Tag: aggettivo

Scelebbréte

Scelebbréte agg. e s.m. =Squilibrato

Lo squilibrio in questo caso è esclusivamente mentale. Definisce un soggetto psichicamente compromesso.

Il soggetto che dà segni di squilibrio mentale dai ragazzi di oggi viene sommariamente definito con un eufemismo, ossia “esaurito”.
Non sono medico ma presumo che alcune cause (lutti, debiti, divorzi, trasferimenti, disoccupazione…) possono  essere scatenanti in una persona  caratterialmente fragile.

Credo che l’origine del termine sia “cervello” inteso come cerebro, con il prefisso “s” privativo negativo: s-cerebro = senza cervello, decerebrato, quindi senza intelletto.

Ammesso che si possa dire, in italiano suonerebbe “scerebrato”.

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Sceddjéte

Sceddjéte agg. = Scarmigliato

Relativo specificamente allo stato della pettinatura.
Scapigliato, arruffato, spettinato.

Insomma la capigliatura è fuori posto, urge un pettine!

La causa può essere il vento, la trascuratezza personale, una lotta corpo a corpo, una notte di sesso, una prestazione sportiva, ecc.

È sinonimo di (clicca→) scescéte.

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Sceddechéte

Sceddechéte s.f. = Folata, ventata, convulsione

1) Sceddechéte s.f. – Descrive una folata improvvisa di vento abbastanza intensa da fare stormire gli alberi o addirittura far rovesciare le imbarcazioni. Sin: ruffeléte = raffica (di vento, non di mitraglia…).

2) Sceddechéte s.f. – Fase convulsiva che fa contrarre e rilasciare velocemente i muscoli interessati. In questo caso il termine proviene dal verbo sceddeché = agitare le ali (scìdde, o scìlle) [*], ma non in volo.

Il movimento frenetico delle ali di un volatile, che tra l’altro crea ventilazione, mi fa venire a mente quando mia madre uccideva il galluccio recidendogli la carotide.   La bestiola dapprima sceddecöve velocemente, e successivamente rallentava sempre più i suoi  spasmi alari.
Sinonimo: strìseme = convulsioni.

3) Sceddechéte agg. – Malridotto. Scherzosamente descrive qlcn che decisamente non è in buona forma fisica o mentale. Ha perso smalto, brio o vigore, come un galletto abbacchiato, dopo aver sbattuto a lungo le ali ed ha esaurito le forze. Accostatelo all’esempio del galluccio del punto precedente.

[*] Nota linguistica:
Moltissimi termini che nella prima metà del ‘900 terminavano in -dde (cepodde, cavadde, cappjidde, jaddüne, ecc.) nella parlata odierna vengono pronunciati con la finale in -lle (cepolle, cavalle, jallüne…) ad eccezione di jaddenére che ha mantenuto la forma originale..

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Scapecerréte

Scapecerréte agg. = Scapestrato

Scapestrato, ribelle, agitato.

Significa anche scarmigliato, scompigliato, trafelato, scapigliato, scomposto.

Spettinato a causa del vento; scomposto a causa di una fatica o di un litigio

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Scaleméte

Scaleméte agg. = Scalmanato

In italiano l’aggettivo si riferisce qlcu che si butta con foga a fare qlco con un comportamento esagitato ed eccessivo.

In dialetto si riferisce specificamente solo al modo di mangiare con avidità e ingordigia, in fretta e senza soste, come se si fosse affamati molti giorni.

Insomma non è per niente calmo.

Presumo che scaleméte deriva da “scalmo”, caviglia di ferro piantato sul bordo di un battello a remi per servire di appoggio o di punto fisso al remo. Io immagino che ‘scalmanato’, inteso come sostantivo, sia quel rematore così esagitato da far sfilare i remi dagli scalmi del suo natante. Ovviamente prendetela con le pinze, perché l’etimologia da me attribuita al termine è del tutto fantasiosa e priva di ogni fondamento filologico.

Mi piace tuttavia immaginare una persona che non vede l’ora di toccare terra con la sua barchetta, e dà di remi con tutte le sue forze per giungere a casa a riempirsi lo stomaco…

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Sburdacchjéte

Sburdacchjéte agg. = Ingozzato, rimpinzato, abbuffato

Si riferisce a persona che ha mangiato esageratamente, fino a debordare, oltrepassare i limiti, eccedere.

Ritengo che l’origine dell’aggettivo vada ricercata, per similitudine, nel verbo italiano ‘debordare’: uscire dal bordo, traboccare, straripare, tracimare.

Famosa è la figura dei pùrche sburdacchjéte = i porci ingordi riferito a persone con lo stomaco ingozzato, soggetti insaziabili che forse riescono a infilarci qualcosa ancora.

Assemegghjéte a düje pùrche sburdacchjéte = Sembrate due maiali rimpinzati.

Ossia: siete due persone insaziabili. Quando la smettete di ingozzarvi?

Sinonimi:
Scaleméte, sgajéte, sbummenéte (o sbulmenéte), forse derivato da bulimia.

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Sbalastréte

Sbalastréte agg. = Scombussolato

Turbato, sconvolto profondamente, squilibrato psichicamente, disorientato.

Eh, li uéje m’hanne sbalastréte ‘a vüte! = Eh, i guai mi hanno scombussolato l’esistenza!

Taluni fiuratamente dicono sbalestréte, come se si fosse spezzata una balestra al veicolo che perciò non procede correttamente.

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Sbaculéte

Sbaculéte agg. = Distratto

Si riferisce a persona distratta o che si dimentica facilmente le cose, sia per motivi fisiologici dovuti all’età, sia per le soverchie preoccupazioni che l’assillano o anche a causa del comportamento confusionario di altre persone.

Pare che derivi dal latino sine baculus = senza bastone. Se qlcu è senza sostegno, avanza in maniera insicura.

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Sbabbàcule

Sbabbàcule agg. = Frastornato

Definisce qlcu disordinato, privo di equilibrio e coerenza, scombussolato, frastornato.

Quindi come sostantivo è una persona sbalestrata che ha perso i suoi valori e si trova quindi sbattuto da una parte all’altra dai marosi della vita.

Mi hanno suggerito che derivi addirittura dal latino sine baculus = senza bastone. È chiaro che così si cammina squilibrati, senza sostegno

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Satórne

Satórne agg. = Introverso

L’aggettivo si riferisce a qualcuno di poche parole, piuttosto riservata.

Non è di grande compagnia perché appare spesso pensieroso, assorto e non interviene nella conversazione.

Insomma uno che magari può sembrare scontroso e diffidente, ma che semplicemente non intende mostrare i suoi sentimenti perché di carattere chiuso.

Gli amici lo tollerano nella propria cerchia perché, anche se dà l’impressone di essere scorbutico, non è mai ostile ai loro progetti. Ecco, un è vero “orso”…

Presumo che satórne derivi dall’aggettivo italiano “taciturno”, a causa la desinenza quasi uguale, senza scomodare il pianeta anellato.

Guagliò, ma códde Mattöje quant’jì satórne! Ne’llu spìzzeche ‘na paröle da mmòcche… = Ragazzi, ma quel Matteo quanto è selvatico! Non gli stacchi una parola dalla bocca…

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