Caccé ‘i pjite 

Caccé ‘i pjite loc.id. = Mostrare i piedi

La locuzione si riferiva specificamente ad un momento della vita del neonato, diciamo verso i sei mesi, allorquando si cambiavano le abitudini tenute fin dalla nascita, quelle cioè di fasciarli dalle ascelle in giù.

Per secoli si sono imprigionate le povere creature, almeno fino al compimento del sesto mese (imbottiti con le culöre

= pannolini filtranti), avvolgendole come un turcenjille con una lunga fascia di cotone. Un paio di volte al giorno si doveva sfassé e ‘mbassé= sbendare e rifasciare al il pupo per la necessaria pulizia delle loro abbondanti deiezioni.

Finalmente dopo il periodo citato, si abbandonava questa usanza e si faceva indossare al marmocchio una vestina, anche nel caso dei maschietti. Ecco che si mostravano, comparivano i piedini fino a quel momento sempre coperti dall’orribile “sacco” composto dai pannetti e dalla fascia avvolgente.

Quindi quando una mamma diceva che “cacciava i piedi” del bambino, manifestava semplicemente il fatto che la sua creatura aveva già superato i sei mesi di vita.

Fortunatamente le fasce costrittive non si usano più. Credo che sia un bene. Ora si adoperano i costosi pannolini di cellulosa ‘usa e getta’ ed il neonato sgambetta senza alcuna costrizione fin dal primo momento di vita.

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