Tag: sostantivo femminile

Recchjetèlle

Recchjetèlle s.f. = Orecchiette.

Si tratta di una pasta alimentare fatta in casa dalle nostre brave massaie. Tipica della Puglia e della Basilicata.

Viene confezionata a mano, con l’ausilio di un coltello a punta arrotondata, tagliando tanti tocchetti da un cannello di pasta (acqua e farina).
La preparazione richiede molta abilità e pazienza.
Ora è possibile acquistarle nei negozi che confezionano la pasta fresca. Sono ottenute da apposite macchine. Non è proprio la stessa cosa, ma è passabile.

Si cuociono talvolta assieme alle altrettanto famose cime di rapa, e più spesso con un ragù di agnello.

 

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Rècchje

Recchje s.f. = Orecchio.

Organo dell’udito. Comunemente si intende la parte esterna dell’orecchio, il padiglione auricolare.

Tenì ‘a rècchje = Tenere l’orecchio: avere attitudine, propensione, accortezza, predilezione verso qualcuno o qualcosa.

A studjé non töne ggènje, ma a truàrece a züte sóbbete ho tenüte ‘a rècchje = A studiare non ha genio, ma a trovarsi una fidanzata subito ha avuto accortezza.

La locuzione recchje-recchje vuol dire che un oggetto da lancio, un sasso, un corpo in caduta, un colpo di arma da fuoco, ecc. ha sfiorato qualcuno, fortunatamente senza colpirlo.
Jì cadute ‘na graste, e m’jì passéte recchje-recchje = È caduto un vaso, e (per fortuna) mi ha solo sfiorato.

Figuratamente sèndì rècchje-rècchje  significa aver sentore, presentimento, di un evento negativo, che viene espresso anche con malesìgne = cattivo segno.

Avetre notato che in dialetto il sostantivo è femminile?

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Raretöre

Raretöre s.f. = Rasiera, raschietto

Piccola lama usata per raschiare e pulire superfici di legno; attrezzo simile usato dalle massaie per staccare e tagliare l’impasto di acqua e farina sulla spianatoia.

Quelle usate dalle nostre mamme venivano fatte dai nostri bravi artigiani del ferro, come quella della foto (dal web) a lama corta, il cui angolo inferiore serviva anche per fare le orecchiette.

Ne ho viste anche di bronzo e recentemente una di acciaio inox. con lama più lunga.

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Rarechéte

Rarechéte s.f. = Sputacchiata

È un sinonimo di (clicca→) chjàrfe.

Muco, espettorato, denso che si annida nelle vie respiratorie e che viene espulso da colpi di tosse.

Quando la ‘sostanza’ è tenacemente attaccata all’interno dell’organismo dicesi ràreche (forse perché è radicato alla trachea). Quando viene espulsa, ogni frazione di essa dicesi rarechéte. Difatti, linguisticamente, ràreche sta a rarechéte come cacca e cacata (scusate i termini, ma è solo un esempio chiarificatore.)

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Ranògne

Ranògne s.f. = Rana, ranocchio

I ragazzi che hanno frequentato le scuole dell’obbligo pronunciano ‘a ranòcchje al femminile.

La rana è un animaletto che vive negli stagni e nelle paludi.

Appartiene all’ordine degli Anuri, alla famiglia dei Ranidae, alla specie degli anfibi (fine della parte scientifica).

I Francesi ne fanno una soupe= zuppa di rane che ritengono una vera leccornia. Da bambino le ho mangiate infarinate e fritte ma non ho apprezzato nulla di speciale….Preferivo le cocozze fritte, perché più dolci.

Con la bonifica del Tavoliere sono pressocché scomparse dalle nostre zone umide.

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Rangenöse

Rangenöse s.f. = Squilibrio, sbilanciamento, dérapage.

La locuzione pegghjé ‘a rangenöse si usa specificamente nel gioco della trottola di legno.

Quando la trottola [‘u córle (←clicca)], dopo il lancio con la cordicella [‘a zajagghje (←clicca)], invece di prillare correttamente in posizione fissa e perpendicolare sul piano di gioco, se ne allontana velocemente e con traiettoria curva.
Ciò avviene perché il suo asse di rotazione risulta alquanto inclinato rispetto al suolo su cui la trottola è stata lanciata.
In Fisica questo fenomeno cinetico avrà un nome specifico, ma non rientra nelle mie modeste conoscenze scientifiche.

‘U córle ò pegghjéte ‘a rangenöse! = la trottola ha preso una deriva, sta derapando.

Per similitudine si usa  pegghjé ‘a rangenöse quando qualcuno incespica, sta per cadere, traballa, e tenta di rimettersi in sesto. Cade?… Cade?…Non cade!…

Jògge agghje pegghjéte ‘na rangenöse! = Oggi sono incespicato, stavo per cadere (ma per fortuna mi sono  ripreso dallo sbandamento),

La rangenöse descrivere molto bene anche l’avanzare traballante delle persone ubriache, che mostrano sempre un equilibrio precario.

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Ramöre

Ramöre s.f. = Teglia da forno, lamiera

1) Teglia da forno di latta, rettangolare (grande fino a cm 50×70), dal bordo basso, usata per mandare al forno pubblico i dolci fatti in casa. Su di essa si ponevano pizzarèlle, scarièlle, scavetatjille, taràlle ecc.per la cottura. Ora sono usate dalle pasticcerie, dalle pizzerie per le focacce al taglio e dai biscottifici, non più dalle massaie per uso domestico.

2) Lastra metallica ottenuta per laminazione a caldo o a freddo, utilizzata per fabbricare diversi manufatti (dalle industrie per es. per farne ssportelli di automobili e dai ferrai per creare vomeri di aratro).

Ramöre deriva certamente dall’italiano ‘lamiera’, con pronuncia modificatasi attraverso i secoli.

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Ragge

Ragge s.m. = raggio, rabbia.

Come in italiano, alcuni vocaboli al maschile hanno un significato diverso da quello assunto al femminile.

1) Ragge, s.m. = Raggio. Più che come espressione geometrica è quello fisico della ruota del carro o della bicicletta. Anche i raggi solari si chiamano ràgge.

2) Ragge, s.m. = Impeto, forza, potenza di lancio. Solo nella locuzione idiomatica: pe tutt’i ràgge = con tutta la forza possibile. Sbàtte ‘u polepe pe tutt’i ràgge = Sbattere il polpo con tutta l’energia possibile.

3) Ragge s.f. = Rabbia. Rabbia, intesa come malattia dei cani, l’idrofobia.
Tenì ‘a ràgge = essere idrofobo.

4) Ragge s.f. = Rabbia, intesa come sinonimo di stizza, ira, collera, odio, irritazione, rancore. Tenì ‘na ràgge = Avere rancore, risentimento, ecc..

5) Ragge s.f. = Un “sapido” giudizio culinario, specie se il gusto del sale è predominante.
Jì saprüte ‘stu baccalà? È gustoso questo (intingolo di) baccalà? – Sì ‘na ràgge! = Sì, è salatissimo!

6) Ragge agg. = Ragia, specificamente riferito all’essenza di trementina, detta commercialmente acquaragia, acqua-ràgge, o, con linguaggio più tecnico, diluente deluènde. Usato dai tinteggiatori per diluire le vernici e risciacquare i pennelli dopo l’uso.

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Ràchene

Ràchene s.f. = Telone

Si tratta di teloni di tela robusta, che erano dispiegati sollo le piante di ulivi prima dell’operazione di raccolta. Le olive in esso cadute e si raccolgono e si pongono in sacchi di iuta per porlarle al frantoio oleario. Il telone così riutilizzabile, passa alla pianta successiva.

Usato anche come stuoia sull’uscio di casa per accogliere i bimbetti attorno alla nonna, quando nelle calde sere d’estate lei usava raccontare all’aperto fantastiche fiabe o allegri frecàbbele

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