Škanéte s.f. = Pagnotta
Impastare il pane si dice tembré.
Spezzarne delle parti per dividere la massa cruda dicesi škané ‘u péne (dal latino explanare ), ossia spianare la pasta lievitata per fare le forme di pane.
Quindi il termine škanéte significa letteralmente spezzata, tagliata.
Il termine “scanata” è usato anche in Sicilia, in Campania, in Basilicata e in Calabria.
La škanatèlle una una pagnotta di pane più piccola, del peso fino a un chilo. Un po’ per volta si è passati a dire pagnuttèlle.
Quelle “normali” arrivavano a pesare anche fino quattro kg. In casa si impastava una massa enorme (anche di dieci kg) di farina, perché il pane era la base principale dell’alimentazione delle famiglie numerose.
Dalla pasta si ricavavano le varie pagnotte, 3 o 4. tagliandole, senza usare coltelli, ma mozzandole con le mani. Si riteneva che il freddo della lama potesse bloccare la lievitazione.
Non esistevano forni domestici, e per la cottura – anche di scavetatjille, rjanéte, puperéte, ecc. – si ricorreva al forno pubblico alimentato a legna (Sfaìlle, Zappetèlle, Grasso, Ze Züje, Gambardella ed altri…)
Mi ricordo che, prima di introdurre il pane, quando il forno era ancora in fase di riscaldamento, vi si cuocevano il “Tortanello” (una sorta di ciambellone di pasta di pane) e la “Pizza alla vampa” (focaccia semplice con pomodori olio e origano) che richiedevano pochissimo tempo di cottura.
Il rito della panificazione domestica ci permetteva di gustare queste squisitezze molto prima dell’arrivo del pane . Era un graditissimo… effetto collaterale.
In alcuni paesi dell’interno garganico, prima di infornare il pane, per provare se il forno era giunto a temperatura giusta, di poneva a cuocere un po’ di pasta lievitata. Si otteneva una specie di panino a ciabatta, detto ‘u perruzze o anche ‘a papòsce. Questo termine designa ora una specialità offerta nei menu delle pizzerie locali.
Era un versatile vaso in terracotta, piuttosto grande.
Se disgraziatamente il recipiente si rompeva, si ricorreva all’arte dell’ambulante conza-pjàtte.
Seppia (Sepia officinalis ). Mollusco cefalopode con il corpo è ovale, circondato da una pinna a nastro.
Ora andate a vedere il Monumenti ai Caduti davanti al Castello, realizzato dallo scultore foggiano Baniamino Natola (1887-1972).
La sàssola o sèssola è quella grossa cucchiaia rettangolare, in legno o plastica, che serve a svuotare le imbarcazioni dall’acqua.
Elemento di sostegno, usato in edilizia per puntellare una parete, quindi una superficie verticale. Generalmente sono di legno e vengono sagomate a seconda della necessità (come nella foto).
Per sorreggere i solai, quindi piani orizzontali, attualmente sono usati puntelli metallici tubolari telescopici, cioè estensibili a cannocchiale, per adattarli all’altezza voluta.
Non è, nella traduzione letterale, certamente la “sedia a vento”, che non significa nulla.