Tag: sostantivo femminile

Mesüre

Mesüre s.f. = Misura, misurazione.

Il termine indica l’insieme delle dimensioni (lunghezza, larghezza, ecc.) di un oggetto, o la misurazione, per esempio, che il sarto ci prende per confezionare un abito.

Stamatüne ‘u sarte me pìgghje ‘a prüma mesüre = Stamane il sarto mi prende la prima misura.

Il termine mesüre una volta indicava il volume di 100 ml di liquidi.
Come sinonimo si usava anche dire mjizze quinde = mezzo quinto (la metà di 1/5, dato che 1/5 di litro corrisponde a 200 ml).

Lelü’, va’ccatte ‘na mesüra d’ùgghje. = Lilino, va a comprare 100 grammi di olio.

Il suo sottomultiplo era ‘a mèzza mesüre o ‘u mesurjille = mezza misura o misurino equivalente a 50 grammi.

Il multiplo, pari a 200 ml, è chiamato ‘u quìnde = il quinto (di litro)

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Mestetöre

Mestetöre s.f.= Federa

Sacchetto di tela, munito di bottoni o di laccetti usato per ricoprire il guanciale.

L’origine del termine è “vestire” o “rivestire”= che veste, che ricopre come una veste. Sarebbe un termine come “vestitore” ma al femminile.

I nostri nonni nel periodo di carnevale da una federa piegata a metà con gli angoli accavallati all’interno, riuscivano ad ottenere un improvvisato cappuccio fratesco, che si ponevano sul capo per una estemporanea mascherata, completata da una lunga e spessa sottoveste sottratta alla nonna.

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Mennózze

Mennózze s.f. = mammella

Organo ghiandolare proprio dei mammiferi, molto sviluppato nelle femmine; dopo il parto secerne il latte necessario al nutrimento della prole nei primi mesi di vita.

Ovviamente citato al plurale: ‘i mennózze

Inoltre questo termine anatomico indica anche le ovaie delle seppie, usate nel ripieno quando si cucinano con il sugo, fritte o a rijanéte (i sicce chjiöne = le seppie ripiene).

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Mènele-atterréte

Mènele-atterréte s.f. = Croccantini di mandorle.

Sono dei dolcetti che si preparano in casa, difficilmente verranno prodotti industrialmente.

Praticamente le mandorle sgusciate e tostate vanno passate nello zuchero caramellato, divise a mucchietti e lasciati raffreddare.

Per poterli gustare occorre avere denti robusti e colesterolo basso.

Atterrati, perché? Non perché sono “aeroplani” che atterrano!!

Presumo che l’aggettivo atterréte sia stato coniato per l’aspetto assunto dai semi di mandorla nello zucchero rappreso, bruno e talvolta opaco, come il terreno agricolo. Quindi mandorle interrate.

Attendo da voi una versione più plausibile della mia, se la conoscete, così la inserisco in questa pagina.

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Mènele 

Mènele s.f. = Mandorla

Il mandorlo (Amygdalus communis) è una pianta originaria della Grecia, introdotta dai Fenici in Sicilia, si è diffusa in tutti i Paesi del Mediterraneo.

Si suddivide in tre sottospecie di interesse frutticolo:

Amygdalus communis sativa, con seme dolce ed endocarpo duro = mènele tòste, usate in pasticceria e nell’industria dolciaria;
Amygdalus communis amara, con seme amaro per la presenza di amigdalina = mènele jamére, velenose, usate prevalentemente per estrarne l’olio usato in cosmesi;
Amygdalus communis fragilis, con seme dolce ed endocarpo fragile, usate abbrustolite come frutta secca da tavola = mènele muddèsche.

Basta, se no mi cresce il livello di colesterolo nel sangue.

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Mènde-‘i-ciamaruchèlle

Mènde-‘i-ciamaruchèlle s.f. = Nepitella,  Mentuccia, Mentastro verde

Pianta erbacea aromatica perenne della famiglia delle Labiateae (Calamintha nepeta detta anche Mentha viridis) , con fiori a spiga bianchi o rossi e foglie ovali seghettate.

Per il suo sapore molto intenso, è usata dalle industrie dolciarie nella preparazione di caramelle, sciroppi e molti liquori.

Proprietà terapeutiche: digestive, stimolanti, espettoranti, antispasmodiche.  Per uso esterno, come deodorante e antisettico del cavo orale.

A Manfredonia trova  impiego in gastronomia: è usata quasi unicamente per aromatizzare le chioccioline lessate in acqua e aceto e condite, in una sorta di insalata, con olio e mentuccia.

Perciò il suo nome, che alla lettera significa “menta delle lumachette”, è strettamente legato a ciamaruchèlle = lumachine, giovani chiocciole.
In tempi più recenti si è allargato il ventaglio degli impieghi (con zucchine, o con ortaggi vari).

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Melòcche

Melòcche s.f. = Pastone, alimento stracotto, colloso

Si tratta specificamente di riso o di pasta alimentare passati di cottura, o per distrazione, o per imperizia, o per cattiva qualità dell’alimento.

Quando il “primo” viene posto nel piatto sembra un ammasso molle, colloso, appiccicoso, attaccaticcio. Insomma ‘na melòcche!

Mangiatìlle mò, se no addevènde a melòcche = Mangiatela ora, altrimenti diventa (come) un pastone

Rosè,  questa paste assemègghje a ‘na melòcche (oppure jì ‘na melòcche) = Rosella, questa pasta sembra (oppure è) un impiastro colloso,

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Melìzzje

Melìzzje s.f. = Polizia stradale

Il nome mi è rimasto nelle orecchie fino agli anni ’60. Deriva dalla denominazione fascista di “Milizia stradale” (Milizia, da Militi: addetti al controllo del traffico lungo le strade statali).

Temutissima per l’intransigenza dimostrata dagli Agenti nell’applicare meticolosamente il Codice stradale. Se qlcu non osservava le norme di circolazione faceva i conti con questi incorruttibili e solerti funzionari, pronti a fare la contravenzjöne = la multa o ‘u verbéle = il verbale di conciliazione.

Non avevo la patente a quell’epoca, non dovevo temere nulla: eppure la pattuglia mi impressionava ugualmente, con la coppia delle rombanti motociclette Gilera 500.

Sté ‘a melìzzje! = C’è la polizia stradale (di pattuglia)!

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Méleppègge

Méleppègge s.m. = Mannaia

martelli.È ammessa anche la dizione male-e-ppègge o anche, tutta insieme malèppègge.

È un arnese del muratore, una specie di ascia bipenne snella e con i due tagli. Uno dei tagli è parallelo alla direzione del manico, come quello dell’accetta, e l’altro di traverso, come quello della zappa.

Utilissimo nel modellare i conci di tufo e adattarli all’uso. Ruotandolo di 180° si dispone immediatamente di un taglio dritto o traverso.

Ho chiesto a un Mastro muratore perché questa piccozza è chiamata così. La risposta è stata divertente: siccome l’arnese è tagliente, se non si sta attenti a maneggiarlo,  una marra può far male, e dall’altra…può far di peggio!

Infatti l’oggetto è taglientissimo e la traduzione letterale è “male-e-peggio”.

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