Cazzemarre

Cazzemarre (o Marres.m. = Cibreo pugliese.

Non esiste un termine appropriato in italiano. Ho fatto ricorso ad una definizione reperita nel volume “La Cucina Pugliese” di Luigi Sada, @ 2012 Ed.Newton Compton – Roma

Per la cronaca il Cibreo è una pietanza fiorentina a base di rigaglie di pollo.

Il nostro invece usa esclusivamente le interiora di agnello condito con aglio, prezzemolo, formaggio pecorino e pepe..  È della stessa natura del più diffuso (clicca→) turcenjille, ossia è fatto di interiora di agnello, ma di dimensioni ben più grandi e dalla forma grossa e allungata che ricorda un mostruoso fallo, da cui il nome cazzemarre, un po’ triviale ma che suscita sorrisini.   Si ricorre spesso alla forma breve: ‘ Màrre per evitare qualsiasi imbarazzo.

Diffuso anche nell’Alto Sannio, in Abruzzo e nel Molise, ovviamente con altri nomi: abbuoto, torcinello, mazzette, treccetelle  magliatiello, cazzimarro, ecc.

Oltre che in tutta la Puglia, lo si ritrova con caratteristiche analoghe anche in Basilicata, regioni molto simili alle nostre in fatto di abitudini alimentari.  Viene cotto generalmente al forno contornato dalle patate e/o lampascioni. Ottimo anche alla brace.

I nostri  pescatori chiamano cazzemarre  – forse per la forma allungata – quel groviglio di alghe che, per effetto dello strascico, si ritrovano nelle reti. Oppure è avvenuto il contrario, cioè dal nome dell’ammasso di erbe si è passati al nostro  saporito Cazzemàrre?

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