Tag: sostantivo maschile

Stùzze

Stùzze s.m. = Tozzo, pezzo, framment

Specificamente designa un pezzo di pane tagliato grossolanamente, specialmente se raffermo, ma comunque commestibile.

L’ho sentito dire anche in falegnameria: Dàmme códdu stuzze de lègne = Dammi quel pezzo di legno.

Diminutivo stuzzarjille-

È usato anche Stòzze al femminile (dimin. stuzzarèlle). In questo caso si tratta solo di avanzi di pane molto secchi, quasi da buttare. Si possono ancora “salvare” usandoli per il pancotto oppure dopo averli inzuppati in acqua per ammorbidirli e renderli masticabili. per una appetitosa panzanella con olio, sale, pomodorini e origano.

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Stùrce

Stùrce s.m. = capricci, boccacce, atteggiamento lezioso o di ritrosia.

Fé ‘i stùrce = fare le bizze o le boccacce per evitare di dedicarsi a qualcosa di faticoso e spiacevole, o anche per non ingerire una medicina amara.

A volte se qlcu mostra ritrosia ed accettare un dolcetto, una bibita, gli si dice amichevolmente: Quanta sturce! = Quante storie!

Come sinonimo talvolta si usa mòsse.

Quanta mòsse! Mange, nen facènne cumblemènde! = Quante scuse! Mangia, non fare complimenti!

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Stüpe

Stüpe s.m. = Stipo

Mobile di varia foggia e dimensioni utilizzato per riporre e conservare biancheria e oggetti di uso comune. Armadietto che si tiene fissato al muro, spec. per contenere utensili da cucina o provviste alimentari.

Può essere anche ricavato da una nicchia nella parete: ‘u stüpe a müre= lo stipo a muro, dotato di due ante a vetro e ripiani sostenuti da braccetti di legno inchiodati nei fianchi montanti.

Accr. stepöne s.m. = armadio senza specchi.
Quello di mia nonna odorava di pane.

Dim. stepètte s.m. = mobiletto pensile.
Quello di mio padre in bottega conteneva tutte le punte per il trapano, la madrevite per filettare i perni, e la filiera con i maschi per filettare i dadi.

Ero curioso, mi piaceva ficcare il naso dovunque.

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Stumbarjille

Stumbarjille s.m. = Moncherino

È il diminutivo di stómbe.

Di solito sii dice stómbe per la menomazione ad un arto inferiore e stumbarjille per quello superiore, per la dimensione minore del moncherino.

Mia moglie scherzosamente dice che se le sue operose mani  fossero state soggette ad erosione (per quanti lavori ha fatto nella sua vita) ora si sarebbero ridotte a düje stumbarjille = due moncherini!

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Stumachére

Stumachére s.m.= Emorroidi, malattia emorroidaria

Questo è un antico termine, ormai desueto, sentito casualmente dalla viva voce del noto poeta dialettale Franco Pinto, un formidabile depositario del nostro dialetto.

Molti termini dialettali si sono italianizzati perché i ragazzi di oggi sono tutti più istruiti rispetto alla generazione precedente.

Ad esempio non si dice più ‘u vóvete per indicare il gomito, o ‘u tetìgne per l’ascella.

Nel nostro caso oggi ormai tutti dicono ‘i murròjede o anche ‘i merròide

Vi rimando a Wikipedia:
“Le emorroidi (dal greco haîma , “sangue” e rhéó, “scorrere”) sono strutture vascolari del canale anale che giocano un importante ruolo nel mantenimento della continenza fecale. Diventano patologiche quando sono gonfie o infiammate, causando una sindrome nota come malattia emorroidaria, alla quale spesso ci si riferisce, nel linguaggio comune e anche nella divulgazione, sempre con il medesimo termine di emorroidi.”

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Stùdeche

Stùdeche agg. e s.m. = Stupido

Dariva dal latino stolidum, Che è tardo nel comprendere, ottuso di mente, poco intelligente.

Al femminile fa Stòdeche.

Al plurale sia stùdeche sia stòdeche restano invariati.

‘Sàtele jì quìsti stùdeche = Lasciateli perdere questi stupidi.

Quìddi döje stòdeche = Quelle due stupide.

Accrescitivo invariabile al singolare: Stùdecacchjöne s.m, s.f. = Grosso/a stupido/a.

Al plurale femminile resta ancora uguale. Al plurale maschile fa Studecacchjüne.

Stùdeche ha una valenza, se possibile, ancora più negativa del normale ‘stupido’.

Stóbbete, aggettivo inv., più moderno, acquisito dalla terminologia italiana.

Anche per questo termine esiste l’accrescitivo stubbetacchjöne, con le stesse regole grammaticali.

Curiosità: stòdeche s.f. è sinonimo di scorreggia dal suono flebile…(scusate)

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Stùdecacchjöne

Stùdecacchjöne agg-, s.m. = ottuso, lento a capire

Accrescitivo di stùdeche = Grosso stupido, quasi scemo.

Al femminile è stòdecacchjöne anche al plurale: ci accorgiamo dall’articolo se è singolare o plurale.

Al plurale il maschile è studecacchjüne.

È usato anche stubbetacchjöne, dal suono esplodente della doppia bb, per rintronare ulteriormente il poveretto che se lo sente dire:

‘stu stùbbetacchjöne!! = (Ma guarda che cosa è capace di fare) questo grosso stupido!

I ragazzi di oggi non ci mettono molto a usare un termine che fa rima con veglione. ?

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Strungöne

Strungöne s.m. = Segaccio, segone.

Grossa sega la cui lama contiene alle due estremita, fissati in appositi occhielli tubolari, due manici a verga.

Azionata a mano da due persone, specie dai costruttori di barche, serve per tagliare grossi tronchi e ricavarne assi di legno.

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Struculatüre

Struculatüre s.m. = Stropicciatoio

Asse di legno dentato per lavare i panni a mano.

Una volta le lavandaie stropicciavano la biancheria su lisce lastre di scoglio alle sorgenti salmastre del Mandracchio o alla sorgenti “San Pietro” e “Santa Maria” dietro l’edificio scolastico ex nautico (Ginnasio-Liceo) vicino alla Sirenetta.

Ammessa anche la pronuncia struchelatüre. In Calabria ho sentito pronunciare stricatùru, riferendosi al verbo streché = compiere azione di sfregamento.
Il termine deriva dallo spagnolo estrecadero

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Stróppele

Stróppele s.m. = Stroppo, stroppolo

Strano: sembra un termine tipico manfredoniano (con la ó stretta, quasi u) e invece l’ho trovato sul Dizionario Italiano di Devoto-Oli: Stroppo o stròppolo: nell’attrezzatura navale, pezzo di cavo ad anello, utilizzato per legare oggetti ai quali debba essere consentito un certo movimento: per esempio il cavetto che collega il remo allo scalmo [Lat:stroppus ‘corda’, che è dal greco stròphos]

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