Godere di buona salute, estrinsecato dal fatto di mangiare e di digerire senza problemi, è per taluni cosa essenziale per assurgere al massimo delle capacità umane.
Nell’immaginario collettivo chi sta meglio del Papa (fisicamente s’intende), che non deve preoccuparsi ogni giorno di procurarsi la pagnotta? A maggior ragione se si gode di ottima salute?
Qualcuno sentenziò anche che la massima aspirazione di ogni vivente è quella di vivere come Gian Galasso: mangiare, bere e andare a spasso.
Un po’ meschina come desiderata, perché l’Uomo oltre al corpo deve nutrire qualcos’altro di altrettanto vitale per non abbrutirsi: l’arte, l’amore, le relazioni sociali, l’elevazione spirituale, gli affetti, la bellezza, la cultura in genere.
Fine del sermoncino. E mò, jéme a mangé!
Ringrazio GreenVision Production per avermi suggerito questo Proverbio manfredoniano.
Colui che lascia pane e mantello, va incontro a guai (guai acchiappa).
Uno dei soliti consigli per i lavoratori che escono in mare o per i campi. Non deve assolutamente dimenticare di portare con sé pane (per sfamarsi) e cappa (per coprirsi):
Mio padre faceva di meglio. Quando viaggiava con me preferiva portarsi dietro anche una bella bottiglia d’acqua. Non si fidava delle Stazioni di servizio lungo l’autostrada…
Grazie al lettore Enzo Renato per il suggerimento.
Si enuncia questo proverbio quando qlcu si spazientisce, durante l’esecuzione di un lavoro, perché si accorge di aver sbagliato e deve ricominciare daccapo.
Come per dire: non imprecare, perché sbagliando s’impara. Questo disguido ti serve per arricchire la tua esperienza. Perciò non considerarlo solo una perdita di tempo.
Saggezza popolare condensata in una piccola frase.
Chi cumbjatisce a carne de l’ate, a söve ci ‘a màngene i chéne
Alla lettera si traduce in: Chi compatisce la carne degli altri, la sua se la mangiano i cani.
I proverbi antichi invitano sempre alla prudenza, al senso della misura e alla moderazione.
Il Detto infatti suggerisce di non criticare il comportamento altrui, perché ognuno di noi ha i propri difetti ed è soggetto a sua volta a censure, a critiche e anche a maldicenze.
L’aforisma invita anche a non occuparsi eccessivamente delle difficoltà degli altri, perché si finisce per trascurare se stessi, rischiando la propria rovina.
Va benissimo la solidarietà verso i bisognosi, ma un po’ di sana attenzione verso i propri bisogni è ugualmente necessaria.
Chi ce còleche p’i criatüre, ce jàveze p’u cüle cachéte
Chi si va a coricare con i bambini si alza con culo cacato.
Colui che tratta con gli incompetenti o gli immaturi compromette la propria serietà, perché inevitabilmente si espone a numerose figuracce.
Mi viene in mente una frase attribuita a Oscar Wilde: «Mai discutere con un idiota, perché costui ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.»
Difatti la voce verbale jèsse, con lo stesso suono può essere sia il presente indicativo, alla terza persona di uscire (egli esce), ma anche il congiuntivo imperfetto di andare (che egli andasse).
‘U rizze de cambàgne, pe’ scappé da la volpe, ce feccàtte ind’a téne de la lepre. Quanne ‘a lepre škamàtte, ‘u rizze decètte: “Cumbé, chi ce pòngeche, jèsse före!” = Il riccio terrestre, per sfuggire dalla volpe, si introdusse nella tana della lepre. Quando la lepre si lamentò (per l’intrusione), ebbe dal riccio una indisponente risposta: “Compare, chi si punge andasse fuori”.
Morale: attenti ai profittatori: se tu concedi un dito, quelli facilmente ti prendono la mano con tutto il braccio.
Chi si vanta da solo (da sé) è un fagiolo (non una persona).
È questione di rima, come è accaduto anche nel corrispondente proverbio italiano: Chi si loda s’imbroda. Che non significa nulla, perchè il verbo è inesistente in italiano, ma dà l’idea di un brodo, detto sciacquapecciöne, ossia sbobba calda di nessun valore.
Alle scuole elementari qualcuno ci ficcò nella zucca quest’altro proverbio: chi si vanta da se stesso è un asino pefetto.
Insomma in tutte le lingue è raccomandata la modestia.
Ringrazio la lettrice Marianna Grieco che mi ha riferito questo proverbio citato spesso da sua nonna.