Sprechelìzzje s.m. = Sperpero
Spreco di un bene, specialmente se continuato e abitudinario. Consumo eccessivo e sconsiderato di beni o denaro.
Spreco di un bene, specialmente se continuato e abitudinario. Consumo eccessivo e sconsiderato di beni o denaro.
Sottile asticella metallica, appuntita a un’estremità e munita di capocchia all’altra, che serve per fissare provvisoriamente lembi di tessuto, fogli di carta, ecc.
Deriva dal francese épingle.
La parlata moderna usa il termine simil-italiano ‘u spille, ma non è dialetto.
Spezzìlle s.m.= Malleolo, caviglia.
Più precisamente è la parte anatomica delle ossa del piede che consente lo snodo e l’attaccatura alla tibia.
Nel napoletano si dice: l’uosso-pezzillo = l’osso puntuto, da noi, con pronuncia simile, è lu spezzìlle, che potrebbe avere la stesa origine (l’usse-pezzìlle = lu spezzìlle) e il suono quasi uguale.
In Abruzzo è chiamato l’ ossumazzìju o l’òssu mazzigliu; in Sicilia l’ossu pizziddu.
Pietanza a base di carne tagliata a pezzi, rosolata e fatta cuocere in tegame a fuoco basso con aggiunta di verdure e condimenti vari.
Oltre che con le carni di vitello, a Manfredonia usiamo preparare ‘u spezzatjille con agnello, condito con verdura di campo cotta (i cardungjille = i cardi selvatici) o con piselli e uova in una pietanza tipica del tempo di Pasqua.
In italiano significa: pieno di speranza e ottimismo, che intravede una svolta degli eventi favorevole alle proprie aspettative.
In dialetto ha una valenza negativa, perché il soggetto non fa nulla, ma proprio nulla per la realizzazione dei suoi progetti.
Giuànne fé ‘u speranzùle = Giovanni si comporta da speranzoso, ottimista.
Insomma speranzùle quale sostantivo è diventato sinonimo di stangachjazze mazzangànne škenjille = pelandrone, scansafatiche, sfaticato, ecc.
‘Ssa lu pèrde a ‘stu speranzùle = Lascalo perdere quel fannullone.
Non è come l’italiano ‘spavento’ nel senso di paura.
Nel dialetto significa: avvertimento, ammonimento, consiglio, insegnamento, rimprovero, magari fatti con cipiglio, a muso duro..
Se nen lu völe capìsce, dàlle ‘nu bèlle spavjinde = Se non lo vuol capire, dagli un bell’ammonimento.

Dal greco aspharagos e dal persiano asparag, dal significato di germoglio.
Germoglio commestibile della pianta erbacea, rizomatosa, della fam. delle liliacee. Noi intendiamo solo quelli campestri. (Asparagus acutifolius). Gustosissimi e profumati. Ottimi in frittata o anche solo bolliti e passati con un filo di olio garganico.
Gli asparagi coltivati (asparagus officinalis). non fanno parte della nostra cultura. Cominciano a fare capolino sulle bancarelle, ma nessuno li vuole. I coltivatori di Zapponeta li mandano al Nord Italia e in Germania.
Topo (Mus musculus domesticus ) Piccolo mammifero roditore, caratterizzato da peluria fitta e corta di colore grigio scuro, lunga coda, zampe anteriori più corte di quelle posteriori, muso appuntito e orecchie piuttosto sviluppate; è onnivoro ed estremamente vorace
Fenditura lunga, più o meno profonda, che l’aratro o altro strumento incide nel terreno.
Oltre il solco tracciato dall’aratro, in dialetto si identifica lo scavo che si fa nel cimitero per seppellire i morti.
Siccome le buche erano allineate per il lungo, gli spazi calpestabili tra le varie file nel camposanto si chiamavano jìnd’i sólche = tra i solchi.
Accettabile anche la pronuncia smozza-tegnüse.
Sono uccelli acquatici (Tachybaptus ruficollis) piuttosto diffusi.
Da bambini li vedevamo a gruppi nelle calette della scogliera di Siponto o all’interno del bacino del Mandracchio, sotto il Faro di Manfredonia.
Fanciullescamente le chiamavamo “paparèlle”.
Abilissimi a tuffarsi per ghermire piccoli pesci di cui si nutrono in prevalenza. Sono più propensi al nuoto che al volo.
Vivono in acque lacustre e salmastre. Le specie nostrane evidentemente si sono acclimatate all’acqua marina, o almeno a quelle nei pressi delle numerose sorgenti litorali.
Le mie ricerche mi hanno portato a definire il nome italiano e regionale.
Credo che scientificamente si identifichino nel genere Tachybaptus o Pòdiceps, forse nella specie Podiceps nigricollis (dal collo nero) oppure in quella Tachybaptus ruficollis (dal collo rossastro) credo dal colore del piumaggio del loro collare.
Il curioso nome (in napoletano detto Sommuzzarièllo) deriva dal suo modo di tuffarsi nell’acqua e del suo rimanere in apnea.
Nel nostro dialetto Smórza-tegnüse deriva da smurzé o smuzzé = sommozzare e tegnüse = piccolo pesce che vive in acque poco profonde.
Ringrazio vivamente Bruno Mondelli per il suo suggerimento.