Tag: verbo intransitivo

Ngreddàrece

Ngreddàrece v.intr. = Indirizzirsi, prendere freddo

Un verbo che viene usato ormai solo dagli anziani, perché sta andando in disuso, come il sinonimo chjetràrece, soppiantato dal più sbrigativo gelàrece,

C’è un secondo significato. Il verbo transitivo ngreddé ad uso dei cacciatori per indicare l’atto di sollevare il cane (percussore) prima di premere il grilletto dello schioppo.
Allora le armi da fuoco, compresi i fucili da caccia, non erano automatiche, e bisognava, prima di sparare, sollevare manualmente il percussore.
Penso che proprio il grilletto abbia dato il nome al meccanismo grilletto-cane e al verbo ngreddé che corrisponde al verbo ingrillare ormai in disuso (cfr. Grande Dizionario della lingua italiana)

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Adduré

Adduré v.intr. e v.tr.= Odorare, emanare un buon profumo, annusare

Nella forma intransitiva assume il significato di olezzare, emanare odore, effondere fragranza.
Quant’addöre ‘a rìnje du Garghéne! = Quanto profuma l’origano del Gargano!

Invece nella forma transitiva significa annusare, percepire un aroma, un odore, aspirare la fragranza.
Addure ‘stu tabbacche, Te piéce? = Annusa questo tabacco. Ti piace?

Proverbio:
Se l’addure ‘ngüle föte püre jìsse = Se gli annusi il culo, puzza anche lui.

È una constatazione della nostra condizione umana. Molti personaggi si ritengono superiori agli altri per carica o ruolo sociale. Anche loro sono uomini, con i propri errori, stranezze e contraddizioni, non esenti dalle miserie umane, fisiche e intellettuali.

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Ammussàrece

Ammussàrece v.intr. = Imbronciarsi, impermalirsi, offendersi.

Capita spesso che dopo un diverbio, anche per futili motivi, due persone rimangano imbronciate, inalberate, ognuna ostinata nelle proprie ragioni. Magari per un periodo più o meno lungo si tolgono anche il saluto!
Deriva da musse = muso, nel senso di viso crucciato, broncio.

Cum’ì ca nen vöde cchjó a Mattöje? Sté ammusséte pe tè? = Com’è che non vedo più Matteo? È imbronciato con te?
Sì, sté ammusséte… amme fatte ‘na chjacchjarélle..(<-clicca). = Sì, si è offeso: abbiamo avuto una discussione, un piccolo diverbio…

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Arruffianàrece

Arruffianàrece v.i. = arruffianare, arruffianarsi

Comportarsi in modo servile per ingraziarsi qualcuno per il proprio tornaconto.

Questo atteggiamento è molto diffuso in ambito politico o lavorativo perché volto a propiziarsi un qualsivoglia vantaggio (di carriera, di remunerazione, di privilegi, ecc.).

Insomma una autentica captatio benevolentiæ, ossia il catturare la condiscendenza altrui, aggiungerei con ogni mezzo, lecito e illecito.

È usata anche la locuzione tenì accurdéte. = concedere regalia, o anche il Detto jónge l’asse ca la röte aggiüre = ungi l’asse (del carretto) così la ruota gira (più facilmente).
L’elargizione può essere occasionale o continuativa commisurata al valore o alla cadenza con cui si spera di ottenere la facilitazione.

In questo caso i Latini dicevano do ut des = io do affinché tu dia. Insomma quell’inciucio che i Napoletani definiscono esplicitamente con “io te dongo ‘na cosa a te, tu me daje ‘na cosa a me

Mi viene in mente Renzo, quando aveva approntato i famosi quattro capponi per arruffianàrece (pe tenì accurdéte) l’avvocato Azzeccagarbugli.



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Affrangàrece

Affrangàrece v.i. = Esimersi, liberarsi.

Esimersi da un rischio, da un pericolo o da una responsabilità.
Esentarsi da un obbligo rinunciare ad una carica, svincolarsi da un impegno, scampare ad un pericolo, sfuggire ad una minaccia.

Il verbo deriva da franghe = franco, nel senso di libero.

Jogge jì male-tjimpe e me stéche a chése, acchessì me l’affranghe di assì p’a varche = oggi fa cattivo tempo e restoa casa, così mi scanso di uscire (in mare) con la barca.
Trùve ‘na scüse acchessì te l’affranghe = Trova una scusa così ti liberi (da quell’impegno non importante).
Usato anche in modo canzonatorio, come antifrasi: Nen ce vù venì alla feste? Te l’affranghe! = Non vuoi venire alla festa, peggio per te!



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Mbezzàrece

‘Mbezzàrece v.i. = infilarsi, inserirsi, introdursi.

Deriva chiaramente dallo spagnolo empezar = cominciare, iniziare.

(dice Google traduttore: Empezar = El momento que constituye el punto de partida. Comience a usar o consumir un producto = Il momento che costituisce il punto di partenza. Inizia a utilizzare o consumare un prodotto.)

Il verbo viene usato anche figuratamente, come ad esempio:

  • inserirsi nel campo lavorativo,
  • introdursi nel ramo della politica,
  • farsi accogliere dalla famiglia del/della futuro/a consorte,
  • immettersi nell’ambito studentesco, sportivo, artigianale, militare, ecc..

Il dott. Sandro Mondelli mi suggerisce un esempio calzante:
Mò c’jì ‘mpezzéte e völe fé ‘u mastre = Adesso ha iniziato e (già) vuol fare il maestro.
Troviamo spesso dei saputelli che, come diceva mio padre,  “ne devono mangiare di pane tosto”, ossia costoro hanno bisogno di fare una lunga esperienza prima di potersi affermare nel mestiere.


Nella forma transitiva ‘mbezzé significa conficcare, piantare un chiodo, un picchetto.

Il dott. Enzo Renato asserisce che ‘mpezzete (leggi mbezzéte) significa: che gli son spuntate le penne. Il termine è mutuato dai nidiacei che mettono le punte, spuntoni, delle prime penne.

Ringrazio i due lettori sopra citati per il loro prezioso contributo, utilissimo alla stesura di questo articolo.

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Agguattàrece

Agguattàrece v.i. = acquattarsi

La nostra magnifica lingua italiana ci propone molti sinonimi, che rendono tutti bene l’idea di quello che intendiamo dire col nostro dialetto: nascondersi, rintanarsi, accovacciarsi, rannicchiarsi, aggomitolarsi, 
accucciarsi, rincantucciarsi (verbi tratti dal vocabolario “Sinonimi e Contrari”)

Insomma il verbo agguattàrece descrive l’operazione di posizionarsi per bene sotto le coltri allo scopo di proteggersi dal freddo, specie se si è raffreddati.
Statte agguattéte ca fé frìdde = Resta ben rannicchiato sotto le coperte perché fa freddo. Ossia: resta acquattato, non scoprirti.

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Accucchjàrece

Accucchjàrece v.i. = accoppiarsi, saldarsi, aggregarsi.

Riferito a due o più persone che si associano o si riuniscono per compiere insieme una qualsiasi azione.

A volte il verbo ha valore di scherno o di invidia.
Ce sò accucchjéte ‘na bèlla famigghje! = Si è aggregata una bella famiglia.

Si usa anche la forma transitiva accucchjé = unire, legare, saldare.
Per estensione significa anche articolare un discorso secondo una linea logica.

Nota fonetica:
Fate attenzione alla pronuncia. Il primo gruppo di doppia ccu dal punto di vista fonetico viene definito “occlusivo posteriore velare”, mentre l’altro cchj è detto “sonante anteriore alveolare”.
Lo so che la fonologia è materia prettamente scientifica, che voglio tener fuori da questo sito che è divulgativo e non didattico, ma ci tenevo a far notare la differenza fra i due suoni.
Non lo farò più.

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Nnariàrece

Nnariàrece v.i. = innalzarsi, levarsi verso l’alto

Il verbo comprende la parola “aria” che rivela immediatamente l’azione di qualcosa che vola in alto, in aria.

Calza benissimo quando parliamo di aquiloni che ce sò nnariéte = si sono innalzati.
O di palloncini sfuggiti di mano ai bambini.

O di persone che si autoincensano…..
Uhé nen e jènne ‘nnariànne! =Ehi, non ti vantare troppo!
I Romani dicono: Ahó, nun t’allargà!

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