Raré v.t. = Rasare, raschiare
Rendere liscio qlco, spianare una superficie mediante la rasiera.
Vù raré i còzzele? = Vuoi raschiare i mitili?
Mìttete a raré ‘u taveljire! = Mettiti a raschiare la spianatoia!
Rendere liscio qlco, spianare una superficie mediante la rasiera.
Vù raré i còzzele? = Vuoi raschiare i mitili?
Mìttete a raré ‘u taveljire! = Mettiti a raschiare la spianatoia!
Far coagulare, far rapprendere il latte usando il caglio, detto, con l’accento piano, ‘u quàgghje s.m.
Nell’Italia centro-meridionale cagliare si dice proprio quagliare.
Figuratamente, significa: giungere a una conclusione, a un risultato positivo.
Ha vennute ‘a chése? Angore nen quagghjéme njinde = Hai venduto la casa? Non abbiamo ancora concluso la trattativa.
Si usa, in questo caso, anche il verbo acquaquagghjé.
Liberare qlco. dallo sporco. Sin.: lavare, smacchiare, sgrassare, nettare, ripulire, mondare, candeggiare, detergere, lucidare, disinfettare, depurare, spolverare, spazzolare.
Esiste anche la forma riflessiva pulezzàrece = pulirsi, lavarsi, curare l’igiene personale, togliersi lo sporco di dosso.
Qualche soggetto, fortunatamente pochi, sozza o che non bada alla pulizia di casa, è detta ‘a muffarde al femminile e ‘u mufföne al maschile.
A proposito di muffarde. Si racconta di una signora che un tiepido e soleggiato mattino di primavera, sull’uscio di casa si vantò con la sua vicina: Ah, stamatüna m’agghje fatte ‘na bella lavéte de fàcce! = Ah, ho approfittato del tepore primaverile per darmi una bella lavata al viso!
Immagino che le altre parti del corpo siano rimaste sozze quella mattina, nonostante il calduccio, e che per tutto l’inverno non avesse mai usato detergersi….
Espellere, emettere dell’urina.
Si può usare anché il trisillabo pe-scé-je, invece che il più consueto bisillabo pe-scé.
Me töne a pescé = Ho bisogno di orinare.
Si usa anche come verbo transitivo, per esempio, nelle forme di patologia nefrologica:pescé sanghe=orinare sangue, o pescé ‘i càlchele = espellere i calcoli renali per via naturale. Uh, che dolore!
1) Apparire, sembrare, mostrarsi in un certo modo, dare l’impressione
Cüme pére belle! = Come sembri bello!
Chi bèlle völe parì, l’ùsse d’u cüle l’uà dulì = Per il successo occorre fatica.
2) Parere, sembrare meglio, sembrare più opportuno.
Cüme me pére e piéce = Come mi sembra più opportuno e come piace a me!
Acchessì pére = Così sembra.
Paljéje v.t. = Percuotere, malmenare
Oltre al trisillabo paljèje (pa-ljé-je) si può ricorrere anche al bisillabo paljé (pa-ljé)
Colpire qlcu. violentemente, con le mani o con un oggetto, malmenare, picchiare.
Forse perché l’oggetto con cui si percuote è un paletto? No! è una reminiscenza del verbo spagnolo apalear = battere, percuotere.
Vi consiglio di cliccare qui→(paliatone) per saperne di più.
Nzuràrece v.rifl. = Ammogliarsi, prendere moglie.
Sposarsi, prendere moglie. Deriva dal latino in-uxorare/uxorem ducere.
Come in italiano, se lo sposalizio è riferito all’uomo, si usa il verbo ‘nzuràrece = ammogliarsi; se riguarda la donna si adopera maretàrece = maritarsi.
Nen pöte fé l’ati djibbete, ca ce völe ‘nzuré = Non può fare altri debiti perché si vuole ammogliare.
Giuanne nen völe capì de ‘nzuràrece! = Giovanni non vuol saperne di sposarsi!
E mò ce ‘nzöre Luìgge! = Non è per ora che Luigi prende moglie!
Quando furoreggiavano i famosi Beatles, imparammo quel brano famoso She wants you, yeah!. (pron. Scì-uon-ziù-jé). Noi ragazzotti, cazzeggiando, lo abbiamo volutamente storpiato, cantando: ce uà nzuré, jé jé.
Nzumelé v.t. = Assommare
Accettabile anche la grafia ‘nzumeléje
Raccogliere insieme, riunire, sommare, raggranellare.
Specificamente significa anche risparmiare, ma non nel senso di risparmiare sul costo di acquisto di un bene o di una prestazione di servizio (il famoso ‘ultimo prezzo’ delle estenuanti contrattazioni per ‘tirare’ a vantaggio dell’acquirente).
Risparmiare proprio nel significato di mettere da parte del denaro, allo scopo di non spenderlo, e trovarsi alla fine una sommetta per far fronte agli imprevisti: ‘u ‘nzumelìcchje, il gruzzoletto.
Cerchiamo una etimologia?
Presumo che derivi da sommare, accumulare.
L’amico Prof. Michele Ciliberti chiarisce «mettere insieme, accumulare denaro, dal latino in cumulum».
Cioè accumulare.
Mi viene a mente anche l’avverbio francese ensemble (=insieme, assieme), e il verbo derivato assembler (che suona simile a ‘nzumelé) cioè mettere insieme e unire o montare pezzi omogenei di congegni meccanici o elettronici. La traduzione “assemblare” ha soppiantato l’antico “assiemare”.
Sporcare, insudiciare qlco come se l’oggetto fosse unto di sego. (Vedi: ‘u süve).
Quann’jì ca te ljive ‘sta cammüse?: ‘u vüte ca ‘u cullètte sté nzevéte? = Quando è che ti levi questa camicia?: lo vedi che il colletto è insudiciato?
È ammessa la pronuncia breve ‘nzevé.
Provo a fare l’intera coniugazione dell’indicativo presente:
nzevöje, nzevjìje, nzevöje, nzevéme, nzevéte, nzevèjene.
Nzeté v.t. = innestare, praticare innesti.
Verb
o specifico ad uso del mondo rurale. I nostri nonni, che non avevano studiato Agraria, potevano dare dei punti ai Dottori Agronomi perché la loro scuola derivava dall’esperienza dei loro antenati tramandata di padre in figlio.
Sapevano benissimo quali piante erano compatibili tra di loro perché l’innesto potesse riuscire. Questa tecnica è tuttora largamente praticata anche in campo sanitario (chirurgia plastica per correggere danni estetici o funzionali con innesti ossei o tessutiali)
L’operazione in agricoltura consiste nel collegare assieme (attraverso tecniche diverse: innesto a taglio, a gemma, a corona, a triangolo, ecc.) una pianta che ha un buon apparato radicale ed un’altra che produrrà dei frutti.
Importante e fondamentale è la corretta incisione nel ramo di un tipo di albero per collocarvi un rametto dell’altra pianta. Si fascia il tutto ben protetto e la natura fa il resto!
Presumo, ma posso sbagliare, che il verbo abbia come riferimento il sostantivo züte, nel senso di sposo/a. Quindi, a mio parere, significa proprio “sposare”, unire saldamente i due “sposi” vegetali.