Tag: sostantivo femminile

Rèvele

Rèvele s.f. = Regola

Usato sia come l’italiano ‘regola’ nel senso di norma, principio, metodo, sia nella locuzione (che sa un po’ di richiamo) a rèvela töje= secondo il tuo (opinabile) modo di vedere, secondo te hai agito bene?…
Meh, a rèvela töje sté fatte bùne? = Beh, secondo te è fatto bene (questo lavoro)?

Fàrece ‘na rèvele = (alla lettera: farsi una regola) Regolarsi, adeguarsi, limitarsi, controllarsi.

E màngene, e màngene, nen ce fànne pe’ njinde ‘na rèvele = Mangiano e mangiano, non sanno affatto limitarsi.

Uagnü, jì già mezzanòtte, facìmece ‘na rèvele! = Ragazzi, è già mezzanotte, controlliamoci! (evitiamo ogni schiamazzo)

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Vaccarèlle

Vaccarèlle s.f. = Eritema ab igne

Sono conosciute anche con il nome di “Eritema da scaldino”, o con termine anglosassone “Toast skin syndrome”, ossia sindrome da pelle abbrustolita.

Leggo in rete: «L’eritema ab igne è una malattia della pelle causata da una prolungata esposizione al calore.

L’esposizione a radiazioni termiche prolungate sulla pelle può portare allo sviluppo di eritema reticolato, con iper-pigmentazione, desquamazione nella zona interessata-

L’eritema è stato comunemente osservato negli anziani seduti o seduti vicino a camini o stufe elettriche…..(omissis)… Le donne hanno una maggiore incidenza di eritema rispetto agli uomini.

Sebbene l’uso diffuso del riscaldamento centralizzato abbia ridotto l’incidenza complessiva di eritema ab igne, a volte si riscontra anche in persone esposte al calore da altre fonti quali impacchi caldi, fornelli, sacche d’acqua calda e dispositivi elettronici.»

Senza incartarmi in queste descrizioni tecnico-scientifiche, dico più semplicemente che le vaccarèlle sorgevano sugli arti inferiori a causa dell’abitudine, specie nelle giornate molto fredde, accostarsi troppo al braciere, unica fonte di calore esistente nelle case. Le vaccarèlle hanno un aspetto reticolato, e comparivano ugualmente nonostante le gambe fossero coperte da pigiami o pantaloni

Oggi è raro vederle, grazie al riscaldamento domestico ottenuto con termosifoni, il cui calore diffuso impedisce la loro formazione.

Per i giovani di oggi, che non ne hanno mai viste, pubblico una foto reperita in rete.

Il nome forse deriva dal reticolo di vene ben visibile sulle mammelle delle mucche quando sono turgide di latte.
A Matera sono chiamate salsuzze = salsicce!

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Artèdeche

Atrèdeche s.f. = Frenesia, vivacità, agitazione, irrequietezza, ecc.

Si usa questo sostantivo quando qlcu non sa stare un attimo fermo con le mani. Tocca, liscia, sposta oggetti, si tocca il naso, si gratta il culo, di leva gli occhiali, ecc. ecc.

Stàtte fèrme! E che, tjine l’artèdeche ai méne! = Sta fermo! Ma che, hai alle mani, l’irrequietezza?

Se l’artèdeche è proprio irrefrenabile, dicesi artèdeca-papéle, ossia frenesia papale, cioè al massimo livello!

È un termine usato in tutta la Puglia e nella Campania con lo stesso significato.

Ecco come è definito in Salento:

Artètica – significato in italiano: irrequietezza, incapacità di star fermo con le mani.
etimologia: potrebbe avere il suo etimo nel latino artu(m). Come altri termini, sembra derivato dal lemma primitivo attraverso l’aggiunta di un suffisso (-tica) che richiama l’aggettivo greco “εκτικός” (ektikòs) (continuo, abituale) per indicare uno stato impulsivo, irrefrenabile, nel caso specifico una sorta di malattia degli arti, per cui non si riesce a tenerli a freno.

note: modo di dire:
tinire l’artètica: non riuscire a star fermo.”

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Retrànge

Retrànge s.f. = Rondella, rosetta

Accettabile anche nella forma retrangele.
Dischetto forato che si inserisce sotto il dado di un bullone o di una vite per migliorarne il bloccaggio.

Generalmente e fatta di ferro: esistono anche rondelle di plastica e di rame. Pare che, essendo il rame più cedevole, riesca a bloccare meglio le parti strette dal dado avvitato sul perno.

Per i non esperti chiarisco che il bullone è formato dal perno filettato, detto maschio, ossia con impanatura [non quella usata per friggere gli alimenti! Ehm, scusate la battuta sciocca….], detta anche filettatura, e dal dado (detto femmina) filettato all’interno.

Esistono rondelle dette “da bloccaggio”, tagliate lungo il raggio, quelle coniche, quelle dentellate a ventaglio, ecc. Guardate quanti tipi sono su google:

Il nome manfredoniano non ha un’etimologia certa. L’ho sentita chiamare così quando frequentavo la bottega di mio padre, un fabbro stimato e molto conosciuto nella sua epoca. Scusate il ricordo personale.

Qualche volta ho sentito pronunciare un suo sinonimo, ‘a ranèlle che si avvicina un po’ all’italiano rondella.

Per la sua forma simile alle monete, quando qlcu voleva dire che aveva solo pochi spiccioli diceva che so’ rumàste quàtte ranèlle = sono rimaste quattro rondelle.

Ora prevale presso i meccanici l’uso del simil-italiano ‘a rondèlle, uguale al francese rondelle e allo spagnolo arondela.

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Restòcce

Restòcce s.f. = Stoppie

Insieme degli steli residui di erba o di cereali che restano nel campo dopo il taglio o la mietitura.

I contadini generalmente danno fuoco a questi resti perché le loro ceneri concimano facilmente il terreno, e anche per distruggere un po’ di insetti.
Le operazioni di bruciatura delle stoppie sono regolate da severe norme. Prevedono un’area di sicurezza detta il dialetto  (clicca→) preciöse.

Maliziosamente quando non esistevano molti trattamenti estetici, le ragazzotte pelose erano additate come come quelle che “tènene a restòcce da sotte” = hanno le stoppie sotto la gonna, senza indicare il punto del massimo rigoglio del pelame… Se qualche malapitata ricorreva alla lametta per eliminare la bruttura, dopo un po’ si vedeva ricrescere i peli ancora più evidenti: allora questi erano definiti erano zengüne!

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Resìpele

Resìpele s.f. = Erisipela

Malattia infettiva da streptococco che causa infiammazione e arrossamento della pelle o della mucosa, specie quella del viso.

M’jì venüte ‘nu prudüte, o mo’ tenga ‘na bèlla resìpele ‘mbàcce = Mi è venuto un prurito ed ora mi è spuntata una vistosa macchia sul viso.

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Rependüte

Rependüte s.f. = Vendetta

Per dire “vendicarsi” si usava la locuzione “Pigghjàrece ‘a rependüte” = prendersi la vendetta. Taluni dicevano anche solo pigghjàrece ‘a pendüte.

Il significato è chiaro,: io ho agito per vendetta contro qlcu che aveva in precedenza agito male nei miei riguardi; lui si è perciò pentito della sua azione a causa della mia più incisiva reazione vendicativa.

Se sentite dire ‘a vendètte vendecàrece, state di fronte a una forma italianizzata del dialetto.

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Rènghe

Rènghe (o arènghe)s.f. = Aringa

Pesce marino teleosteo (Clupea harengus ), dal dorso scuro e dal ventre argenteo o dorato, che vive nei mari freddi.

Ai consumatori giunge semi-secco, salato e affumicato. (Clicca sull’immagine per ingrandirla).

Il suo consumo in Italia è decisamente calato dalla fine degli anni ’50.

Fino ad allora spesso una sola aringa, divisa a tocchi, rappresentava la frugale cena invernale dell’intera famiglia.

Praticamente si mangiava pane e “odore” di aringa. Cioè un chilo di pane e una sola aringa di 200 gr da dividere per 6 o 7 persone. Tutto qui.

Erano apprezzate quelle femmine, perché al loro interno si trovavano, un po’ disseccate, le uova come un ammasso granuloso, formato da migliaia di granellini, anch’essi salatissimi e affumicati. Boccone prelibato perché privo di lische.

Non era consuetudine utilizzare le aringhe in cucina. Si mangiavano senza bisogno di cuocerle.

Al massimo si riscaldavano al fuoco del braciere per farle ammorbidire, per svilupparne gli aromi e facilitarne la spellatura.

Ce sènde ‘n’addöre de rènghe! = Si avverte un profumo di aringhe!

Le ho riviste dopo tanti anni sulle bancarelle dei mercati rionali. Ma adesso le comprano solo gli ultra sessantenni, per una volta soltanto, tanto per ricordare le “spezie antiche”.

L’ipertensione alla loro età sconsiglia i cibi salati.

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Recotta-tòste

Recòtta-tòste s.f. = Ricotta salata

Alla lettera significa ricotta dura, indurita per la stagionatura.

Questo latticinio stagionato deriva dalla normale ricotta, cui viene aggiunto sale per la sua conservazione, e la sua successiva asciugatura.

Molto apprezzata sia mangiata tel-quel come companatico, sia grattugiata sui maccheroni conditi al sugo di pomodoro fresco e basilico.

Tipico piatto manfredoniano: Làjene rìcce e recotta toste.

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Recöne

Recöne sf = Angolo, riparo

Deriva dallo spagnolo recòn = angolo, ed è inteso con lo stesso significato anche in dialetto.

“Vòtte ‘u vinde jògge! Mettìmece alla recöne!” = Tira vento oggi! Poniamoci al riparo (dietro l’angolo)

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