Tag: sostantivo femminile

Sutteratüre

Sutteratüre s.f. = Seppellimento, inumazione, tumulazione, sotterramento.

L’atto finale del funerale, dopo la veglia e le esequie: l’atto di deporre il corpo del defunto sotto terra.

Etimo chiarissimo da sutterré = sotterrare.

Per estensione si intende per sutteratüre anche una tumulazione, ossia la deposizione del cadavere in una tomba di muratura anziché nella terra.

Modo di dire: Cj’àgghje remìsse püre ‘a sutteratüre = Ci ho rimesso pure le spese.

Si dice quando qlcu, sperando di guadagnare in un’operazione finanziaria, che purtroppo finisce male, va a rimetterci sostanziosamente.

Non solo costui non ha guadagnato nulla, ma ha dovuto rifonderci del denaro.

Simile a “pèrde ‘nginze e capetéle” = perdere l’interesse e il capitale,

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Supèrbje

Supèrbje s.f. = Stizza, sdegno, irritazione

Non è la stessa cosa dell’italiano superbia, nel senso di smisurato orgoglio.

M’jì venuta ‘na supèrbje a sènde a ‘stu cretüne! = Mi è venuta una rabbia nel sentire questo cretino!

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Summènde fenòcchje

Summènde fenòcchje s.f. = Semi di finocchio

Sono i semi di una pianta perenne della famiglia delle Ombrellifere (Foeniculum vulgare). Alla stessa famiglia ci sono i finocchi orticoli, e i finocchi campestri. Da questa pianta si ricavano i semi molto aromatici (detti ‘i summènde fenòcchje) dalle proprietà terapeutiche: depurative, tonico-aperitive, carminative, antispasmodiche.

A Manfredonia i semi sono usati nella preparazione dei tipici biscotti salati (‘i scavetatjille = gli scaldatelli), o per aromatizzare l’arrosto di maiale e le salsicce fresche e quelle da stagionare.

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Summeléte

Summeléte s.f. = Polenta, semolino

Da non confondere con la polenta di mais in uso al nord d’Italia. Da noi si usava la semola macinata grossolanamente.

Piatto povero, usato specialmente d’inverno, quando le nostre nonne non avevano avuto il tempo di preparare orecchiette o pasta di casa e nella credenza non c’era da scialare…

Si faceva soffriggere in un tegame di terracotta (possibilmente sul braciere) un po’ di cipolla in olio d’oliva, poi si aggiungeva un po’ di sale e un mestolo di acqua a cranio. Quando bolliva si versava a pioggia, una manciata di semola a persona, rimestando fino alla completa cottura. Rustico, ma caldo e nutriente. Gli adulti completavano il piatto con un po’ di diavelìcchje.

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Sumasóste

Sumasóste s.f. = Indignazione, stizza

Vale qui quello che ho già scritto sul vocabolo (clicca→)  sóste.

Il termine, un po´serio e un po´faceto, è una iperbole, un accrescitivo.

Li vöne ´a sumasóste quanne fenèsce ´i segarètte! = Viene colto da un forte stato ansioso quando si accorge di aver finito le sigarette.

Provo a darmi una spiegazione su questo sostantivo, formato da due termini: suma e sóste.  La prima parte suma forse è l’adattamento di “super” e l’altra sóste = collera, stizza.

A Mattinata, per indicare una solenne incazzatura,  usano un vocabolo molto simile: sumasèste.

Il mattinatese dott. Francesco Granatiero a questo proposito  afferma: «sumasèste  corrisponde alle prime tre persone dell’indicativo del verbo essere latino: SUM ES EST, ed è come arrivare “a chi sei tu e chi sono io”.»

Dal suddetto söste deriva l’aggettivo sestüse = inquieto, nervoso.

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Sulagnéte

Sulagnéte s.f. = Insolazione

Colpo di calore derivato da irraggiamento solare (non tanto intenso, tuttavia, da causare la temuta congestione cerebrale).

L’esposizione al sole, specie se si è vestiti con abiti inadatti, causa una sensazione fastidiosa di caldo e rilascio di abbondante sudorazione.

So’ jüte au merchéte martedì. Agghje pegghjéte ‘na sulagnéte, e manghe njinde agghje accattéte! = Sono andato al mercato martedì. Ho preso un’insolazione e nemmeno nulla ho comprato.

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Stüle

Stüle s.f. = Manico

In genere si intende con questo termine il manico di legno degli utensili da lavoro.

Specificamente il manico del piccone, del martello, dell’ascia, della mannaia, della zappa, ecc.

Presumibile etimo: stelo

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Studecarüje

Studecarüje s.f. = Stupidaggine

Accettabile la versione stubbedarüje, che è più riferita a oggetti trascurabili, di poco conto o di poco valore.

Invece studecarüje è rivolto alle azioni negative compiute da una persona

In italiano esistono molti sinonimi: stupidità,sciocchezza, scempiaggine, stoltezza, imbecillità, imbecillaggine, bestialità, idiozia, baggianata, balordaggine, fesseria, incapacità, ottusità.

In dialetto uno solo ciucciarüje = asinata.

Non mi voglio dilungare troppo, perché conto sulla vostra intelligenza per bilanciare tante studecarüje che si trovano in giro ogni giorno.

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Stìzze

Stìzze s.f. e s.m. = Goccia, Arricciatura (edil.)

1) Stìzze, s.f. = Goccia. Quantità piccolissima di liquido di forma tondeggiante che si separa dalla massa o che si forma per aggregazione di particelle più piccole. Ammessa anche la variante stìzzeche.

2) Stìzze. s.m. = Arricciatura o rinzaffo. Si tratta di un impasto poco denso di acqua, cemento e sabbione. Si applica manualmente contro la parete da intonacare mediante veloci ed energiche cucchiaiate con la cazzuola. Detto anche squìcce.(clicca)

Una volta che questo sottile strato di malta cementizia ha fatto presa, assume l’aspetto di un tappeto con tante gocce a rilievo (da cui il nome ‘u stìzze = goccia, o ‘u rìcce = crespo, arricciato).

Su questo strato è più agevole stendere la malta bastarda (tufina, calce idrata, acqua e cemento) che si aggrappa allo strato dell’arricciatura per formare il corpo dell’intonaco grosso.

In terza passata, dopo l’asciugatura, si passa l’intonaco fino di malta bianca fatta di polvere calcarea, cemento bianco e acqua. Pe il fino si usa la cucchjére amerechéne, il frattazzo metallico.

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Stigghjöle

Stigghjöle s.f. = Minugia, frattagle

Va bene anche pronunciato stegghjöle. Come sinonimo si usa anche curatèlle = corata.

Budella; in partic. quelle degli ovini usate nella confezione degli involtini pugliesi (i turcenjille oppure i cazzemàrre).

Esiste un piatto tipico palermitano chiamato stigghiuole simile al nostro, considerato un piatto da strada, preparato dai stigghjulari. I budelli sono avvolti però intorno a una stecca di lardo. Per un mese non andate a controllare i livelli del colesterolo altrimenti vi viene un colpo!

Anticamente si usavano i budelli anche per la fabbricazione di corde per gli strumenti musicali ad arco. Ai tempi di Mozart, e di Paganini, e fino agli inizi del ‘900 le corde dei violini erano di budello.

Io, ex contrabbassista, negli anni ’60 usavo solo corde di budello sul mio strumento, anche perché non esistevano corde di altro tipo. Ora per il contrabbasso si usano corde forse di plastica, ma rivestite con una spirale di metallo.   Scusate parlo ogni tanto della mia storia personale, ma essa rispecchia l’evoluzione dei tempi e della tecnica.

Io comunque, scusate se torno a parlare di me, preferisco pensare alle nostre stegghjöle come base per la preparazione dei succulenti turcenjille (←clicca) da cuocere alla brace!
La plastica e il metallo sanno troppo di tecnologico…e non si possono mettere sotto i denti!

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