale cerignolano etimologico e fraseologico»-Cerignola 1994-Centro Regionale di Servizi Educativi e Culturali)

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Attandüne (all’)

Attandüne (all’) avv. = A tentoni, alla cieca

Si usa l’avverbio “all’attandüne” per indicare l’avanzamento al buio, tastando con i piedi o con un bastone il terreno o lo spazio davanti a sé per accertarsi dell’assenza di ostacoli.

In italiano si dice “camminare tentoni (o a tentoni)” oppure “camminare testoni” ed è usato, anche in senso figurato, come sostituto del bel sinonimo “brancolare”.

In dialetto l’avverbio deriva da (clicca—>) attandé = tastare, toccare

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Arröte

Arröte avv. = Di nuovo, ancora una volta, nuovamente, daccapo.

Si usa ancora questo avverbio?

Ricordo che veniva pronunciato da chi, dopo aver esortato qualcuno a smettere di compiere un’azione, magari un po’ tediosa, la vede rifare daccapo, quasi a dispetto.

Ad esempio: se una mamma, dopo aver faticosamente zittito il suo frugoletto che frignava con richieste esose, lo sentiva lagnarsi nuovamente, inevitabilmente avrebbe esclamato: « Arröte!» = Ancora! [ti avevo detto di smetterla, e tu ricomii!].

Il prof.Michele Ciliberti, che ringrazio pubblicamente, suggerisce che arröte  deriva dal latino “Ab retro”, cioè nuovamente, ancora.

 

 

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Veramènde

Veramènde avv. Davvero.

Veramènde, o alla bórje? = Davvero o per burla?

Domanda rivolta a qlcn per accertarsi se dice o agisce sul serio o per scherzo, per burla.

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Umenüne (alla)

Umenüne (alla) avv. = Maschilmente, virilmente

Questo avverbio è usato solo in sartoria per indicare, per esempio il modo di abbottonare la giacca, o il tipo di manica, ecc.

A ‘sta giàcche l’ha da fé ‘u còlle all’umenüne = A questa giacca devi confezionare il colletto alla maniera maschile.

Ritengo che avendo sentito il termine femminile, i popolani abbiano coniato  quale corrispettivo di maschile l’agg umenüne.

Infatti il biniomio è fèmmene e jùmene

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Uì avv. = Ecco

Avverbio dimostrativo:

-per indicare, mostrare qcn. o qcs.; Uì cóste jì Giuànne! = Ecco questo è Giovanni.

-per indicare la presenza o il comparire di qcn. o di qcs.atteso, o improvviso e inaspettato; Uì j’ assüte ‘u söle = Ecco -(lo vedi?), è sorto il sole. Mammà, uì mo’ vöne!= Mamma, lo vedi, ora arriva.

-nel dare, nel porgere qcs. Uì, quìste so’ i medecjüne! = Ecco, questi sono i farmaci.

Potrebbe essere la sintesi, come spesso avviene nel nostro dialetto, di “lo vedi”: difatti al femminile fa  Avì = La vedi? e al plurale Ivì = Li vedi?, Le vedi? (eccola, eccoli, eccole).

Avì addica sté ‘a Giannètte = Eccola dov’è la smorfiosetta.

Ivì i stùdeche, nen sapene fé i sèrje! = Eccoli gli stupidi, non sono capaci di essere seri

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Tanne

Tanne avv. = Allora.

In quel preciso momento; in quel tempo determinato, passato o futuro.

L’avverbio tanne è usato in tutta l’Italia meridionale. Talvolta arricchita di sfumature, ma sempre riferito ad un periodo temporale già trascorso.

La locuzione tanne-tanne o anche tanne stèsse, o tanne-pe-tanne,  significa seduta stante, immediatamente, in quello stesso momento..

Si usa anche zìcche tanne = proprio in quel momento. Come dire che accade qualcosa di inaspettato mentre se ne sta compiendo un’altra.

Sono sorpreso di scoprire i legami fra il termine tanne  con il latino tandem, l’inglese then (nel senso di at that time=a quel tempo), il tedesco dann, il sardo tandə e il corso tandu.

Tanna-tanne (←clicca) significa in un tempo passato ormai troppo lontano.

Le nonne quando raccontavano delle favole ai loro nipotini, iniziavano – come si conviene – con il “c’era una volta” , ma spesso in un modo un po’ burlesco:
“Stöve ‘na vòlte, tanna-tanne, quanne ‘ ciócce stöve cacànne…” = C’era una volta, tantissimo tempo fa, quando il ciuco stava cacando,….

Una rima improvvisata niente affatto divertente per i frugoletti che si aspettavano una favola vera, che poi veniva raccontata ugualmente dopo un attimo di smarrimento!

Il Prof. Michele Ciliberti, c he ringrazio sentitamente, mi ha fornito l’etimo di “tanne”: Avverbio di tempo, dal tardo latino “tandem” con significato di “allora”, in contrapposizione a “mò”, da “modus” cioè “ora”, “adesso”.

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Süne

Süne avv. = Sì, ma sì

Si usa come risposta affermativa diretta a una domanda o richiesta. Ha un tono abbastanza spazientito perché poco prima si era dato un’altra volta lo stesso consenso.

-Papà, m’à da purté a mére?
-Sì
 = – Babbo, mi devi portare a mare? – Sì.

-Mo ca fenèsce, jème a mére? -Sì! = Appena avrò finito andremo al mare? – Sì.

-Ma veramènde me pùrte a mére? Süne!!!= Ma davvero mi porti al mare? – ma sì!!!! (ma ti ho appena detto di sì!).

Gli Abruzzesi dicono. con la stessa intensità: scine!; i Ciociari e sine!.

Ovviamente esiste il contrario: nöne o anche nöme.

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Sottasöpe

Sottasöpe avv. = Sottosopra

1) sottasöpe = con la parte di sopra messa sotto, capovolto, alla rovescia.

2) sottasöpe = in grande disordine e scompiglio, a soqquadro.

I marjùle m’hanne mìsse ‘a chése sottasöpe = I ladri mi hanno messo la casa a soqquadro.

Me sènde ‘u stòmeche sottasöpe = Ho lo stomaco in disordine

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Söpe

Söpe avv. = Sopra, su,

In posizione superiore o sovrastante rispetto a qcs; indica la posizione di un oggetto posto su una base o un sostegno.

So’ nghjanéte söpe a caste, ma tóje te ne jive già jüte = Sono salito su a casa tua, ma tu te ne eri già andato.

Appùgge ‘u libbre sope a sègge = Appoggia il libro sopra la sedia.

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