Tag: aggettivo

Trìste

Trìste agg. = Tristo, maligno

L’aggettivo trìste, oltre al significato di tristo, ossia maligno, bieco, cattivo, designa – stemperandone il pesante significato –  anche l’aspetto di un bambino molto irrequieto, che dà grattacapi ai genitori.

Vi rimando ai due proverbi riguardanti il triste cliccando qui e anche qui

Filed under: TTagged with:

Caseriande

Caseriande agg. = bighellone, ozioso.

Persona va da una casa all’altra di amici e conoscenti per chiacchierare, o per scroccare cibarie e bevute, o solo a pettegolare e a perdere tempo.
Il sostantivo è strutturato come malazziunande = delinquente, furfante, avvezzo a compiere cattive azioni.

Mariètte jì caseriande assé = Mariella (invece di sbrigare e faccende domestiche) se ne va bighellonando di casa in casa a spettegolare.
Il dialetto sovente è molto sintetico, cioè esprime con un solo termine un intero concetto.

Nota linguistica:
Deriva dal verbo caserié = andar di casa in casa.
Nei paesi garganici tuttora dicono càsere per indiucare il plurale di chése = casa.
Questa voce da noi è ormai scomparsa, perché usiamo chése sia al singolare, sia al plurale, salvo che in questo verbo e i suoi derivati.

Filed under: CTagged with:

Locche-locche

Locche-locche agg. Lento, adagio. 

Lòcche-lòcche significa lento-lento, senza alcuna fretta, posapiano.

Forse deriva dal latino locus locus.

Sinonimo lanna-lanne, a scherzosa imitazione del dialetto Sangiovannaro, che per dire “lento” usa l’aggettivo lanne.

Filed under: LTagged with:

Šcaùrte

Šcaùrte s.m., agg. = Tozzo, tarchiato

È una persona bassa, tarchiata, forzuta, come i cavalli “schiavi”, ossia provenienti dall’antica Schiavonia.
Così era intesa una Regione adriatica orientale, dominata dalla Repubblica marinara di Venezia; “Schiavoni” o “Schiavi” erano detti i suoi abitanti slavi, non latini, considerati ottimi soldati, chiamati “i fedelissimi di San Marco”.

Dei cavalli schiavi, muscolosi e pieni di forza parlano diversi documenti storici che provengono da Dubrovnich (la bellissima città adriatica detta “Ragusa di Dalmazia” dai tempi della Serenissima).

Ringrazio di cuore il dott.Matteo Rinaldi per avermi fornito tutti i dati utili alla compilazione di questo articolo.

Nota linguistica.
Vi ricordo che la consonante “s” accentata con il segno diacritico della “pipetta”(tecnicamente detta hacek), usata in alcune lingue straniere slave o nordiche, ossia la “š” si deve leggere come l’italiano “sc” davanti alle vocali “e” e “i” (scena, sceriffo, sciarpa, sciroppo, ecc.)
Un esempio giunto anche a noi è il famoso marchio Škoda (auto e motori marini).

Filed under: STagged with: ,

Jastematöre

Jastematöre s.m. = Bestemmiatore

Persona che usa sovente bestemmiare senza ragione i Santi, Dio e le cose sacre (clicca->) jastöme, anche come irritante intercalare.

Per estensione si intende con jastematöre anche persona con il vizio del (meno grave) turpiloquio, ossia che usa spesso e volentieri parole oscene, le cosiddette parolacce.
Faccio un solo esempio (di cui mi scuso in anticipo) che riporta una telefonata di rimprovero. La traduzione non è proprio alla lettera:

«Mattö’, strunzelöne, c’jì fatte l’une e mèzze, cazze! Quanne cazze t’arretüre? Sté ‘u piatte alla tàvele ca ce arrefrèdde, e che cazze!» = Matteo, accidenti, siamo arrivati all’una e mezza! Ma tu quando decidi di rincasare per il pranzo?

Mammamöje, Giuànne jì ‘nu jastematöre ca te fé škande! = Mamma mia! Giovanni è un bestemmiatore da far paura.

Al femminile è invariabile, non esiste un termine per bestemmiatrice.
In italiano esiste anche il termine biastematore, sicuramente di origine toscana, molto simile al nostro.

Filed under: JTagged with: ,

Furèste

Furèste agg. = Misantropo, orso

Persona persona scontrosa, poco socievole, poco incline a mantenere rapporti di amicizia o anche di parentela.
Non coltiva amicizie né da confidenza a nessuno.

Spesso vede, osserva eventi, ma non degna nessuno del proprio parere. Sarà timidezza? Menefreghismo? Disinteresse?

Mattöje quanne ce sté da parlè, ce ne vé fureste fureste = Matteo, quando c’è da discutere, se ne va via senza dir nulla perché è un asociale.

Filed under: FTagged with:

Galiöte

Galiöte agg. = Galeotto, degno di galera

Epiteto, ormai in disuso (come bböje = boia o ‘mbüse = appeso, impiccato) che si rivolgeva per iperbole ai ragazzi scavezzacollo, irrequieti, scatenati.

Ah, ‘stu galiöte nen sté ‘nu mumènte fèrme! = Ah, questo discolo, non si sta fermo un momento!

Nel napoletano usano l’aggettivo/sostantivo galioto o calioto con lo stesso significato.

A volte veniva usato in antifrasi, come quando, con una specie di ammirazione, si designava un furbo con appellativo di desgrazzjéte.

Etimologicamente deriva dal tardo latino “galiotus” per indicare il condannato a remare sulle galee, le famose navi da guerra romane dotate di rostro per assalire le imbarcazioni nemiche.

Molti lo pronunciavano jaliöte. È scomparsa anche questa forma, rimasta solo nella memoria di noi anziani!

Nota fonetica:
Una delle “regole” del nostro dialetto riguarda specificamente la consonante “g” dura (in fonologia detta ‘occlusiva velare sonora’), che spesso diventa “j”, o addirittura cade quando è seguita da due vocali:

  • Gamba = jamme
  • Gatto = jatte
  • Gallina = jallüne
  • Galantuomo = jalandöme
  • Guanto = uande
  • Guastare = uasté
  • Guerra = uèrre
  • Guarnizione  = uarnezzjöne
  • Guardiano = uardiéne
  • Gallinaio = jaddenére




Filed under: GTagged with:

Arrapéte

Arrapéte agg. = Bramoso (di sesso)

Riferito a persona assalita da desiderio sessuale intenso.
Bramosia erotica.
Istinto animalesco irrazionale.
Pulsione sensuale.
Desiderio osceno.

Esiste un sinononimo: arrascéte (<–clicca)

Ho detto tutto?

Ah, no! C’e il derivato arrapande = sexy, conturbante, sessualmente allettante, provocante, attraente che desta “mali pensieri”


Filed under: ATagged with:

Mangenöse

Mangenöse agg. = Mancino

Persona che usa prevalentemente la mano sinistra.

Fino a pochi decenni fa i bambini che mostravano tendenza al mancinismo, venivano obbligati, in casa e a scuola, ad adoperare la mano destra per usare le posate o la penna. Addirittura si arrivava a legare il braccio sinistro al corpo per obbligare ad usare la mano “giusta”.
Ovviamente, fuori dai severi controlli essi usavano la sinistra ed alla fine diventavano ambidestri!
Si credeva infondatamente, che essere mancini significava essere inferiori.

Fortunatamente ora non è più così!

Leggo sul web:

«L’etimologia stessa della parola “mancino” mostra come ci sia sempre stato un pregiudizio verso il mancinismo: in latino, mancus significa “mutilato”, “storpio”.
Il termine “sinistro”, inoltre, è collegato nella nostra lingua a concetti non certamente positivi: sinonimo di “incidente”, ”sciagura”, è spesso usato come aggettivo per definire qualcosa come avverso, sfavorevole, minaccioso o pauroso.
Invece, riferendoci a personaggi del passato o attuali, sembra che i mancini siano dotati di inventiva, fantasia e creatività.»

Ecco un elenco di mancini illustri: si va da Leonardo e Michelangelo, a Maradona e Messi; da Obama e Ronald Reagan, a Fidel Castro e Valentino Rossi; da Charlie Chaplin e Lady Gaga, a Tom Cruise e Robert De Niro. Senza dimenticare Einstein, Jimi Hendrix, Napoleone, Carlo Magno, la Regina Elisabetta, Platini, McEnroe, Paul McCartney, Bill Gates, ecc. ecc.


Filed under: MTagged with:

Nghjavechéte

Nghjavechéte agg. = inzaccherato, sporcato.

Dicesi specialmente di persone, oggetti, o indumenti imbrattati.

Possono risultare ‘nghjavechéte dopo l’uso, tute, camici o grembiuli usati nella normale attività lavorativa manuale, come quella di fabbri, tintori, muratori, meccanici, macellai, fuochisti, calafati, spazzacamini, imbianchini, calderai, e chi ne ha più ne metta.

L’aggettivo deriva dal verbo ‘nghjaveché = sporcare, insozzare, imbrattare a sua volta scaturito dal sostantivo (clicca->) chjàveche = fogna, cloaca.


Filed under: NTagged with: