Autore: tonino

Chjàcchjere nen ce ne vònne

Chjàcchjere nen ce ne vònne loc.id. = Verità sacrosanta.

Il nostro conterraneo Lino Banfi dice simpaticamente: “una parola è poca e due sono troppe”.

Noi ricorriamo a “chiacchiere non occorrono”, perchè già si è detto tutto e sarebbe del tutto inutile aggiungere anche una sola parola.

‘Ndànde ‘Giuànne ò vìnde e chiacchjere nen ce ne vònne = Intanto Giovanni ha vinto (la partita a carte) e non c’è altro da aggiungere, perché la posta è legittimamente sua…

Filed under: CTagged with:

Chjacchjere mòrte

Chjacchjere mòrte loc.id. = Ciance, Parole parole parole…

Quando si ascoltano tante belle parole, tante promesse che non verranno mantenute, come le promesse elettorali, si classificano come chiacchiere vuote, morte, che non arrecano alcun beneficio reale, né ora né mai.

A volte quando qlcu minaccia o riferisce guai in arrivo da parte di terzi, lo si rimbecca classificando le sue come chiacchiere morte.

Va bene anche la locuzione chjàcchjere vacànde = parole vuote.

Che ste decènne? Quìste so’ chjàcchjere vacànde! = Che stai dicendo? Queste sono ciance.

Ringrazio l’assiduo lettore Michele Murgo per lo spunto fornitomi.

Filed under: CTagged with:

Chiurlànde

Chiurlànde s.f. = Ghirlanda

Quando io ero ragazzo, si diceva proprio così, chiurlànde. Ora si preferisce usare un termine ibrido: i coröne = le corone.

È una vistosa corona di fiori, usata ahimè solo nei cortei dei funerali, per accompagnare il defunto al cimitero, ove veniva ammucchiata nella spazzatura, assieme alle altre, per la gioia degli operatori cimiteriali.

Dal numero delle ghirlande che seguivano il feretro i passanti valutavano il ceto sociale e l’importanza del defunto. Venivano portate a piedi, da due persone, per impinguare il corteo. Tutte vanità, che giovavano ai vivi e non ai morti.

Quelle usate a Manfredonia consistevano di due rami di palma fissati tra loro e poi infiorate e decorate da un largo nastro viola, sul quale erano indicati a lettere dorate i nomi comuni dei committenti: gli zii, gli amici, i cugini, mamma e papà, ecc.

Filed under: CTagged with:

Chisüjasüje 

Chisüjasüje pron.ind. = Chicchessia

Chiunque, qualsiasi, ognuno.

Credo che alla lettere derivi da ‘chi-sia-sia’, non importa chi, qualunque persona.

Stöve ‘a pòrta japèrte: chisüjasüje putöve trasì = C’era la porta aperta: chiunque poteva entrare.

Forse è più leggibile così: Chi-süja-süje

Filed under: CTagged with:

Chiche-cöse

Chiche-cöse pron.indef. = Qualcosa

Qualche cosa indefinita, imprecisabile.

Chiche-cöse uà succjöde = Qualcosa deve accadere.

Si può anche dire quaccheccöse.

Filed under: CTagged with:

Chiàzze

Chiàzze s.f. = Piazza

Come in quasi tutte le parole che in italiano iniziano con “pia, pie”, in dialetto cambiano in “chia” (piazza, pieno, pianella, piatto, coppia, ecc.= chiazze, chiüne, chianjille, chiatte, cocchje).

A Manfredonia oltre al significato di luogo ampio urbano, specificamente significa anche il Corso principale:

‘Na camenéte p’a chiazze
 = una passeggiata per il Corso Manfredi.

So’ scennüte ammizze ‘a chiazze = sono (sceso) uscito per il Corso (non in mezzo alla Piazza).

Filed under: CTagged with:

Chiavöne

Chiavöne s.m. sop.= Grossa chiave

Questo soprannome fu affibbiato a qlcu che portava con sé la chiave del portone, di quelle fatte a mano come la  serratura (maškatüre) dallo stesso fabbro.

Io ritengo che, adoperato come soprannome, sia una storpiatura del cognome Schiavone.

Filed under: Soprannomi

Chiarastèlle

Chiarastèlle sopr. = Chiara-Stella

Bellissimo soprannome deriva da due nomi propri: Chiara e Stella.

Può anche significare una stella luminosa, chiara.

Anche questa interpretazione del nomignolo mi sembra molto bella.

Filed under: Soprannomi

Chiapparüne 

Chiapparüne s.m. = Càppero

Etimo di origine arabo-persiano Al-qâbar.

Il cappero (Capparis spinosa) appartenente all’ordine delle Brassicacee, fam. Capperacee, è coltivato fin dall’antichità ed è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo.

Cresce spontanea solo sulle rupi calcaree, nelle falesie (coste rocciose con pareti a picco sul mare), su vecchie mura, formando spesso cespi con rami ricadenti lunghi anche diversi metri. Necessita di sole e di pochissima acqua.

Della pianta si consumano i boccioli, detti capperi, e più raramente i frutti, detti cucunci, a forma di piccolissimi cetriolini. Entrambi si conservano sott’olio, sotto aceto o sotto sale.

In dialetto si usa chiapparüne sia al singolare, sia al plurale.

Io ricordo anche un Montanaro con la voce squillante che, fino a pochi anni fa, vendeva i capperi per le vie di Manfredonia: “Chiapparìne, chiapparìiiiine!”

Filed under: CTagged with: