Genuöse s.f. = Pietanza alla Genovese
Pietanza o intingolo con carne di vitello, molte cipolle affettate, prezzemolo, olio e sale.
La ricetta ha questo nome, ma non perché di origine genovese (come il ragù alla bolognese perché originario di Bologna).
Qualcuno afferma che è di sicura origine napoletana, o quanto meno meridionale.
Ho trovato nel web varie ipotesi sull’origine del nome “genovese”. Se siete curiosi, cliccate qui.
Le nostre antenate, che non disponevano sempre di carne, hanno adattata la “Genovese” alle seppie, decisamente più accessibili dalle nostre parti, e anche a buon prezzo (fino a pochi anni fa).
Sìcce a genuöse = Seppie alla genovese (gnam), da mangiare come pietanza o come condimento agli spaghetti, in un gustosissimo piatto unico.
Dirò che tale variante ha esaltato ancor di più il profumo e il gusto della pietanza. Con buona pace dei Genovesi.
Le nostre mamme riuscivano a preparare intingoli con i pochi ingredienti di cui disponevano. La loro fantasia abbinava semplicità, gusto e genuinità
Grossa giara, quasi senza collo, dalla capacità di oltre 40 litri il cui nome deriva dal greco efesinon.
Contenitore metallico cilindrico a due piani, munito di due maniglie.
Piccolo oggetto di vario materiale, spec. a forma di dischetto, generalmente con fori al centro, che, cucito a un lembo di stoffa e inserito in un occhiello, serve a chiudere un indumento, un capo di biancheria (giacca, camicia, pantaloni, federe dei guanciali), e può essere usato anche solo come guarnizione.
Arnese per lanciare sassi costituito da una forcella di legno, ricavata da un ramo biforcuto, a forma di Y.
Fino agli anni ’50 La fucina era molto ampia perché doveva sorreggere un mantice mastodontico azionato con un pedale. Poi fu adottato una specie di ventilatore a manovella che convogliava aria a getto forzato e continuo sotto i carboni accesi. Ciò consentiva al metallo, posto in mezzo al fuoco, di arroventarsi più rapidamente e con meno fatica.