Jatta-mascjére o anche solo Mascjére s.f. = Strega
Donna che, secondo un’antica superstizione popolare, era dotata di poteri malefici derivanti dai suoi rapporti con il demonio.
Mascjére= maga, che compie magie
Mia nonna, classe 1876, spiegò perché si diceva jatta-mascjére.
C’era una strega che per intrufolarsi nella casa di un sarto, si tramutò in gatto e passò per la gattaiola.
Costui, per scacciarla di casa, le lanciò dietro la mezza-škanéte = “mezza-pagnotta” di legno, centrandola in pieno.
Il giorno dopo incontrò per strada una sua conoscente che si lamentava, tutta piena di dolori, e lo fissava con lo sguardo truce.
Da ciò il sarto capì che proprio lei, in veste di gatto, fu il bersaglio del suo lancio.
La mezza-škanéte era un pesante semicerchio di legno dal diametro di 50 cm. e spesso 10 cm, usato come ausilio dai sarti per stirare le parti difficili di maniche di giacca.
I ragazzi di oggi usano il termine sdröje per designare la strega.
Recipiente di legno a fondo piatto, composto da doghe, di cui due sporgono in alto e sono forate per permettere l’inserimento di un bastone o di una corda al fine di facilitarne il trasporto.
Utensile da cucina di metallo, munito di fori dai bordi sporgenti. Ora lo fanno tutte di acciaio inossidabile. Ai tempi dell’antica Roma (ne hanno reperite negli Scavi di Pompei) quando non era stato trovato il procedimento per ottenere l’utilissimo inox, erano di lamina di ferro o di bronzo.
Quella chiamata “Barese” è rotonda, inserita in una specie di tegame senza manici dove si raccolgono gli alimenti grattugiati.