Autore: tonino

Mariandò, ‘u tarramöte!

Mariandò, ‘u tarramöte!

Questo Detto descrive una situazione tragicomica.
Una certa Maria-Antonia era una persona tranquilla, posapiano, impassibile davanti a qualsiasi situazione di emergenza o emotive.  Insomma una persona dal connaturato sangue freddo.

Si narra che un familiare della nostra eroina, nel mettersi in salvo mentre era in corso un terremoto, avesse urlato – per avvertire la congiunta del rischio che si correva rimanendo in casa –  la fatidica frase: «Mariandò, ‘u tarramöte!» = Maria-Antonia, (mettiti in salvo perché sta facendo) il terremoto!

Per tutta risposta ebbe un laconico: «Mò, mòoooo…» = Adesso vengo, aspetta un attimo, non darmi fretta…..

Nella lentezza della replica, quel Mò, mòoooo… forse voleva esprimere un concetto un po’ più articolato, come ad esempio: « Ho capito, va bene, adesso cerco il modo più agevole per mettermi al riparo dal pericolo imminente causato dal sisma».
Ovviamente senza punti esclamativi!

Così quando si chiede rapido soccorso, una mano d’aiuto per un’emergenza, e l’interlocutore si mostra smarrito perché non ne comprende immediatamente l’urgenza, o perché non sa che pesci pigliare, si ricorre spazientiti al breve enunciato, a domanda e risposta  : «Mariandò, ‘u tarramöte!…..Mò, mò!».

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Prèsèndatàrme

Presèndatàrme s.m. = Rimprovero solenne, rimbrotto

È ben noto il significato letterale. di questo Comando militare alla voce, con cui si ordina ai soldati inquadrati di “presentare le armi” (da fuoco per la truppa e la sciabola per i graduati) in segno di onore e saluto. «At-tenti! Ri-poso! Presentàt-arm!»

Nella nostra parlata ‘u presèndatàrme  per l’imperiosità della voce, assume un significato di rimprovero verbale molto forte, un vero e solenne cazziatöne fatto in pubblico.

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Mafìsce

Mafisce escl. = Finito, terminato

Si usa questo bisillabo, dall’arabo māfīš; per dire “non ce n’è più, è finito tutto, terminato” prillando la mano con l’indice e il pollice distesi.

Si riferisce a cibo o ad altro quando perviene una richiesta fuori tempo massimo.
Mafìsce, ne’nge sté cchjó nnjinde!  = Finito, non c’è sta più niente!

Talora si usa anche l’espressione  finish! una contrazione dell’inglese finished = finito, ultimato, esaurito.

A volte in silenzio, basta il solo gesto del polso per indicare che non ci sono residui….

 

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Pöte

Pötes.m. s.f. v. intr.= Piede, potatura, può

1 – Pöte – al maschile significa semplicemente piede, riferito sia  a quello umano, sia a vari oggetti (pöte ‘u ljitte = piede del letto, pöte-u-vrascjire = piede del braciere, ecc.)

2 – Pöte – al femminile (‘a pöte o anche ‘a putatüre) indica l’operazione di sfrondatura delle piante coltivate (olivi o da frutta) allo scopo di accrescerne la resa.

3 – Pöte – Con lo stesso suono si indica la terza persona singolare del verbo putì, potere.  Ad esempio:
Giuanne nen pöte venì jògge= Giovanni non può venire oggi.
Mamme nen pöte mangé ‘a frettüre = mia madre non può mangiare la frittura (peccato!)

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Passé ‘a revìste

Passé ‘a revìste loc.id. = Perquisire

Alla lettera significa “passare la rivista” ma non nel senso di porgere un “magazine”, un rotocalco…

Si avvicina di più – per assonanza – a rovistare, frugare. Questi due verbi si riferiscono all’ispezione condotta su oggetti o in ambienti (bauli, scantinati, soffitte, campi, armadi, ecc.)

Specificamente passé ‘a revìste significa perquisire, cioè ricercare sulla singola persona oggetti indesiderati (armi, droga, lame, esplosivi o altro) prima di ammettere l’ingresso in luoghi sicuri.

L’ho sperimentato al “servizio di sicurezza” dell’Aeroporto di Palese:  al mio passaggio si è acceso l’allarme del metal detector perché distrattamente non avevo cavato le bretelle. Subito un Agente (armato) mi ha invitato a seguirlo e in un altro vano mi ha passéte ‘a revìste, palpeggiandomi dappertutto….
Assicuratosi che non ero un terrorista, perché senza le bretelle addosso il metal detector non dava alcun segnale, mi ha permesso l’ingresso al gate.

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Arröte

Arröte avv. = Di nuovo, ancora una volta, nuovamente, daccapo.

Si usa ancora questo avverbio?

Ricordo che veniva pronunciato da chi, dopo aver esortato qualcuno a smettere di compiere un’azione, magari un po’ tediosa, la vede rifare daccapo, quasi a dispetto.

Ad esempio: se una mamma, dopo aver faticosamente zittito il suo frugoletto che frignava con richieste esose, lo sentiva lagnarsi nuovamente, inevitabilmente avrebbe esclamato: « Arröte!» = Ancora! [ti avevo detto di smetterla, e tu ricomii!].

Il prof.Michele Ciliberti, che ringrazio pubblicamente, suggerisce che arröte  deriva dal latino “Ab retro”, cioè nuovamente, ancora.

 

 

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I spéde stanne appöse e i fòdere cumbàttene

Le spade stanno appese e i foderi combattono.

Ovviamente si parla un linguaggio figurato, perché nessuno si sognerebbe di affrontare un combattimento avvalendosi di inoffensivi foderi contro le combattive spade.

Si declama questa frase per evidenziare che. nell’affrontare una situazione difficile, si stanno usano mezzi inadeguati e perciò palesemente non efficaci.

In campo lavorativo talvolta mi è toccato “combattere con i foderi” contro una concorrenza decisamente più agguerrita….ma queste erano strategie aziendali di marketing mirate a un riassetto territoriale che è un po’ ostico da accettare dalle forze di vendita.

L’amico Michele Carbonelli commenta:
«Il riferimento è alle persone al top nel mondo della cultura, delle arti, della scienza, della scuola, dell’imprenditoria, dell’editoria, che declinano la partecipazione attiva alla gestione del Paese, lasciando che siano le mezze tacche ad essere elette e a gestire questa società complessa, multirazziale e sperequata.
I danni conseguenti sono incalcolabili per il bene nazionale e internazionale. Ecco allora persone ambigue, ignoranti, collusi col malaffare e prevaricatrici diventare figure di riferimento di questa nostra società. E come dicevi tu “sciabbele appese, fodere a cumbatte”»

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Lórde

Lórde agg. = Sporco, lurido, sozzo.

Aggettivo molto diffuso per indicare una frutta, un indumento, qualsiasi oggetto non pulito.

Al femminile si pronuncia con la “ò” larga.

Attenti alla pronuncia e alla grafia!  Guardate questi esempi:

‘U giaccöne lórde = il giaccone sporco

‘A giacchètta lòrde = la giacchetta sporca.

Sinonimi:di lórde
‘nzevéte, macchjéte, ammuffardüte, ‘ncaccavüte,  ‘nfanghéte, ‘ntruzzeléte.
‘mbrattéte. Quest’ultimo mi sembra più garganico, ma è talvolta usato anche dai Sipontini, perché ugualmente comprensibile. .

In italiano la gamma è più ampia:
macchiato, imbrattato, inzaccherato, infangato, unto, bisunto, impataccato, sudicio, insudiciato, sozzo, lercio, lurido, lordo.

 

 

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Tedìgghje

Tedìgghje s.m. = Ascella

Accettate anche le variant1 tetìgghje, tetìgne, tedechìgghje

Incavo posto al di sotto dell’articolazione del braccio con la spalla.

L’ascella è particolarmente ricca di peli – che compaiono in età puberale – e di ghiandole sudoripare.

Inoltre è molto sensibile al solletico, dal cui verbo (clicca→) tedeché = solleticare, titillare derivano il sostantivo tedìgne = ascella, .e l’aggettivo tedecüse = sensibile al solletico.

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