Tag: sostantivo femminile

Munelècchje

Munelècchje s.f. = Mènola (Spicara maena) è un pesce di mare della famiglia Centracanthidae.

Quando si pescava con il sistema della sciabica, si raccoglieva una gran quantità di pesci piccoli, di varie specie, considerati di scarso valore commerciale detti “‘i pìsce meškéte” = i pesci mischiati e si vendevano a piattecjille = “a piattini”, non a peso.

Le nostre nonne, che sapevano trasformare in gustose pietanze i pesci piccoli, ritenuti di scarso pregio, e anche gli avanzi più impensati, ci ricavavano una zuppa profumatissima per intingervi e ammorbidire i tozzi di pane avanzati e induriti da giorni.

Tra i vari pesci “mischiati” (sbarrungjillevuparèllejustenèllemaccarüne, ecc.) vi erano le mitiche munelècchje.

Le chiamo mitiche perché oggi le vediamo molto di rado. I giovani di oggi non sanno nemmeno come sono fatte. Ci fidiamo delle sue doti eccezionali esaltate e tramandateci dai nostri nonni, che decantano con nostalgia la scomparsa ciambòtte de munelècchje.

Per risalire all’origine del nome, i pescatori, da me interpellati, dicono che si tratta di giovani mìnele o mìnje = menole (Spicara flexuosa o Spìcara Maena).

Va detto che questo pesce cambia i colori della sua livrea a seconda dell’età, del sesso, della stagione-

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Munacèlle

Munacèlle s.f. = Novizia, Mandorla vuota, Chiocciola aperta.

1) Munacèlle = Novizia. Piccola suora che non ha ancora preso i voti. Sono dette munacèlle (monachine) forse perché si pensava che le fanciulle in convento ci andassero a causa della loro testolina vuota…o anche perché destinate a non fare figli, e quindi a rimanere “vuote” come spiegato al significato 2).

2) Munacèlle = Mandorla senza frutto. Durante la selezione delle mandorle raccolte dalla pianta, si scartano alcune per il loro peso leggero, perché si presume che siano vuote. In effetti se si schiaccia il guscio si trova il seme solo in forma embrionale.

3) Munacèlle = Chiocciola verde. Si tratta di una specie di chiocciola dal guscio verdastro (Helix aperta o Cantareus apertus) che ha la peculiarità di emettere una grande quantità di schiuma, creando intorno una specie di barriera protettiva. In Sardegna sono chiamate Monachelle o Monzettas o Mongettas (dalla manzoniana Monaca di Monza) per via del velo biancastro che talora le ricopre, come il velo monacale.

La le carni un po’ più sode della chiocciola comune (vedi: ciamarüche), ma ugualmente apprezzata dalle nostre parti.

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Mullètte

Mullètte s.f. = Molletta

In termine italiano indica “pinze di piccole dimensioni per afferrare pezzetti di ghiaccio, zollette di zucchero; in partic. molle da focolare” (Sabatini-Coletti).

In dialetto mullètte indica due cse: quella per per afferrare tizzoni di carbone acceso, ma sopratutto la pinzette da bucato.

Angiolètte uà spànne i panne: ce vònne i mullètte = Angela deve stendere la biancheria lavata: occorrono le pinzette da bucato.

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Mulèlle

Mulèlle s.f. = Mela

Mela Rosales (Malus communis) della fam. delle Rosaceae

Frutto dalla forma sferica, buccia sottile variamente colorata, polpa bianca ricca di vitamine.

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Mulangéne

Mulangéne s.f. = Melanzana

La melanzana (Solanum melongena) è una pianta erbacea originaria della Cina, diffusa ai Tropici e nelle zone temperate.

Il frutto ha forma ovoidale di colore bruno-violaceo e polpa di sapore lievemente amarognolo.

Gli Arabi chiamano la melanzana badingian .

Il nome melanzana, in particolare, veniva interpretato anche come mela non sana, proprio perché non è commestibile cruda perché ricca di solanina, una sostanza velenosa.

Da noi è diffuso il piatto mulangéne a fungetjille = melanzane a funghetto. I funghi non centrano per nulla, ma la pietanza a base di melanzane, olio extra vergine, aglio, basilico, pomodori è ugualmente gustosa.

Forse perché i dadini di melanzana sono cotti alla stessa maniera con cui vengono preparati i funghetti.

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Mugghjéte


Mugghjéte  = Miliaria, sudàmina

Dermatite che colpisce d’estate le persone dalla pelle delicata, e si manifesta con un arrossamento diffuso per tutto il tronco e sulle giunture degli arti, dovuto quasi certamente alle copiose sudorazioni. È chiamata in italiano anche sudàmina, proprio per questo.

Ne sono colpiti specialmente i bambini fino a 5 anni, ma anche gli adulti dalla pelle sensibile.

Questo tipo di arrossamento cutaneo non è quello tipico delle malattie infettive dell’infanzia come la rosolia o il morbillo, ma solo stagionale.

Se volete approfondire la conoscenza di questa affezione, fortunatamente diventata rara per le migliorate condizioni igieniche-ambientali, cliccate qui

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Muffarde

Muffarde  agg. = Trascurata, trasandata

E’ la versione al femminile di mufföne.

Usato anche in forma sostantivato, è riferito a una donna disordinata, trasandata, poco dedita alla cura della casa e della propria persona.

Sinonimi più antichi e desueti:
‘Ndèsce, refàlde= donne trasandate e probabilmente puzzolenti.

Ci sono sfumature che differenziano i vari gradi di sozzeria… e sono ben conosciute dai cultori del dialetto.

Muffarde probabilmente deriva da “muffa”, con desinenza “-ard” vagamente francesizzante (canard, clochard, mallard, pilchard, ecc.)

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Möte

Möte s.f. v.t. = Bica, mietere

1) Möte s.f. = Bica. Mucchio di covoni di grano o altri cereali.

Riassumendo: i manucchje fanno una grègne, e tante grègne fanno una möte.

Specificamente esiste ‘a möte ‘u gréne e ‘a möte ‘a pagghje. = La bica del grano e la bica della paglia.

La prima si accatastava sull’aia in attesa della trebbiatura. La seconda si erigeva man mano che, trebbiando il frumento, si procedeva a separare il grano dalla paglia.

Con le moderne macchine agricole si miete e si trebbia contemporaneamente. La paglia alla rinfusa e il grano nei sacchi chiusi automaticamente da un legaccio, vengono scaricati man mano che la mietitrebbia semovente procede per il campo.

2) Möte v.t. = Mietere, tagliare a mano o a macchina i cereali maturi: möte l’avöne, ‘u gréne = mietere l’avena, il frumento.

Impropriamente lo stesso suono ‘a möte è usato per dire motocicletta. È un termine prestato dall’italiano, non esistendo all’apparire del veicolo, un termine dialettale corrispondente.

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Mósse

Mosse s.m. = Labbra, bocca umana. Malore fisico

A) Mòsse, al maschile ‘u mósse, pronunciato con la ó molto stretta) le labbra plurale.

Mò te mènghe ‘nu şkaffe ca t’abbòtte ‘u mósse = Ora ti assesto uno schiaffo che ti gonfia le labbra.

Il termine italiano muso, da cui deriva, indica la parte anteriore prominente della testa degli animali che include la bocca. Scherzosamente o spregiativamente: faccia, volto di persona.

B) Mòsse al femminile  ‘a mòsse si pronuncia con la ò larga. Intende per esempio un disturbo intestinale.

Tutte ‘na vòlte m’jì venüte ‘una mòsse de vìscere e so jüte da söpe e da sotte = Improvvisamente ho avuto un disturbo intestinale e sono andato per vomito e diarrea (scusate).

‘Stu càvete me fé venì a mòsse de stòmeche = Questo caldo mi reca disturbi allo stomaco.

Se colpisce altri organi interni (cuore o cervello) si dice jòcce s.f. (vedi)

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Mósce

Mósce s.m, s.f. = Mùssolo, floscio, gatta

1) Mósce s.m. = Mussolo (Arca Noae).
È conosciuto in italiano come Mùssolo o Arca di Noè. Si tratta di un mollusco bivalve ora molto apprezzato. Fino agli anni ’50 era considerato un cibo da poveri (come i munelècchje, pesci piccoli di sciabica, ormai introvabili).
L’ambulante che vendeva i frutti di mare aveva il suo grido, ca tànghe ‘a còzzela chjöne! còzzele e mósce, còzzele e carèccchje, uhé! = (Voi non sapete) che ho la cozza piena! Cozze e mussoli, cozze e canestrelle, ehi!

2) Mósce agg.= Soffice, floscio, lento.
Dipende dal soggetto cui fa riferimento l’aggettivo, per es. un pallone un po’ sgonfio, un muscolo non in tensione, o qls cosa che avrebbe dovuto essere rigido e che si trova in posizione di riposo…allora (ahimé) è mósce.

Anche qlcu che è lento nel mangiare, nell’agire è definito mósce.

Al femminile l’aggettivo è mòsce, e la “ò” suona larga.

3) Mósce s.f. = Gatto.
Specificamente al femminile è gatta, o meglio micia cui somiglia il termine dialettale. Dim.musciarjille s.m. e musciarèlle s.f. = micino/a, gattino/a.

Per estensione bambino/a magrolino/a, dai movimenti lenti e dalla voce flebile.

Quand’jì bèlle ‘stu musciarjille! ‘sta musciarèlle! = Quant’è bella questo gattino! (o questa micina!)

La Mósce è anche un soprannome.

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