Tag: Verbo transitivo

Rašké

Rašké v.t. e v.i. = Raschiare, Pomiciare

1) Rašké v.t. = Grattare, raschiare, levigare una superficie, eliminandone incrostazioni e sporgenze con uno strumento ruvido o tagliente.

2) Rašké (o anche ‘Mbrašké) v.i. = Pomiciare.
Praticare il petting .
Petting indica un insieme di pratiche ed effusioni di natura sessuale ma che non includono un rapporto sessuale completo.

In tempi di magra…

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Raré

Raré v.t. = Rasare, raschiare

Rendere liscio qlco, spianare una superficie mediante la rasiera.

Vù raré i còzzele? = Vuoi raschiare i mitili?

Mìttete a raré ‘u taveljire! = Mettiti a raschiare la spianatoia!

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Quagghjé

Quagghjé v.t. = Cagliare

Far coagulare, far rapprendere il latte usando il caglio, detto, con l’accento piano, ‘u quàgghje s.m.

Nell’Italia centro-meridionale cagliare si dice proprio quagliare.

Figuratamente, significa: giungere a una conclusione, a un risultato positivo.

Ha vennute ‘a chése? Angore nen quagghjéme njinde = Hai venduto la casa? Non abbiamo ancora concluso la trattativa.

Si usa, in questo caso, anche il verbo acquaquagghjé.

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Pulezzé

Pulezzé v.t. = Pulire

Liberare qlco. dallo sporco. Sin.: lavare, smacchiare, sgrassare, nettare, ripulire, mondare, candeggiare, detergere, lucidare, disinfettare, depurare, spolverare, spazzolare.

Esiste anche la forma riflessiva pulezzàrece = pulirsi, lavarsi, curare l’igiene personale, togliersi lo sporco di dosso.

Qualche soggetto, fortunatamente pochi, sozza o che non bada alla pulizia di casa, è detta ‘a muffarde al femminile e ‘u mufföne al maschile.

A proposito di muffarde. Si racconta di una signora che un tiepido e soleggiato mattino di primavera, sull’uscio di casa si vantò con la sua vicina: Ah, stamatüna m’agghje fatte ‘na bella lavéte de fàcce! = Ah, ho approfittato del tepore primaverile per darmi una bella lavata al viso!

Immagino che le altre parti del corpo siano rimaste sozze quella mattina, nonostante il calduccio, e che per tutto l’inverno non avesse mai usato detergersi….

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Pescé

Pescé v.t. = Mingere, urinare.

Espellere, emettere dell’urina.

Si può usare anché il trisillabo pe-scé-je, invece che il più consueto bisillabo pe-scé.

Me töne a pescé = Ho bisogno di orinare.

Si usa anche come verbo transitivo, per esempio, nelle forme di patologia nefrologica:pescé sanghe=orinare sangue, o pescé ‘i càlchele = espellere i calcoli renali per via naturale. Uh, che dolore!

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Paljéje

Paljéje v.t. = Percuotere, malmenare

Oltre al trisillabo paljèje (pa-ljé-je) si può ricorrere anche al bisillabo paljé (pa-ljé)

Colpire qlcu. violentemente, con le mani o con un oggetto, malmenare, picchiare.

Forse perché l’oggetto con cui si percuote è un paletto?   No! è una reminiscenza del verbo spagnolo apalear = battere, percuotere.
Vi consiglio di cliccare qui→(paliatone) per saperne di più.

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Nzuràrece

Nzuràrece v.rifl. = Ammogliarsi, prendere moglie.

Sposarsi, prendere moglie. Deriva dal latino in-uxorare/uxorem ducere.

Come in italiano, se lo sposalizio è riferito all’uomo, si usa il verbo ‘nzuràrece = ammogliarsi; se riguarda la donna si adopera maretàrece = maritarsi.

Nen pöte fé l’ati djibbete, ca ce völe ‘nzuré = Non può fare altri debiti perché si vuole ammogliare.

Giuanne nen völe capì de ‘nzuràrece! = Giovanni non vuol saperne di sposarsi!

E mò ce ‘nzöre Luìgge! = Non è per ora che Luigi prende moglie!

Quando furoreggiavano i famosi Beatles, imparammo quel brano famoso She wants you, yeah!. (pron. Scì-uon-ziù-jé). Noi ragazzotti, cazzeggiando, lo abbiamo volutamente storpiato, cantando: ce uà nzuré, jé jé.

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Nzumelé

Nzumelé v.t. = Assommare

Accettabile anche la grafia ‘nzumeléje

Raccogliere insieme, riunire, sommare, raggranellare.

Specificamente significa anche risparmiare, ma non nel senso di risparmiare sul costo di acquisto di un bene o di una prestazione di servizio (il famoso ‘ultimo prezzo’ delle estenuanti contrattazioni per ‘tirare’ a vantaggio dell’acquirente).
Risparmiare proprio nel significato di mettere da parte del denaro, allo scopo di non spenderlo, e trovarsi alla fine una sommetta per far fronte agli imprevisti: ‘u ‘nzumelìcchje, il gruzzoletto.

Cerchiamo una etimologia?
Presumo che derivi da sommare, accumulare.
L’amico Prof. Michele Ciliberti chiarisce «mettere insieme, accumulare denaro, dal latino in cumulum».
Cioè accumulare.
Mi viene a mente anche l’avverbio francese ensemble (=insieme, assieme), e il verbo derivato assembler (che suona simile a ‘nzumelé) cioè mettere insieme e unire o montare pezzi omogenei di congegni meccanici o elettronici. La traduzione “assemblare” ha soppiantato l’antico “assiemare”.

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Nzevéje

Nzevéje v.t. = Insudiciare

Sporcare, insudiciare qlco come se l’oggetto fosse unto di sego. (Vedi: ‘u süve).

Quann’jì ca te ljive ‘sta cammüse?: ‘u vüte ca ‘u cullètte sté nzevéte? = Quando è che ti levi questa camicia?: lo vedi che il colletto è insudiciato?

È ammessa la pronuncia breve ‘nzevé.

Provo a fare l’intera coniugazione dell’indicativo presente:
nzevöje, nzevjìje, nzevöje, nzevéme, nzevéte, nzevèjene.

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