Tag: aggettivo

Jàsceme

Jàsceme agg. = Azzimo

Il pane è azzimo quando non è lievitato.

Usato dagli Ebrei durante il periodo pasquale. Era una specie di piadina romagnola, cotto sulla piastra, senza sale e senza lievito e senza condimento. Quella almeno contiene un po’ di sugna che le dà morbidezza e fragranza.

Da il pane era ritenuto jàsceme quando la lievitazione non avveniva perfettamente, o perché la temperatura ambiente era troppo bassa, o perché il tempo intercorso fra la lavorazione dell’impasto e l’infornatura era stato troppo breve e non aveva consentito al lievito di agire compiutamente.

Il pane in questo caso, a fine cottura risultava basso, pesante, con pochi buchi e indigesto.

Insomma si mangiava lo stesso proprio per non buttare la grazia di Dio.

Ho parlato al passato perché oggigiorno nessuno più fa il pane in casa (almeno nelle gigantesche pagnotte da 5 kg), nemmeno nei paesini del Sub-Appennino Dauno.

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Jamére

Jamére agg. = Amaro

Amaro, che ha sapore contrario al dolce, come la china, il fiele, il caffé non zuccherato.

Mel Bar Monticchio, entro barcollando un tizio mezzo ubriaco, e per farsi passare i fumi dell’alcol, dietro consiglio di un amico, ordinò in italiano: “Ciccillo, per piacere, fammi un caffé tutto jamaro!”. Beh, non è italiano “jamaro”?

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Grasciüse

Grasciüse agg. = Munifico, abbondante, copioso.

Abbondante, generoso nel dare, non avaro, senza mezze misure.

Al femminile fa grasciöse

Deriva da (clicca→) grasce = abbondanza, generosità.

Jògge ha cucenéte saléte. Si’ grasciöse a séle! = Oggi hai cucinato salato. Sei generosa col sale!

Quando mia madre, con l’ugghjarüle (= oliera), condiva l’insalata o il pesce bollito in bianco, immancabilmente papà esclamava: sì grasciöse jògge! = oggi sei sovrabbondante!

Non so dire se quella frase era un rimprovero per l’eccessivo olio erogato (attenti agli sprechi!), oppure, ironicamente, un invito ad aggiungerne ancora, perché la quantità dispensata era ritenuta troppo esigua.

Lo stesso concetto è espresso dalla locuzione a ggrasce = in abbondanza, senza alcuna restrizione.

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Grannezzüse

Grannezzüse agg. = Borioso, vanaglorioso

Che è arrogante e altezzoso, e mostra accentuata mania di grandezza.

Ostenta spocchia e superbia in ogni circostanza.

Considera con disprezzo gli altri, ritenendosi superiore a loro.

Insomma un antipatico a prima vista.

Deriva da grande, grandezza.

Al femminile fa grannezzöse.

Sinonimo: vandasciòtte

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Giargianöse

Giargianöse agg. = Strambo

Riferito specialmente a un modo di parlare incomprensibile e confuso.

Giargianöse è il corrispondente parlato della brutta grafia, ovvero che denota un modo di parlare orribile.

Probabilmente è un’alterazione  di germanöse, germanico,  settentrionale, straniero.
Il termine si è diffuso in tutta Italia, addirittura nel milanese, ove “giargianese” definiva tutti quelli che venivano da fuori, tipo tamarro.
Un’altra corrente di pensiero fa risalire l’aggettivo ai Viggianesi, cioè ai nativi di Viggiano in Basilicata, molti dei quali erano musicisti girovaghi, noti arpisti che si spingevano molto lontano dalla loro provincia.. L’arpa usata da costoro dalla metà e alla fine del XVIII secolo era di dimensioni ridotte rispetto a quella da concerto e non aveva pedali.
Figuratevi quanto poteva essere comprensibile un dialetto dell’entroterra lucano alle orecchie di un cittadino lombardo o piemontese.

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Geniöse 

Geniöse agg. = Geniale, ingegnosa

Riferito a ragazza sveglia, che sa e riesce ad affrontare qls situazione con successo e intelligenza.

Il fatto poi che sia anche di bell’aspetto non guasta l’aggettivo, positivo di per sé.

Ritengo che derivi da ingegnoso: che è dotato di un ingegno vivace e pronto, abile nel superare le difficoltà.

Al maschile, logicamente, fa genjüse o ‘ngegnüse.

Te jà fé canòsce a Lucrèzzje: jì geniöse = Ti farò conoscere Lucrezia: è una ragazza bella e in gamba.

Ringrazio il lettore Vito che mi ha rammentato questo termine.

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Fröcaspöse

Fröcaspöse sopr. agg. = ladruncolo

Alcuni lavoratori [agricoli – che abitualmente, prima di avviarsi per i campi, si compravano ognuno per conto proprio un po’ di cibarie – coniarono questo nomignolo verso uno di loro, più furbo o meno abbiente di loro.

Costui, di manolesta, di nascosto andava ad approvvigionarsi dalle vettovaglie dei compagni depositate al chiuso. Alla fine fu ‘nduppéte = beccato, sorpreso, scoperto con le mani nel sacco.

Non si sa se il ladro ebbe la dovuta lezione (morale o manesca) dai suoi compagni…..

Poi fröcaspöse è divenuto un aggettivo per dire che qlcu è “di mano leggera”

Difatti esiste anche un aggettivo simile, frocacumbàgne, già descritto in questo vocabolario qualche tempo fa.

Ringrazio il dott.Enzo Renato per il suggerimento.

 

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Fröcacumbàgne

Fröcacumbàgne agg. = Profittatore

sfruttatore, opportunista, traffichino

Dicesi di persona che, senza porsi il minimo scrupolo, approfitta di qls situazione per ricavarne lucro, anche a danno di quelli che gli hanno dato fiducia.

L’etimo è semplice: fröche = egli ruba, molla fregature
cumbàgne = amici, compagni.

Vale anche come sostantivo.

Diffidate da questi soggetti, che più esplicitamente vengono definiti tranganére

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Frjichemedòlce

Frjichemedòlce agg. = Suadente, convincente

Allettante, convincente, persuadente. Persona particolarmente abile, dotato di parlantina, che riesce a convincere l’interlocutore della bontà delle sue idee e delle sue scelte.

Il soggetto che è stato convinto, tuttavia, resta con un’ombra di dubbio, ha sentore di essere stato un po’ buggerato.

Avete mai pensato ai persuasori occulti e ai messaggi subliminali? Diavolerie della pubblicità. Ma il nostro frjichemedòlce agisce – forse ingannevolmente – ma alla luce del sole!

Quìste sò frjicheme dòlce: ce ne vènene pe ‘sti chjacchjere… = Costoro sono convincenti: si presentano con tante belle parole…(e poi ti mollano il bidone).

Ricordo ai lettori distratti l’etimo diviso dell’aggettivo:
frjicheme = fregami, fòttimi nel senso di mollami una fregatura;
dòlce = dolcemente, con garbo.

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