Tag: sostantivo maschile

Scemüse

Scemüse s..m. =Soprabito femminile

Si tratta di un indumento femminile piuttosto leggero e di semplice di fattura, in uso nelle mezze stagioni. Era dotato di colletto, maniche lunghe e abbottonatura sul davanti, come un lungo camicione.

Difatti il termine deriva dal francese chémisier, che significa proprio camicia, camicetta.

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Rumbamjinte

Rumbamjinte s.m. = rottura, seccatura, fastidio, disturbo.

In italiano esistono alcune locuzioni per questa situazione:
c’è quella pulita: “rottura di scatole”;
poi c’è quella più colorita “rottura di balle”;
infine quella triviale “rottura o rompimento di palle” (scusate).

Il dialetto usa “rottura” nella forma letteraria/arcaica di “rompimento”.
Il nostro sostantivo rumbamjinte (che rumbamjinte! ‘nu rumbamjinte!) da solo – per merito della nota capacità di sintesi del nostro dialetto – riesce ad esprimere anche quello che non si enuncia.
Non c’è bisogno di specificare compiutamente, anche se sottaciuto, che cosa va in rottura.
È ovvio, sottinteso, fatale.

Storiella finale.
Un impiegato imbranato, si rivolgeva attraverso il telefono con molta frequenza quotidianamente ad un suo collega per chiedere chiarimenti, ritocchi, consigli, procedure, ecc.
Questo collega, durante uno dei tanti martellamenti, lo blocca, e gli dice:
-«Aspetta! Hai un foglio? Prendi appunti!…. Scrivi in stampatello: “LA PITTURA”»
-«OK, l’ho scritto: e adesso?»
– «Adesso leggilo da destra verso sinistra!»

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Segghjózze

Segghjózze s.m. = singhiozzo, singulto

Va bene anche la pronuncia sugghjózze se preceduto dall’articolo determinativo singolare (‘u sugghjózze).

Il singhiozzo è la contrazione ripetuta e involontaria del diaframma. Il termine deriva dal latino “singultus”.

Ecco i rimedi della nonna (niente farmaci!) che erano semplici e funzionavano egregiamente:
1 – trattenere il fiato più a lungo possibile;
2 – provocare uno spavento nel paziente con un rumore improvviso o con un grido inaspettato;
3 – somministrare alcune gocce di limone direttamente sulla lingua;
4 – bere sette piccoli sorsi d’acqua consecutivi, senza intervalli, in apnea.

Quando non è di natura patologica il singhiozzo è provocato dallo stomaco troppo pieno che preme sul diaframma.

È l’evidente sintomo di sazietà.
Ecco un Detto recitato dalla mammina premurosa dopo un singhiozzo del suo poppante:
Sàzzje jì ‘u purcellózze, c’jì anghjüte ‘u vudeddózze = Sazio è il porcellino, si è riempito il budellino.

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Bècche-cecògne

Bècche-cecògne s.m. = pinzette a becco di cicogna

Si tratta di un accessorio per l’acconciatura dei capelli femminili, introdotto sul mercato a metà del secolo scorso in sostituzione delle forcine o dei ferrettini.
Sono di estrema praticità, in quanto si applicano numerosi sulle ciocche  o sui bigodini con movimento a pinza.
Generalmente sono di alluminio o di plastica colorata, quindi non attaccati da ruggine. Esistono anche quelli di acciaio inox e a doppia punta per uso professionale.

Ovviamente i bècche-cecogne vengono usate solo in ambiente domestico per fissare le ciocche dopo lo shampoo in modo che, con una spruzzatina di lacca assumano la forma voluta.

Quando le donzelle escono di casa se le cavano scupolosamente.
Guai a lasciarne solo una! È un grave segno di sciatteria (nziamé!)

Ringrazio l’amico Matteo Borgia per l’imbeccata.

 

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Vótta-vótte

Vótta-vótte s.m. = Pigia-pigia, ressa, calca, affollamento.

Come variante si usa spesso la locuzione: «vótta tó e vòtte jü.» = spingi tu e spingo io. Una autentica rappresentazione sceneggiata del movimento della massa.

In tempi di Coviid19 è assolutamente sconsigliabile cacciarsi in situazioni di assembramento!

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Ngenagghje

Ngenagghje s.m. = inguine

Etimologicamente deriva dal latino inguinalem.

Esiste anche un sinonimo, decisamente più antico «ìgghje», per indicare le attaccature anteriori delle gambe al tronco. ossia la piegatura della coscia al basso ventre.

Talora la parte è dolorante a seguito di grave affaticamento.

Me dòlene ‘i ‘ngenagghje = ho dolore (bilaterale) agli inguini

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Purtungiüne

Purtungiüne s.m. = Portoncino

Quando costruivano le abitazioni solo piano terra, quelle con volta a cupola, generalmente un mono-vano di metri 5 per 5 a intervalli c’era un locale di dimensioni ridotte (m 5 x 3) in previsione di futura sopraelevazione, in modo da poterlo adibire a vano scale.
Nel frattempo venivano locate come mini abitazione a coppie senza figli: letto, tavolo, angolo cottura e angolo gabinetto. Niente acqua corrente. Talvolta era comunicante con la “casa” adiacente (chése e purtungiüne) per famiglie con prole.

Ovviamente con purtungiüne si intendeva anche il portone di accesso al piano superiore. Quando si bussava col picchiotto (‘u battènte) il portoncino veniva aperto manualmente dal primo piano mediante una funicella che sbloccava il chiavistello.

La Foto (tratta da Google maps) ritrae il portoncino uso scale esistente al Corso, proprio alla sinistra della Farmacia Murgo.

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Attrasséte

Attrasséte s.m. = Arretrato

Deriva dallo spagnolo atrasar = ritardare.

Riferito specificamente a somme dovute o liquidate con ritardo.

Tènghe da pajé angöre tre müse d’attrasséte = Devo pagare ancora tre mesi (di pigione) d’arretrato.

Il termine è desueto. I giovani di oggi che hanno tutti frequentato la scuola dell’obbligo, usano il simil-italiano “arretréte

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Jazze

Jazze s.m. = ovile, addiaccio, recinto per pecore

Il termine, per effetto della transumanza, è diffuso in tutta la Daunia e nella Basilicata settentrionale.

Deriva dal latino adiacére = giacere accanto. Questo verbo è all’origine anche del sostantivo “addiaccio”.

Altri riconducono la derivazione, sempre dal latino, al sostantivo jacium = giaciglio

Un Detto di Bovino, ma similmente diffuso anche nel Melfese e nel Materano recita:
Chi jè figlie de bbuòna razza tòrne sèmbe a lu jazze. = Chi è figlio di buona razza torna sempre a casa sua.
In questo caso non parliamo di recinto di pecore ma di “casa” nel senso inglese di home, cioè di familiarità, affetto, accoglienza.

A Matera esiste un’attrazione turistica sulla Murgia chiamata «Jazzo Gattini», che è un antico ovile del XIX secolo completamente ristrutturato.

Da non confondere con jazz, il notissimo genere musicale, la cui pronuncia è “giaas”, e nemmeno con jazzebbande (clicca qui) pronunciato “iazz-bband”, ossia la grancassa o la batteria.

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Früse

Früse s.m. = Fregio, gallone


Il sostantivo è usato sempre al plurale (‘i früse) per indicare, nelle uniformi militari, delle strisce di stoffa di altezza e forma svariate, cucite sulla manica di ufficiali, sottufficiali, graduati di truppa per indicarne il rango.

Immediatamente riconoscibili, hanno disegno diverso per ogni Corpo (Aeronautica, Esercito, Marina).

Sono detti früse anche i contrassegni cuciti sul berretto dei militari, subito sopra la visiera


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