Autore: tonino

Chjèppe

Chjèppe s.f. = bazza, cheppia alosa

1) Chjèppe = Alosa  (Alosa fallax o Alosa alosa, o Clupea alosa) Pesce marino dal ventre argenteo e dal dorso azzurro-verde, commestibile, presente nel Mediterraneo. Vive in banchi nelle acque costiere, si adatta anche alle acque salmastre o dolci.
Risale i corsi d’acqua nel periodo della riproduzione, dove è oggetto di pesca sportiva.
Pesce di lunga vita: può raggiungere anche i 25 anni (da Wikipedia).

Le sue carni generalmente non sono apprezzate perché molto spinose. Ma noi Manfredoniani troviamo il modo di renderle accettabili grazie alle nostre brave massaie che le preparano degnamente.

2) Chjèppe = Bazza. Mento molto prominente, allungato e sporgente. Esiste anche il soprannome Chjèppe, attribuito evidentemente a qualcuno dal mento protuberante.

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Chjàveche 

Chjàveche s.inv. e agg. = Chiavica

Il sostantivo femminile chjàveche indica la rete fognaria in genere e in particolare quella feritoia alla base del cordolo dei marciapiedi, una cateratta, per far defluire le acque piovane (o le cacche dei cani) direttamente nella fogna. Nelle giornate calde erano maleodoranti, per queste le hanno bonificate eliminandole.

In napoletano si chiamano “saettelle”: nei film i malviventi inseguiti in città vi buttavano la pistola per mostrare di essere “puliti” alla perquisizione della polizia.

Per estens.: Chiaveche s.inv. Persona brutta o spregevole (paragonata a una puzza insopportabile).
‘Nu chjàveche fetènde me stöve arrubbànne ‘a màchene = Un farabutto puzzone tentava di rubarmi l’automobile.

Quando qualcuno è stanco, spossato, dolorante dice: me sènde ‘na chjàveche = mi sento un cesso.

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Chjattìlle

Chjattìlle s.m. = Piattola

Insetto parassita (Pthirus pubis) che si annida e vive fra i peli del pube,

E’ una delle tre specie di pidocchi che vivono su altre parti del corpo umano, oltre al pidocchio del corpo (Pediculus humanus corporis) e il pidocchio del capo (Pediculus humanus capitis)

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Chjatteddózze

Chjatteddózze Sopr. = Rotondetto

Forma vezzeggiativa di chjattídde (chjattílle, nella modalità ingentilita), a sua volta derivante da chjàtte (piatto, detto di persona bassa e tarchiata). Soprannome attribuito ad un piccoletto che aveva una grande forza.

Testo inviatomi da Matteo Borgia – che ringrazio di cuore – e qui ricopiato integralmente.

Questo Matteo Borgia è l’autore di una divertente Commedia in dialetto manfredoniano ‘U mìzze prèvete già pubblicata in formato cartaceo e dopo anche in formato PDF con traduzione a fronte.

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Chjarüle

Chjarüle s.m. = Schiaritore

Qualcuno usa chiamarla anche chjaródde.

I due termini, se non vado errato, dovrebbero riferirsi a quella bottiglietta di olio che i cacciatori di favolli (’i pelöse, per capirci, i granchi) portano appesa a collo.

Con l’ausilio di una penna di gallina, spargono sulla superficie increspata del mare, qualche goccia di olio per chiarire l’acqua e per vedere meglio le tane quindi stanare le pelöse.

Quindi il termine potrebbe deriva da chiaro, chiarire. Oppure da ugghjiarüle = oliera

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Chjàrfe

Chjàrfe s.m. = Sputo

Espettorato, muco, sputo “grasso” e sostanzioso.

Quando frequentavo l’autoscuola ed ero infarcito di termini motoristici, avevo osservato che l’esecuzione del ‘chiarfo’ avvenisse, scientificamente, in quattro tempi, proprio come il motore a benzina: aspirazione, compressione, scoppio e scarico.

Non fate adesso le prove però…

Si usa spesso il suo sinonimo (clicca→) rarechéte.

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Chjarchjòlle 

agg. e s.f.= Loquace

Chjarchjòlle è un vezzeggiativo di chjachjerdöne.

Si riferisce ad una bimba loquace, chiacchierina, ciarliera. Bambina simpatica, accattivante.

Avì ca mò vöne ‘a puparèlla, ‘a chiarchjòlla nòste = Eccola che arriva, la bambolina, la ciarliera nostra.

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Chjanùzze 

Chjanùzze s.m. = Pialla

Attrezzo da falegname costituito da un largo scalpello incastrato obliquamente in un ceppo parallelepipedo, usato manualmente per spianare e lisciare le superfici asportando materiale.

Il sottile materiale asportato dicesi vambógghje = truciolo.  Usato come esca per accendere il fuoco perché brucia facilmente

Esistono chjanuzze  di varie dimensioni e con lama variamente sagomata per ottenere effetti svariati.

Quelle fisse, professionali. di grandi dimensioni, diconsi piallatrici. Il termine nuovo è reso in dialetto-simil-italiano piallatrüce.

Nota linguistica.
Il termine, data l’azione spianatrice dell’attrezzo, deriva dal latino planus.
Vi rammento che in dialetto molte parole che iniziano con pia- diventano chia- (pianura, piazza, piove = chjanüre,chjazze, chjöve).

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Chjanjille

Chjanjille s.m. e sopr. = Pianella

Pantofola con tacco basso o priva di tacco, che lascia scoperto il calcagno. Usata generalmente in casa dalle nostre mamme durante lo svolgimento delle faccende domestiche o in cucina.

Raramente uscivano di casa con le pianelle. D’estate per andare fuori di casa calzavano i sandali.

Talvolta era usata come arma da lancio per raggiungere i figli discoli che le sfuggivano. E ci azzeccavano!

Ho appena appreso che esiste anche un soprannome Chianjille forse dal lavoro che esercitava il capostipite di questa famiglia. Una specie di ciabattino che risuolava scarpe e fabbricava pianelle

 

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Chjangöne

Chjangöne s.m. e sop. = Ciottolo.

Grosso frammento di pietra, masso, macigno. Generalmento inteso come sasso da lancio, ma va bene anche come masso per edilizia adatto a preparare un vespaio di drenaggio nelle fondazioni.

Il soprannome Chjangöne deriva dal fatto che il soggetto era di conformazione massiccia e pesante, come una roccia.

Figuratamente una pietanza indigesta che fa “peso” nello stomaco viene paragonata ad un chjangöne = macigno. Il comico Nino Frassica l’ha efficacemente definita mappazza.

Da ragazzotti avevamo battezzato “a chjangöne” una specie di tuffo dalla banchina del faro del molo di levante.

Un tuffo senza alcuna pretesa di stile olimpionico, eseguito in tre fasi:
-rincorsa,
-lancio, con raggomitolamento (rannicchiandosi e stringendo con le braccia le proprie ginocchia unite sotto il mento) durante il volo,
splash finale, come se in acqua fosse caduto un macigno che ovviamente provocava l’innalzamento di una fragorosa colonna d’acqua.

Generalmente si entrava e si sprofondava di culo, quindi senza l’impatto doloroso della spanciata… Un tuffo molto facile e divertente: lo sapevamo fare tutti!

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