Varröne

Varröne s.m. = Spranga, barra snodata

Spranga, paletto di ferro incernierato all’interno delle case sui battenti della porta dell’uscio.  In italiano si usa il verbo sprangare per indicare questa operazione.

Era di uso comune quando le abitazioni erano quasi tutte al pianterreno.

La notte si chiudevano prima le porte a vetri, e poi quelle più robuste di legno.

Sulla parete situata dietro ciascun dei due battenti c’era una sbarra (detta varra da cui deriva ‘u varröne) di ferro a sezione circolare dal diametro di circa 2,5 cm e dalla lunghezza variabile dai 50 cm in su.

La barra era forgiata con due occhielli alle due estremità.

Uno era incernierato ad un altro occhiello a codolo, e questo era fissato al muro dietro la porta, e quindi rendeva snodabile la spranga.

L’altro occhiello veniva inserito al “dente” fissato alla porta quando era chiusa, in modo da tenerla ben salda.

Un altro tipo di varrone invece di terminare ad occhiello, era forgiato a gancio che si innestava nell’occhiello fissato nell’anta della porta oppure a parete, come nella foto gentilmente fornitami dall’amico Matteo Borgia.

“U varröne” è sinonimo di solidità, robustezza.

I bambini nella notte di Ognissanti vi appendevano le calze vuote perché la mattina le avrebbero trovate colme di doni portati dalle anime dei defunti. La festa della Befana non si celebrava.

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1 Comment

  1. Che sia sinonimo di robustezza era fin troppo assodato. Tanto che, quando eravamo bambini, lanciavamo su un tetto quel dente da latte che era appena caduto. L’ atto era preceduto con le strofe: ” tìtte, tìtte, tìtte – té lu stúrte e damme ‘u dritte – dammìlle fòrte fòrte – accüme ‘u varröne d addröte ‘a pòrte”….


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