Il graffietto è un piccolo attrezzo dotato di una punta metallica per fare a mano incisioni e solchi poco profondi su legno, metallo, pietra e sim.
In pratica è una barretta di ferro di circa 20 cm, con un lato terminante a punta e con l’altro ad occhiello.
Il nome dialettale deriva da (clicca→) sìnghe = Linea, graffio.
La linea, diritta o curva tracciata col singatüre, serve all’operatore da guida per la successiva azione di taglio, che può avvenire con scalpello e martello, o con il seghetto, o con il flex a seconda dal materiale da dividere.
In tempi recenti è stato soppiantato – con lo stesso scopo – dal pennarello a punta sottile.
Questi è più pratico e maneggevole, e può lasciare le tracce indelebili e ben visibili su qualsiasi superficie che le richiedano (legno, ferro, marmo, ecc.).
Quello nella foto è di fattura artigianale e l’ho reperita nella cassetta degli attrezzi di mio padre. Resiste anche alle martellate sull’occhiello date per eseguire perforazioni nel legno o nell’intonaco, perché ha la punta (a sezione quadrata) ben temprata, e quindi molto dura.