Vi-vì avv. = mantenere gelosamente qualcosa, custodire, reggere, aver cura di
Un’espressione simpatica che va sparendo.
Ha viste che bella giacchètte ca t’hanne rjaléte? Mò tinatìlle vi-vì! = Ha visto che bella giacchetta che ti hanno regalato? Adesso tienila con cura!
Ca ‘stu cacciunìlle lu tènghe vi-vì! = Perché questo cagnolino lo copro di attenzioni.
Töne quèdda màchene vi-vì = Ha molta cura per quell’auto.
Potrebbe significare “in bella vista” se si tratta di un oggetto, o “vivo-vivo” o “attivo” se si tratta di una animale da compagnia. cioè amato, accudito. Ma queste sono solo mie ipotesi, senza alcun riscontro etimologico.
Anche a Cerignola usano la locuzione “teneje vi-vì” definendola “tenere da conto come un tesoro da vedere e non toccare”.” (voce tratta dal «Dizionario dialettale cerignolano etimologico e fraseologico»-Cerignola 1994-Centro Regionale di Servizi Educativi e Culturali)
In questo caso non si fa riferimento alla vera e propria sedia usata dal Vescovo, il monsignore durante la liturgia cui partecipa.
Linea di spartizione dei capelli.
Gli uomini del ‘900 usavano pettinarsi con la scriminatura rigorosamente al sommo del capo (‘a scüme a mìzze). I capelli impiastricciati di brillantina (a olio o a pomata) e apparivano rigorosamente lucidi e attaccati ai due lati del cranio, a prova di vento.