Caggiöle 

Caggiöle s.f. = Uccelliera

Gabbietta metallica per uso domestico, generalmente usata per porvi canarini o cardellini. I Napoletani la chiamano cajòla.
Questa della foto (clicca sull’immagine per ingrandirla) è detta caggiujèlle = gabbiettina, ed è usata solo per trasferire un volatile da un luogo all’altro. Un po’ come il furgone cellulare usato dalla Polizia penitenziaria per trasferire un detenuto da un carcere all’altro.

Quella più grande, costruita con asticelle di legno, era chiamatra caggellöne = stia.

I ragazzini più abili che catturavano i volatili si costruivano da sé la gabbietta con fil di ferro e assicelle di legno, con tanto di portellina per introdurvi il volatile e i semi di scagliètte per nutrirli.

Nell’immediato dopoguerra, quando le truppe americane ci deliziavano con i loro dischi e i loro film, fin ad allora proibiti dal fascismo perché avrebbero potuto imbarbarire con musiche “negroidi” la razza italiana, divenne famosissimo un gradevole motivo credo di Lecuona, dal titolo “Amapola”, cantato anche ai giorni nostri.

Che c’entra? Beh, Amapòla faceva una rima invitante con caggióla, il dialetto tradotto in un italiano improbabile.

Noi adolescenti arrossivamo nel sentire i più grandicelli che, in maniera disinibita, cantavano: “Amapooolaaa, fìcche-fìcche ‘ind’a caggjólaaaa…”

Al giorno d’oggi sembrerebbe roba da educande…..

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Caggellöne

Caggellöne s.m. e sopr. = Stia

È un accrescirivo di caggiöle = gabbietta.

Si tratta di un gabbione di legno, con tanto di porticina per far passare i pennuti, usato per allevare in casa le galline ovaiole.

Si poneva di mattina ‘u caggellöne,con tutte le galline, fuori dell’uscio della casa.

Spesso si liberavano le galline che andavano a razzolare sulla via: tanto presto sarebbero rientrate spontaneamente nella gabbia.

Per favorire la crescita di pennuti allevati si somministrava come cibo ‘u sciuscjille.

Il gabbiotto veniva portato dentro casa la sera per evitare che i polli prendessero freddo, e soprattuto che NON prendessero…il volo verso le pentole altrui.

Caggellöne è anche un soprannome locale

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Cafùrchje

Cafùrchje s.m. = Tugurio

Abitazione o ambiente angusto e squallido.

Vèche truànne ‘ne chése, me so’ stanghéte de sté jind’a códdu cafùrchje a sutténe! = Sto cercando una casa, mi sono stancato di vivere in quel tugurio a piano terra..

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Caföne

Caföne s.m. = Contadino

Aggettivo e sostantivo in uso in Italia meridionale quale dispregiativo per indicare chi o che è rozzo e ignorante.

Al femminile è invariabile (‘u caföne ‘a caföne) ; al plurale m. e f. suona ‘i cafüne.

Una volta i lavoratori della terra non avevano il tempo di istruirsi perché già da tenera età erano costretti assieme al padre a svolgere i faticosi lavori campestri.

Ricordiamoci però che il contadino ha scarpe grosse e cervello fino! Il cervello fino prescinde dall’istruzione. Uno può essere anche ingegnere ma babbeo, e al contrario analfabeta ma dalla intelligenza viva, pronta.

In italiano il termine cafone ha assunto una valenza ancora più negativa per indicare chi o che è villano, screanzato, zotico, rude. In questo caso in dialetto si dice cafunàcce.

 

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Cachète 

Cachète s.f. = Cacata

Il termine cachéte ha diverse valenze:

1 – atto di svuotamento dell’intestino. Agghje fàtte ‘na bella cachéte = Ho fatto un’abbondate defecata (io direi…finalmente, evidentemente il soggetto che ha sentito il bisogno di dirlo è uno che soffre di stitichezza).

2 – sostanza evacuata dall’intestino in una sola defecata. In questo caso esiste anche un sinonimo: preséte

3 – cosa di pessima qualità o di orribile aspetto.

Cume’jì stéte ‘u film c’ha vìste ajire söre? ‘Na cachéte! = Com’è stato il film che hai visto ieri sera? Una boiata pazzesca!(alla maniera di Fantozzi quando commenta il film pseudo capolavoro “La corazzata Potёmkin – Потёмкин”, pronuncia: Potiòmkin).

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Caché au làrje

Caché au làrje loc.id. = Discostarsi, scacciare, espellere

Alla lettera significa: Defecare al largo.

Il simpatico Lino Brunetti, frequentatore di queste pagine mi ha mandato le sue spiegazioni di questa locuzione.

1) – Caché au làrje = Discostarsi.

È l’espressione letterale e sintetica che esprime un profondo concetto, frutto di conoscenza ed esperienza.

Se mentre ti fai il bagno sulla spiaggia ti colpisce una urgenza fisiologica immanente, ti consiglio di nuotare molto al largo, in maniera tale che il frutto dei tuoi sforzi fisiologici venga ghermito dalle correnti marine d’altura e trasportato ancora più lontano dalla riva.

In caso contrario, se invece ti accontenti semplicemente di allontanarti dalla folla dei bagnanti, quel frutto fisiologico che, come si sa, galleggia sempre, viene preso dalla risacca delle onde e, prima o poi, ti troverai a fare il bagno…. nella merda!

2) Caché au làrje = Scacciare, espellere, mandar via.

Usato metaforicamente, può essere l’invito pressante e perentorio che un sapiente rivolge a chi, marito o fidanzato, orienta le proprie attenzioni ad una vicina di casa o, peggio, ad una parente, tipo cognata o cugina che, come si dice, “ce frèchene in prime”.

‘U ggio’, prüma ca te succiöde quacche-cöse, va chéche au làrje, va! = Giovanotto, prima che ti ritrovi in barella, (ti consiglio di) girare al largo. Aria! Smammare!

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Cacciunjille 

Cacciunjille s.m. = Cagnolino

Per indicare un cane di piccole dimensioni, si usa generalmente il diminutivo cacciüne = cagnetto, cagnolina, quando dal contesto si evince che si parla di cani. Difatti il sostantivo cacciüne indica anche il pesce Gattuccio

Più frequentemente viene adoperato il sostantivo invariabile cacciunjille =cagnolino, che ha un significato univoco, proprio per evitare confusione.

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Cacciüne

Cacciüne s.m. = Gattuccio; cagnolino.

1 – Pesce di mare (Scyliorhinus canicula) appartenente all’ordine degli Squaliformi; è un piccolo squalo dalla pelle maculata che può raggiungere dimensioni di 30-40 cm. La forma è più tondeggiante e meno affusolata degli altri squaliformi. Pur essendo un piccolo pescecane, non è per nulla pericoloso per l’uomo.

Anzi, è ricercato per le sue carni. È usato in cucina, una volta spellato e tagliato a pezzetti, per preparare un’ottima pietanza in umido o semplicemente infarinato e fritto.

In Romagna lo chiamano smeriglio per la caratteristica della sua pelle, rugosa e ruvidissima, come la “tela smeriglia” usata dagli artigiani per levigare il legno o i metalli.

2 – Il termine cacciüne è usato anche per indicare un cane di piccole dimensioni.
Più frequentemente viene adoperato il diminutivo cacciunjille =cagnolino, cucciolo di cane.

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Caccianózzele

Caccianózzele s.f. = Nòcciolo

È la parte più interna, legnosa e non commestibile dell’albicocca (Prunus armeniaca).

Una volta si usavano per giochi fanciulleschi, in mancanza di biglie.

C’era anche il rigattiere Gennarino che comprava i semi amarissimi contenuti all’interno dei nòccioli. Non sono mai riuscito a capire a chi potessero servire….

Qualche nonnina teneva gli stessi semi in acqua per molti giorni per far perdere loro tutto l’amaro. Poi da essi otteneva una specie di sciroppo orzata, detto ‘u latt’amènele, ossia “latte di mandorle”,  non so con quale metodo, per una rinfrescante bevanda estiva.
Occorre specificare che il vero latte di mandorla, ossia ottenuto dalle mandorle, ai nostri tempi era del tutto sconosciuto.

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Cacciamanjille

Cacciamanjille s.m. = Coprifasce

Era una camicina di cotone finissimo, con abbottonatura posteriore, che si faceva indossare al neonato dopo l’imbracatura con il pannolini di tela e la fascia larga.

Il vocabolo viene da Cacciare le manine.

Il primo indumento indossato dai poppanti.

Marje’, mamme t’ho recaméte ‘nu bèlle caccjamanille p’u uagnöne! = Marietta, la mamma ti ha preparato una bella camiciola per il bambino

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