Autore: tonino

Nzevüse

Nzevüse agg. = Unto

Al femminile suona nzevöse.

Non nel senso biblico di “Prescelto dal Signore”, ma proprio ricoperto da una patina di sporco, viscido, come spalmato di süve = sego.

Il termine designa altresì l’atteggiamento non proprio modesto assunto da qlc persona arrogante, presuntuosa, o altezzosa.
Deriva dal verbo nzevéje (o nzevé), = insozzare, insudiciare.

Sà lu jì, ca códde jì nzevüse = Lascialo andare (lascialo perdere), perché costui è borioso

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Nzevéje

Nzevéje v.t. = Insudiciare

Sporcare, insudiciare qlco come se l’oggetto fosse unto di sego. (Vedi: ‘u süve).

Quann’jì ca te ljive ‘sta cammüse?: ‘u vüte ca ‘u cullètte sté nzevéte? = Quando è che ti levi questa camicia?: lo vedi che il colletto è insudiciato?

È ammessa la pronuncia breve ‘nzevé.

Provo a fare l’intera coniugazione dell’indicativo presente:
nzevöje, nzevjìje, nzevöje, nzevéme, nzevéte, nzevèjene.

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Nzeté

Nzeté v.t. = innestare, praticare innesti.
Verbo specifico ad uso del mondo rurale. I nostri nonni, che non avevano studiato Agraria, potevano dare dei punti ai Dottori Agronomi perché la loro scuola derivava dall’esperienza dei loro antenati tramandata di padre in figlio.

Sapevano benissimo quali piante erano compatibili tra di loro perché l’innesto potesse riuscire. Questa tecnica è tuttora largamente praticata anche in campo sanitario (chirurgia plastica per correggere danni estetici o funzionali con innesti ossei o tessutiali)

L’operazione in agricoltura consiste nel collegare assieme (attraverso tecniche diverse: innesto a taglio, a gemma, a corona, a triangolo, ecc.) una pianta che ha un buon apparato radicale ed un’altra che produrrà dei frutti.
Importante e fondamentale è la corretta incisione nel ramo di un tipo di albero per collocarvi un rametto dell’altra pianta. Si fascia il tutto ben protetto e la natura fa il resto!

Presumo, ma posso sbagliare, che il verbo abbia come riferimento il sostantivo züte, nel senso di sposo/a. Quindi, a mio parere, significa proprio “sposare”, unire saldamente i due “sposi” vegetali.

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Nzèrte

Nzèrte s.f. = Serto

In italiano, al maschile, significa ghirlanda, corona spec. di fiori o di foglie.

Da noi, al femminile, e più prosaicamente indica una corona formata da aglio intrecciato per le code o anche un ‘grappolo’ di pomodorini accavallati con i loro peduncoli a un supporto e tenuti appesi in luogo fresco per le provviste d’inverno.

‘A nzèrte de pemedurjille non si usa più perché è stata soppiantata dal “Ciliegino” di Pachino, detto da cocktail, reperibile tutto l’anno.

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Nzertéje

Nzertéje v.t. = Infilare

Esiste la versione breve nzerté.

Attraversare con un filo, facendo passare un capo del filo per uno stretto foro.
‘Nzerté l’éche = Infilare l’ago.

Nen si’ bùne manghe a ‘nzerté l’éche… = Non sei capace nemmeno a infilare l’ago…
Ossia non conosci l’ABC, i rudimenti del mestiere, e vuoi atteggiarti ad esperto?

Capitava che qualcuno, sapendo mettere in fila quattro accordi (Do, Lam, Rem, Sol7), si riteneva chitarrista.

Nzerté può significare, per estensione, fare centro, colpire giusto, azzeccare un risultato, imbroccare la via giusta, un procedimento.

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Nzenué

Nzenué v.t. = Istigare, insinuare

Far nascere in qualcuno un sentimento, una convinzione, un interesse in maniera abile e calcolata.

Persuadere o aizzare qlcn contro qlcn altro per proprio tornaconto. Suscitare, far nascere un sospetto o altro sentimento maligno in qlcu.

Códde jì stéte nzenuéte = Costui (ha agito male perché) è stato sobillato (da qlc mascalzone).

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Nzalvamjinde

Nzalvamjinde inter. = che sia in salvo

Interiezione pronunciata spesso per manifestare il desiderio di mettere in salvo da ogni pericolo il soggetto di cui si teme la sorte. Difatti alla lettera essa significa “in salvamento”.

Mattöje, fìgghje müje, tó mò vattìnne a caste, nzalvamjinde, e nen te facènne vedì fine a quann’jì cré = Matteo, figlio mio, tu ora vattene a casa tua in santa pace, e non ti far vedere fino a domani.

Mò m’arretüre, nzalvamjinde = Ora rincaso, sano e salvo.

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Nzallanüte

Nzallanüte agg. = Scimunito, rincitrullito

L’aggettivo, derivato dal napoletano, è un po’ desueto per quanto ancora comprensibile.

Generalmente è unito al sostantivo vecchio, nel senso di persona molto anziana: vècchje ‘nzallanüte.
Ora è facile sentire rincogl…… ma non sta bene profferirlo in presenza dell’anziano, perché con l’avanzare dell’età si è soggetti alla malattia subdola dell’Alzehimer e il poverino non ha alcuna colpa se non è sveglio di mente.

Sin. scimunito, rimbambito.

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Nzacché

Nzacché v.t. = Conficcare

Si usa un po’ genericanente:

‘nzacché ‘i chjùve = conficcare i chiodi

‘nzacché ‘u ferrètte = abbassare il saliscendi

‘nzacché ‘u uarröne = innestare la barra

‘nzacché ‘nu recchjéle = assestare uno schiaffone

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Nutrìzze

Nutrìzze s.f. = Balia, nutrice

Donna che allatta il proprio bambino o, più comunemente, donna che, a pagamento, allatta i figli altrui.

Una volta, prima che fosse diffuso il latte in polvere per l’infanzia, se una puerpera non aveva latte a sufficienza per il suo bambino, ricorreva a queste benefattrici. Il compenso era sempre molto inferiore a quello che esse davano al pupo.

Spessissimo gli si affezionavano, perché se disponevano di latte significava che avevano avuto anch’esse un loro figlio. I due bebé, succhiando allo stesso seno, erano considerati “fratelli di latte”: una cosa bellissima.

Il bambino tenuto a balia dalla nutrìzze, per tutta la sua vita, anche in età adulta, la amava e la rispettava proprio come sua madre.

In effetti non ci si può affezionare a una tettarella di gomma, convenite?

L’allattamento artificiale con latte in polvere ha cancellato la figura della balia. Le baby-sitter moderne al massimo cambiano i pannolini e somministrano un biberon pre-riempito riscaldandolo per 50 sec. nel forno a micro-onde.

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