Autore: tonino

Fundénaröse

Fundénaröse top. = Fonte Rosa

Borgo rurale sorta nel dopoguerra ad opera dell’Ente Riforma Fondiaria.

Ubicato verso Ortanova, nella Puglia piana.

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Fumjire

Fumjire sm = Letame.

Concime di natura organica formato da strame ed escrementi di animali che fermentano e si decompongono. Viene usato per concimare gli orti.

Termine derivato dal francese Fumier = letame.

Talvolta viene usato come spregiativo verso persone di infimo livello morale. Insomma una merda di persona (scusate).

Una volta sentii un camionista che in un certo posto aveva mangiato malissimo.
Il suo interlocutore gli chiese: «Ma che t’hanne fatte mangé?»
Lui rispose laconico: «‘U fiumjire…»

Nota linguistica:
Preferisco usare il diagramma ji per indicare una “i” lunga e per tradurre l’italiano “ie” (barbiere, infermiere, giardiniere, ecc.)

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Fulmenànde

Fulmenànde s.m. = Zolfanello, fiammifero da cucina

Antica denominazione dei fiammiferi che hanno come couadiuvante all’accensione un bagno di zolfo sulla punta; è una definizione desueta.

Erano venduti dai tabaccai assieme ai generi di Monopolio di Stato (Chinino, sale e tabacchi).

Il nome fulmenànde probabilmente deriva da un’antica denominazione commerciale, perché lo ritrovo anche nei dialetti liguri, piemontesi, lombardi, emil-romagnoli, triveneti, toscani, umbri, marchigiani, laziali, abruzzesi, calabresi e sardi.

In epoca più recente, ossia fintantoché era usato il colletto di zolfo sotto la testa di fosforo, era chiamato anche zuffarjille, zolfanello.

Poi, credo dopo il 1970, hanno messo in commercio quelli che evitano il nauseabondo odore di zolfo, e sono tuttora usati in cucina o dai fumatori di pipa.

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Fuffé

Fuffé v.t. = Soffiare.

Un verbo entrato nelle orechie osservando i giocatori di Dama.

Quando un giocatore, avendone la possibilità, non mangia una pedina, per calcolo o per distrazione, dava al giocatore avversario il diritto di eliminarla dalla scacchiera.

Questi la prendeva con tre dita, l’avvicinava alla sua bocca e pronunciava “soffio” alitandovi sopra come per spegnere un’immaginaria candela.

“Soffio” nel corso degli anni è diventato foffio e poi fòffe e fuffé.

Il vero regolamento del gioco della Dama non contempla la possibilità di fuffare.

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Fucenètte

Fucenètte s.f. = Forgia, fucina

Forgia: fornello a carbone fossile, munito di mantice o di ventilatore, utilizzato dal fabbro per la arroventare [cavedjé](←clicca), e poi lavorare col martello sull’incudine un pezzo metallico.

Fino agli anni ’50 La fucina era molto ampia perché doveva sorreggere un mantice mastodontico azionato con un pedale. Poi fu adottato una specie di ventilatore a manovella che convogliava aria a getto forzato e continuo sotto i carboni accesi. Ciò consentiva al metallo, posto in mezzo al fuoco, di arroventarsi più rapidamente e con meno fatica.

Questo sistema di ventilazione, tuttora in uso, richiede un piano di “cottura” molto più ridotto, e così anche il nome della fucina venne usato al diminutivo, fucenètte.

Nella foto reperita in rete si vede a sinistra il mantice antico, poggiato sul bancone, e a destra la forgia con ventola a manovella.

Scusate se mi sono dilungato nella descrizione della fucenètte, ma – essendo figlio di fabbro – mi è sembrato di entrare nella bottega paterna.

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Fucarüle

Fucarüle s.m. = Focolare

Parte del camino su cui si accende il fuoco per cuocere le vivande o per riscaldare l’ambiente.

Nelle case a pianterreno, era ricavato in una rientranza della parete interna di circa 50 cm, con apertura larga cm 100, alta circa cm 200, e collocata su uno dei lati accanto all’uscio. Era dotato di una breve condotta verticale per mandare i fumi all’esterno, direttamente sul tetto.

La parte adibita a focolaio era suddivisa orizzontalmente da un “piano di cottura” in muratura di mattoni pieni, situato a cm 85 dal pavimento. La parte sottostante, protetta da due sportellini, veniva usata per contenere la legna da ardere, e/o il sacchetto dei carboni,la paletta, l’attizzatoio, il ventaglio di piume di tacchino.

Quando ’u fucarüle non si usava, veniva chiuso dalle due porticine superiori, in sua dotazione.

Una rientranza delle stese misure era ricavata all’altro lato della porta d’ingresso, ed era utilizzata come stipo a muro, a più ripiani, anch’esso dotato di sportellini, talora a vetri, in cui venivano riposti stoviglie, e provviste  varie.

Con l’avvento del gas in bombole (detto Pipigas = “BPgas”, Butangas, Liquigas) nel 1951 tutti in massa passarono a sostituire la legna con nuovo combustibile che non faceva fumo, non anneriva le pentola, si accendeva immediatamente, cuoceva rapidamente.

La bombola trovò alloggiamento nella nicchia sottostante il piano ex di fuoco, dove ora faceva bella mostra di sé la classica bianca cucina di ferro smaltata bassa a tre fornelli, detta “da campeggio”.

Ricordo che la prima marca apparsa sulla piazza fu la Zoppas, e bisognava prenotarla con un’attesa presunta di qualche mese! Nessuno pensava di andare a comprarla a Foggia, ove certamente era più reperibile, perché nessuno possedeva l’automobile e poi…chi avrebbe potuto dare le istruzioni per l’uso del gas?

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Frustarüje

Frustarüje s.f. = Stranezza,

Discorso, comportamento, fatto strano, insolito, singolare, fuori dell’usuale.

Episodio estraneo alle usanze locali, “forestiero” (etimo da cui potrebbe derivare).

Anche al limite del lecito. Sfrontatezza. Pagliacciata. Maldicenza. Litigi verbali all’aperto.

Che so’ ‘sti frustarüje! Fenìtele! = Che cosa sono queste pagliacciate? Smettetela!

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Fruškelecchje

Fruškelecchje s.f. = Cucciolo di bestia

Specialmente riferito a vitellino, o asinello, o puledrino.

La leggerezza del termine dovrebbe escludere altri significati. Invece sono stati capaci di associare il sostantivo fruškelecchje a una giovine prostituta.

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Fruscé 

Fruscé v.t. = sperperare, scialacquare

Spendere soldi senza criterio e misura; dissipare, dilapidare una sostanza.

Quando qlcu sperpera le sue sostanze, rimane con un pugno di mosche. Ovviamente quelli che considerava suoi amici gli voltano le spalle senza colplimenti. E si ritrova – per dirla con un’espressione colorita – col culo per terra.

Noi diciamo, altrettanto coloritamente: restare di culo ai capperi.

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