Tag: sostantivo femminile

Bomméce 

Bomméce s.f. = Filo ritorto

Il termine bomméce può far pensare a bambagia. Invece si tratta di filo di cotone ritorto alla grossa.

Era venduto  a matasse di varie colorazioni, e veniva usato dalle magliaie per lavorarlo a macchina, e dalle nostre nonne per sferruzzare e ricavarne calzettoni.

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Bendèlle

Bendèlle s.f. = Metro a bindella

 

La bendèlle (da benda, striscia, nastro) è quella striscia di tela plastificata, segnata con tante tacche distanziate di un cm, lunga 20 m, avvolta a rotella in una custodia di cuoio, provvista di manovella per il richiamo.

Usata prevalentemente in edilizia per misurazioni manuali estese.

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Bascóglje

Bascóglje s.f. = Bilancia a bàscula

Bilancia per merci molto dotata di ampio piano di carico e sbarra graduata. Quella della foto è spostabile, ed ha una portata di massima 200 kg per pesata

In pratica, ha lo stesso principio fisico della stadera, solo che invece che per sollevamento, il peso viene determinato per gravità che sposta il piano di pesa in giù.
Mediante un sistema di leveraggio la merce posta sul piano fa sollevare il braccio oscillante graduato. Scorrendo il ‘romano’ a forma di botticella fino ad ottenerne l’equilibrio, si centra la tacca e si riscontra il peso.

Lo stesso accade con la “pesa” per gli autotreni (bilancia fissa a ponte modulare), detta erroneamente “bilico”

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Babbósce

Babbósce s.f. = Babbuccia, ciabatta

Pantofola morbida e leggera, chiusa anche nella parte posteriore. È una calzatura usata principalmente dalle donne e solo in casa. Per uscire ricorrono alle scarpe o agli stivali o ai sandali, a seconda della stagione.

Le babbósce chiuse, come da foto, vengono usate generalmente dalle persone anziane e solo d’inverno perché tengono caldi i piedi.
Quelle aperte, estive, si chiamano al maschile ‘i chjanjille = ciabatte o pianelle, perché senza alcun cenno di tacco.

Simpaticamente ‘u chjanjille era oggetto di lancio verso i frugoletti troppo vivaci e fuori dalla portata di un affettuoso ceffone educativo. Il bello era che dopo il lancio di una precisione incredibile, la montessoriana mammina pretendeva che il colpito le riportassero indietro la ciabatta usata come proiettile!

Il termine babbósce è ormai in declino. Esso deriva dall’arabo babush passato attraverso lo spagnolo babucha e il francese babouche.

Stranamente, con suono molto simile,  è un vocabolo usato anche in Romania (papuči), Croazia  (papuče), Serbia (папучa=papuča).

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Bèlla ‘ndeniške (La)

Bella ‘ndeniške (‘a) s.f. = La bella odalisca

Negli anni ’30 la Mira Lanza lanciò la prima campagna pubblicitaria in Italia per la raccolta delle figurine a punti. Raggiunto un certo punteggio si aveva diritto ad un premio. Insomma un ingegnoso sistema di fidelizzazione tuttora in auge.
In quegli anni la Liebig e la Perugina-Buitoni avevano anch’esse sponsorizzate le loro figurine. Tutti ricordano l’introvabile ” feroce Saladino” della Perugina (vedi figura a lato)

Tra le varie figurine circolanti ce n’era una intitolata “La Bella Odalisca”. Siccome la descrizione è stata riportata “a orecchio” senza sapere bene di chi si trattasse, il fatto stesso che indicava una “bella” il pensiero associa a “bella-ggiòvene” intendendo una procace ragazza di facile abbordaggio.

Non c’è una spiegazione più plausibile.

Quindi la “Bella odalisca” diventa in dialetto presumo prima “‘a bèll’adelìsche” e poi ‘A bèlla ‘ndeniške.

Era usata dalle nostre nonne in modo canzonatorio: Avì, mo vöne ‘a bèlla ‘ndenìške = Eccola, ora viene la donna irresistibile, la bella fatalona.

Un po’ come quando paragonava qualcuna che si atteggiava in modo eccessivo alla (clicca→)Regina Caitù.

Ringrazio Tonia Trimigno per l’imbeccata recepita da sua madre, la lettrice Angela la Torre che si è premurata addirittura di interpellare il poeta Franco Pinto, e Franco Zerulo per la chicca finale delle figurine Mira Lanza.

Questa è la dimostrazione lampante di come funziona questa pagina. Grazie alla collaborazione di tutti.

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