L’indovinello completo suona così:
Söpe a ‘na mundagnèlle stöve ‘nu vecchiarjille,
strìtte di cendurèlle e làrje de cappjille
Sopra una montagnola c’era un vecchietto, con una cintura stretta e un cappello largo.
Soluzione: ‘u fònge = il fungo
Sopra una montagnola c’era un vecchietto, con una cintura stretta e un cappello largo.
Soluzione: ‘u fònge = il fungo
Ecco il testo completo della terzina.
Si tratta, come quasi tutti gli indovinelli dialettali, di una definizione ridanciana che si presta a doppi sensi.
Se lu vüde, quande jì brótte!
Se l’addùre, quande föte!
Se l’assagge turne arröte.
Se lo vedi, quant’è brutto!
Se l’annusi, quanto puzza!
Se l’assaggi, torni di nuovo (ad assaggiarlo).
Veramente l’inizio del terzo verso dovrebbe essere: “Se l’assépre” = se l’assaggi, dal verbo assapré = assaporare, assaggiare. I ragazzi di oggi usano il simil-italiano assaggé, che ormai è diventato di uso comune.
Ma loro hanno frequentato tutti obbligatoriamente le scuole medie. La generazione precedente si fermava alla scuola elementare, e perciò tramandava un dialetto meno contaminato.
Difatti se chiedete ad una persona anziana come si traduce il verbo in questione, vi risponderà senza esitare: assapré, assapréte,= assaggiare, assaggiato. Tuttavia anche i giovani di oggi, con la stessa radice, usano l’aggettivo saprüte, saporito, ricco di sapore, gustoso.
Ah, nell’elucubrare la nota etimologica stavo dimenticando di rivelare la soluzione dell’indovinello: il baccalà!
Ringrazio la lettrice Tonia Trimigno per il suo grazioso suggerimento
Con la bocca in continuo movimento, con le mani si maneggia, tra le gambe pende e si dondola.
A cröne d’u Resàrje = La corona del Rosario
Un cesto di ciliege: la seta esce e la mattina entra.
Le stelle sono visibili dalla sera alla mattina.
Non vado a coricarmi e non mi addormento se prima non glielo infilo.
U varröne addröte la pòrte = Il paletto dietro l’uscio.
Ecco l’indovinello completo:
Nenn’jì Rè ma töne a cröne,
nen jì cavaljire ma porte i sprüne,
nen jì sagrestène ma söne ‘u mattutüne
Non è re ma ha la corona, non è cavaliere ma ha gli speroni, non è sacrestano ma suona il mattutino.
‘U jallócce = il gallo
La corona è la cresta
gli speroni sono le unghie posteriori, tipiche dei gallinacei (*)
il mattutino è il canto antelucano
(*)Gli speroni sono strutture ossee corneificate e fissate alla parte posteroinferiore del tarsometatarso. Sono presenti nei maschi di alcuni gallinacei – gallo, tacchino, parecchi fagiani – che se ne servono per offesa. Mancano nella faraona, nella quaglia e nella pernice. (dal web)
Se è morto ti tinge, se è vivo ti scotta
‘U carevöne, stutéte e appeccéte = Il carbone, spento e acceso.
Esiste una variante:
Morto ti reggo, vivo mi scotto, ossia se sei spento ti prendo in mano, mentre se sei acceso e la bruci.
La mamma la fé e ‘u pétre ce la fìcche
La mamma la fa e il padre se la infila
‘A cavezètte = La calza fatta ai ferri.
Ricordo mia nonna che sferruzzava sempre per creare calze usando il cotone ritorto detto bomméce (da bambagia=cotone in fiocchi, non filato).
Forse per comodità di esecuzione, faceva passare il filo, dal gomitolo tenuto in grembo, attraverso la spilla da balia (appondapètte) fissata sul grembiule, all’altezza del petto.
E’ pesce e non è pesce, ma ha le spine come il pesce, ha la testa da cardinale (rossa), va in bocca e non fa male.
‘U fechedègne = Il ficodindia
Alta come un castello e stretta come un anello.
Risposta ‘a cànne = la canna palustre.