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Frecàbbele

Frecàbbele s.m. = Facezia, storiella, ridicolaggine spesso a carattere burlesco.

Raccontino divertente, talvolta con morale; una simpatica fesseria, uno svarione, una papera sfuggita a qlcu che parla agli amici. Erano seguiti da risate e sfottò per il resto della serata.

‘I frecàbbele antüche” = Credenze antiche e anche sinonimo di una vecchia sciocchezza, una corbelleria superata dal tempo.

‘I canuscjüme ‘sti frecàbbele = Le conosciamo queste storielle (non c’è niente di nuovo sotto il sole….)

Talvolta l’espressione pàbbele e frecàbbele si usa per indicare un allegra serata tra amici a raccontare storie, vere e inventate, all’insegna dell’allegria, del cibo e del buon vino. A parte l’assonanza tra i due termini (si usa spesso in dialetto come in storje e patòrje…,  mamùrce p’i ndurce,… nannùrche abbasce a l’urte… ecc.), presumo che pàbbele significhi proprio favole.

Vi consiglio anche di cliccare qui, e vedrete il mio intervento nel chiostro del Comune nella memorabile serata dell’agosto 2014, quando si celebrò “Il nostro dialetto – Patrimonio culturale”. Ecco una serie di frecàbbele
Mi sono espresso un po’ anche in lingua per facilitarne la comprensione ad amici e parenti non manfredoniani.

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Fràule

Fràule s.m. = Flauto, piffero

Strumento musicale a fiato, costituito da un tubo lungo e sottile munito di fori.

Usato fin dall’antichità per la facilità di costruzione, dai guardiani di bestiame al pascolo.

Quello moderno è fatto con resine plastiche, ed è chiamato flauto dolce.

Quello in uso nelle orchestre di musica classica è di metallo, e si suona di traverso. È, chiamato appunto flauto traverso.

Fràule, per la sua forma, è in dialetto un eufemismo per indicare il pene. Uno dei tanti nomignoli affibbiato a questa appendice maschile.

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Frasciüne

Frasciüne s.f. = Tufina

La frasciüne (ho sentito anche frasciüme), ossia la polvere del tufo, è un calcare microcristallino proveniente dalla frantumazione delle rocce sedimentarie, il tufo per l’appunto.

Viene acquistata a volume, ed è utilizzata per la realizzazione degli intonaci e malte. Particolarmente indicata per il restauro di facciate di edifici di antica costruzione. Quelli moderni usano le malte pronte.

La malta cosidetta “bastarda” per l’intonaco prevede tufina, calce idrata, cemento e acqua.

La tufina era usata anche per rendere più uniforme il terreno su una piazzetta. Da essa prendemmo spunto per battezzare “la terra gialla” quella piazzetta usata per giocare a palla sotto il castello, Rinominata in epoca recente come Piazzale Ferri, lastricata ospita il monumento a Re Manfredi.

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Frangjöse

Frangjöse agg.. e s.m.= Francese

della Francia agg., s.m. e f., nativo o abitante della Francia.

Alk p’lurale fa frangjüse

Il nomignolo fu affibbiato all’emigrante tornato a casa.

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Frajasse

Frajasse s.m. = Fracasso, frattazzo.

1) Fracasso = Rumore violento, frastuono prodotto perlopiù da cose infrante. Fragore, chiasso.

2) Frattazzo = Arnese del muratore, consistente in una tavoletta di legno munita di impugnatura, usata per stendere e spianare l’intonaco. Una volta era fatta solo di legno. Ora sono costruite in materiale plastico e servono principalmente per rifiniture. Esistono quelle con spugna, per una maggiore omogeneità di risultato.

Il frattazzo tutto d’acciaio viene detto ‘a cucchjére amerechéne = la cazzuola americana.

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Fracetüme

Fracetüme s.f. = Fradiciume, putredine, putridume.

Chiaramente deriva da fràcete = marcio,anche in senso morale.

Insomma è porcheria, schifezza, sozzeria, sudiceria ecc. in senso materiale; in senso lato è immoralità, disonestà, corruzione, malcostume, decadimento, depravazione… basta così?

Quando sento parlare delle gesta di certi personaggi pubblici gli epiteti, come vedete, non mancano nella nostra lingua per definirli.
In dialetto basta fracetüme, che li racchiude tutti in una mirabile sintesi!

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Fràcete

Fràcete agg. = Marcio

Che è in avanzato stato di decomposizione, spec. di odore e aspetto disgustoso; andato a male, guasto.

Figuratamente: moralmente corrotto, degenerato, propenso a danneggiare il prossimo.

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Frabbecatöre

Frabbecatöre s.m. = Muratore

Operaio edile che lavora nella costruzione di strutture in muratura.

In genere quelli di Manfredonia sono capaci di assolvere diverse incombenze: pavimentisti, piastrellisti, intonacatori.

I più abili, con accertate attitudini vengono “promossi” Maste = maestro, capomastro.

Difatti egli guida altri subordinati nell’esecuzione dei lavori seguendo direttive superiori.

Gli spetta il titolo di Maestro anche quando diventa titolare di un’impresa edile artigiana.

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Fòsse-lu-Düje!

Fòsse-lu-Düje! inter. = Magari! Lo volesse Dio! Sarebbe un dono di Dio!

L’interiezione esprime vivo desiderio, speranza, aspettativa.

Vulüme jì cré a Venèzzje? Fòsse-lu-Düje = Vogliamo andare domania Venezia? Magari!

Ma ‘u marute de Marètte jì rìcche? Fòsse-lu-Düje! = Ma il marito di Marietta è ricco? Magari lo fosse!|

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Före-a-Porte

Före-a-Porte topon. = Fuori Porta

È una delle quattro direttrici in cui idealmente si suddivideva la città di Manfredonia (oltre a Mundìcchje, Söpe-a-Trejüne e Abbasce-a-mére).

Före-a-Porte è l’abbreviazione di Före-‘a-Porte-de-Fogge = Fuori della “Porta di Foggia”, e comprende la zona da Via Palatella/Piazza Marconi fino al Palazzo Rosso, ossia fino all’ultima casa esistente all’epoca. Negli anni ’30 la città ha espanso ulteriormente le sue costruzioni verso ovest, e la propaggine è tuttora chiamata Stazziona-Cambagne.

Fino al 1920 esistevano le mura medioevali con diverse porte di accesso in città. Quella di ponente, rivolta verso il Capoluogo dauno, era chiamata “Porta di Foggia”. La zona al di là delle mura naturalmente era identificata come “fuori” di questa porta.

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