Piscindindì

Piscindindì s.m. = Pendente

Ciondolo oppure orecchino con pendaglio a forma di goccia.

A volte combinati con lo stesso stile, si ordinavano dal gioielliere la parure completa: pendentifcollier, anello e orecchini, tutti coordinati. Ma era roba da ricchi.

Il termine deriva dal francese pendentif. A causa dell’ignoranza il suono ha subito questa divertente corruzione.

Ora che hanno frequentato la scuola dell’obbligo, le ragazze, se vogliono farsi regalare quel tipo di gioiello, sanno benissimo come va pronunciato.

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Renéle

Renéle

Renéle s.m. = Orinale, pitale

Recipiente usato anticamente, quando non esisteva la rete fognante e ovviamente nemmeno il gabinetto, per raccogliere le minzioni notturne. Era detto in italiano pitale o vaso da notte.  Mio padre, nato all’inizio del 1900, lo chiamava esplicitamente  pisciatüre = pisciatoio, orinatoio.

Il sostantivo pisciatüre sembrava troppo rozzo, e si è modificato col tempo diventando ‘u renéle adeguandosi al termine italiano orinale.

Ricordo il grido del venditore ambulante con accento forestiero : Piatte fini, ‘o piattaro! ‘O rinale, ‘o vacile = Piatti fini, il piattaio, l’orinale, il bacile. Questi ultimi erano venduti quasi sempre insieme.

Forse le nuove generazioni non sospettano nemmeno l’utilità di questo oggetto nell’ assolvere degnamente per secoli i suoi compiti notturni.

Dopo lo svuotamento mattutino, il pitale veniva riposto nel vano del comodino, accuratamente nascosto dall’apposito sportellino.

Oggi lo usano i bambini, ha la forma di un animale domestico, e lo chiamano “vasino”.

Gli è sopravvissuto il termine “pisciatüre” per qualificare una persona o un oggetto di infimo valore.

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Pisciatüre

Pisciatüre  s.m. = Pitale

È la denominazione antica – il termine è pressoché scomparso dal lessico moderno – di un oggetto in disuso.

Nel sinonimo renéle ho spiegato quello che c’era da spiegare, con tanto di fotografia: cliccate qui.

Oggi si chiama in italiano, vasino, ed è esclusivamente ad uso dei bambini e della canzoncina “C’era una casa….”
«…non si poteva far la pipì
perché non c’era vasino lì.»

Il termine è talora usato per indicare spregiativamente un oggetto di nessun valore o anche una persona di scarsa professionalità, un fannullone, inaffidabile e moralmente discutibile.

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Pìppete

Pìppete s.m. = Peto

Siccome mi sono dilungato abbastanza su questo argomento, mi limito a riportare il termine, specificando solo che si può dire pìpete, un una sola “p”, tanto puzza lo stesso.

Andate alla casella “cerca”, digitate “scorreggia” e aspettatevi tre pagine di olezzanti risultati.

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Pìnghe

Pìnghe s.f. = Pene

Mi sono già dilungato abbastanza con (clicca→) pengöne (scusate il calambour sul dilungamento, prolungamento o allungamento…).

Il suono pìnghe somiglia all’inglese pink, che vuol dire color rosa (ricordate The Pink Panther = La Pantera rosa?): vuoi vedere che c’è attinenza cromatica?

Beh, un po’ più seriamente diciamo che pìnghe è il membro virile in posizione di riposo. Difatti esiste il soprannome Pingamòsce qualora ci fossero dei dubbi sullo stato del pene.

È una dei tanti modi di chiamare questa nostra appendice anatomica.

Un simpatico modo di dire manfredoniano, che vuole evidenziare una situazione di gran quantità di lavoro da svolgere, è: stéche a pìnghe de fatüje = sono sommerso di lavoro (fino all’altezza dell’inguine).

In italiano si scavalca a pie’ pari il punto scabroso, e si dice che si ha lavoro “fin sulla cima dei capelli”.

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Pìnge

Pìnge s.m. = Tegola

Elemento componibile di laterizio, usato come copertura di tetti. Esistono di varie forme.

La tegola più usata in Italia è quella a coppo, semicilindrica leggermente rastramata, ossia più larga al lato inferiore e più stretta a quello superiore, da potersi sovrapporre per qualche centimetro.

Esistono tegole piatte trapezoidali con i due lati maggiori rialzati a sponda, dette ìrmece = èmbrici, o tegole piane, usate fin dall’epoca dell’antica Roma.

In epoca moderna sono usate quelle rettangolari e scanalate chiamate “marsigliesi”, nate nel ‘900. Non so se le tegole marsigliesi hanno il corrispondente nome in dialetto manfredoniano. Invito i lavoratori edili a farsi avanti e chiarire il dubbio!

Nen anghianéte söpe ‘u tìtte ca ce ròmbene ‘i pìnge = Non salite sul tetto, ché si rompono le tegole.

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Papjònne

Papjònne s.f. = Papillon, cravatta a farfalla

papillon

Il termine, nella pronuncia, è tel-quel al francese papillon, farfalla.

I nostri genitori dicevano indifferentemente papjònne o scullüne (dim. di scòlle = cravatta, come dire cravattina).

Ovviamente era usato dal popolino solo nelle grandi occasioni (per il matrimonio proprio o quando testimoniava alle nozze altui). Indossare il papillon era prerogativa dei signori, dei cocchieri e dei camerieri in servizio di gala.

Per gli elegantoni che volessero annodarsi il farfallino possono trovare la descrizione e il filmato cliccando su papillon.

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Pìnele

Pìnele s.m. = Pillola

Pillola, pastiglia, pasticca, compressa.

Preparato farmaceutico di piccole dimensioni, forma tondeggiante, con consistenza di pasta dura.

Per uso orale, la pastiglia può essere anche ricoperta di gelatina o zucchero.

Fiiguratamente: indorare la pillola per non far sentire l’amaro del farmaco durante la deglutizione.

“Basta un poco di zucchero e la pillola va giù” (dal film “Mary Poppins” – Walt Disney

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Pindalòsce

Pindalòsce s.f. = Scorreggia

Voce fanciullesca per indicare una scorreggia.
Sinonimo fjite (←clicca)

L’emissione di gas intestinale era un po’ glorificata in questa specie di “conta” per stabilire, quando si stava seduti attorno al fuoco (perché la televisione non era stata ancora inventata) chi era stato l’autore della puzza.

Ecco il testo:

Pendìlle, pendìlle, pendòsce
ch’jì ca l’ò fàtte la pindalòsce?
L’ò fatte ‘u cüle fetènde
e Sant’Andònje l’abbrüsce ‘u dènde.
Póh póh, póh
e che fjite c’à fatte tó!
L’ò fatte ‘u pundarüle
e Sant’Andònje l’abbrüsce ‘u cüle.
Póh póh, póh
e che fjite c’à fatte tó!

Qualcuno al verso n. 3 dice che Sant’Antonio gli brucia la lènghe (la lingua). Posso anche accettare questa variante, ma non mi garba troppo, perché non fa rima baciata come tutto il resto di questa odorosa “poesia”!

Tra l’aggettivo fetènde e il sostantivo lènghe c’è solo un’assonanza.
Io preferisco l’accoppiata in rima, come:
fetènde/dènde,
pendòsce/pindalòsce,
tó/póh, e
cüle/pundarüle

Cliccate sul triangolino bianco qua sotto e sentire l’audio (non l’afrore) di questa…odorosa filastrocca!

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Pìmmene

Pìmmene s.m. = Pugno

Colpo inferto con la mano chiusa, con le dita piegate e fortemente strette sul palmo.

In epoca più recente, diciamo dagli anno ’40, si diceva cazzòtte = cazzotto.

C’jì menéte ‘i pìmmene ‘mbjitte = Si è battuto i pugni sul petto (in segno di pentimento…mea culpa, mea culpa!)

La famosa località garganica di Pugnochiuso era da tempo immemorabile conosciuta dai nostri bravi pescatori come Pimmenachjüse (toponimo).

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