Tag: sostantivo femminile

Scarciòfele

Scarciòfele s.f.. = Carciofo

Pianta rizomatosa perenne, con infiorescenza a capolino, che, quando è in boccio, produce un gustoso ortaggio. In pratica è un fiore quello che mangiamo.

Famiglia Asteracee, genere Cynara, specie cardunculus scolymus..

Apprezzatissimo, quest’ortaggio versatile può prepararsi in mille modi.

Quello che mi ha incuriosito e sorpreso è il carciofo alla brace. Si allargano le foglie e si pone il carciofo sulla griglia a testa in giù. Poi si spiluccano le foglie ad una ad una intingendole in olio. Il carciofo ai ferri non sazia, perché la parte edule è scarsa, ma dà la sensazione di mangiare bruscolini.

Non chiamateli carciöfe per favore. O “i scarciòfele”, alla mambredunjéne, o “i carciofi” in italiano.

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Sburratüre

Sburratüre s.f. = Sperma

Liquido seminale, seme maschile.
Detto anche semènde = seme.
In molte parti d’Italia, anche al Nord, con la stessa radice, è detto sbora, sbura sboradura, ecc.

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Sbuccatöre

Sbuccatöre s.f. = Sbocco

Luogo dove sbocca un corso d’acqua, una conduttura, una strada e sim.;
apertura verso l’esterno di una galleria, di una grotta.

Specificamente alla sbuccatöre ‘u vjinde = indica lo sbocco (di una strada urbana investita dal soffio impetuoso) del vento.

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Savezìcchje

Savezìcchje s.f. = Salsiccia

Carne di maiale o di vitello, tritata, insaporita con sale e aromi e insaccata in lunghe budella dello stesso animale, talvolta legate in piccoli rocchi.

Qualche macellaio come aroma usa il vino bianco e semi di finocchietto selvatico. Viene generalmente consumata fresca arrostita o a ragù.

Con lo stesso nome si intende anche il salame stagionato, da mangiare a fette. In questo caso quella resa piccante da grani di pepe (i Calabresi usano il micidiale peperoncino macinato di Soverato) è detta savezìcchja fòrte per distinguerla dalla salsiccia normale, chiamata savezìcchja dòlce.

I Latini la chiamavano salsicia, derivato da salus = salato e insicia = carne tagliuzzata.

Mi fanno ridere i Toscani o quelli che credono di parlare italiano quando dicono “salciccia”, con tutte quelle ci…

Fino agli anni ’50 era rigorosamente “vietato” mangiarla durante il periodo quaresimale. Il Carnevale (Carnevale = carne-levàmen = carne-togliere ) rappresentava l’ultima abboffata prima della Quaresima, fino a Pasqua, una specie di Ramadàn cattolico.

Io presumo che all’epoca l’astinenza dalle carni avesse avuto più una motivazione finanziaria che una religiosa.

C’era un detto: Tó nen nce vjine? E savezìcchje nen n’éje! = Tu non vieni? E salsicce non ve avrai!
La savezìcchja frèške era il trionfo della trasgressione!

Ora, se ce ne priviamo, lo facciamo per motivi di colesterolo.

Savezicchjöne non indica un grosso salume, ma è inteso come sinonimo di ingenuo, che è facile al raggiro, credulone.

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Sertóscene

Sertóscene s.f. = Tartaruga

Detta anche Sertójene, Sertócce, Sartóscene = testuggine

Rettile terrestre (Testudo hermanni) con carapace lungo fino a 26 cm, diffuso nell’Europa meridionale e allevato spec. nei giardini, comunemente detto tartaruga.

L’esoscheletro è composto da uno scudo dorsale convesso, detto carapace, e dallo scudo ventrale, detto piastrone, uniti tra loro da legamenti elastici.

Quella di mare, la famosissima Caretta caretta, è una specie protetta perché in via di estinzione. Talvolta si impigliava nelle retri dei nostri pescatori.
Qualche persona, ignara della proibizione, ne ha anche mangiato le carni giudicandole eccellenti.
Da qualche anno è attivo il nostro Centro di Recupero di Tartarughe Marine si è reso benemerito per averne salvate  rischio di soffocamento da materiale plastico.

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Sarte

Sarte s.f. e s.m. = Sarta, sarto

1) Sarta – Donna che esercita il mestiere di sarto, confezionando in partic. abiti per donna o per bambino;

2) Sarto – Artigiano addetto al taglio e alla confezione di abiti prevalentemente maschili.

La differenza nella descrizione del mestiere non è eccessiva. variano i destinatari degli abiti.

Come tutti gli artigiani, abilissimi, si appellavano con il titolo di Maste = maestra/o

Maste-Custantüne, Mast’Andunètte, Maste Cenzèlle, Maste Nicöle, ecc.

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Sangiüne

Sangiüne s.f. = Gengiva

Tessuto della bocca che ricopre le arcate dentarie.

Tènghe ‘i sangjüne abbuttéte = Ho le gengive gonfie (per una infiammazione).

Diffidate da quelli che dicono “gònfje” o “gunfjéte”….Parlano un falso dialetto. Si dice abbuttéte!

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Sàlvje

Salvje  s.f. = Salvia
La Salvia (Salvia officinalis) della fam. delle Labiatae, è una pianta originaria dell’Europa meridionale, è presente in tutte le regioni italiane, coltivata, e talora inselvatichita.

Le foglie di salvia vengono molto usate in cucina, per aromatizzare i cibi e facilitarne la digestione.

Vengono comunemente impiegate per condire pasta e gnocchi al burro, per preparare sughi, carni arrosto e in umido, pesci, legumi, oli e aceti aromatici. Le foglie possono essere fritte in pastella.

Proprietà terapeutiche: digestive, colagoghe, bechiche, espettoranti, tonico-stimolanti, antisettiche. Per uso esterno, come antinfiammatorio nelle infiammazioni del cavo orale. Insomma un dono della Natura.

Nella tradizione di Manfredonia la Salvia fino a pochi decenni addientro era sconosciuta. Come lo era l’origano nelle regioni settentrionali…
Ora gli scambi culturali hanno esteso le specialità locali alla diffusione nazionale. Figuratevi che ora in Romagna apprezzano i lambascioni pugliesi!

Tra le mille specie di salvia vi è la Salvia divinorum, che appare nella lista delle sostanze vietate dal Ministero della Salute perché contiene la Salvinorina A, dalle proprietà allucinogene e psicoattive.

Tranquilli, non è quella salvia domestica che coltiviamo nei vasi per aromatizzare il coniglio rosolato.

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Sagrestüje

Sagrestüje s.f. = Sacrestia (o sagrestia)

Locale della chiesa in cui i sacerdoti si preparano per le funzioni e dove si conservano gli arredi sacri.

Una volta era adoperata anche per celebrare matrimoni, diciamo non solenni, quanto la sposa era già incinta e ritenuta non degna di indossare l’abito bianco.

Comunque, dato che il matrimonio ha la dignità di un Sacramento, il Concilio Vaticano II ha tolto questa discriminazione. Tutti i matrimoni religiosi si celebrano ora nella Chiesa, a prescindere dall’eventuale gravidanza della sposa.

Purtroppo queste celebrazioni a volte non hanno nulla di religioso. La chiesa diventa una passerella per sfoggiare eleganza e sfarzo. Difatti il chiasso che si sente durante tutta la cerimonia evidenzia la totale mancanza di partecipazione dell’assemblea alla sacra liturgia.

Accettabile anche sagrestüne.

La persona incaricata della custodia e della pulizia di una chiesa, è detto sagresténe = sagrestano

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Sacche

Sacche s.m., s.f. = Tasca, sacco

1 Sacches.f– Sorta di sacchetto cucito all’interno di un vestito per riporvi piccoli oggetti che si vogliono portare con sé o applicato all’esterno e usato come guarnizione e rifinitura.

‘U cavezöne senza sacche nen serve a njinde = Il pantalone senza tasche non serve a nulla.

2 Sacche s.m. – Recipiente di juta, di carta o plastica, gener. lungo e stretto e aperto in alto, usato per contenere materiali minuti di varia natura (grano, farina, cemento, zucchero, ecc.)

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