Papalètte sop = Con la paletta.
Curioso soprannome.
Conoscevo Michele Talamo, pescatore, con questo soprannome.
Papalètte sop = Con la paletta.
Curioso soprannome.
Conoscevo Michele Talamo, pescatore, con questo soprannome.
Papàgne sf = Papavero.
Precisamente erano così chiamati i semi del papavero, perché il fiore (in italiano detto anche ‘rosolaccio’) era chiamato “škàcche” o “škàppe” o “škòppe”).
L’ infuso di semi del papavero in acqua calda e zucchero, era somministrato ai lattanti irrequieti che non volevano prendere sonno, come se fosse stata una semplice e innocua camomilla soporifera.
In pratica i poveri bambini venivano “drogati” con la papaverina, un oppiaceo che si trova nella pianta del papavero!
Volevo vedere se non si addormentavano con quella sostanza in corpo!!
Quando qualche adulto “cascava” dal sonno diceva: “me sté venènne ‘a papàgne”.
Quando ha già fatto un sonnellino: Me so’ appapagnéte.
Papagghjöne s.m. = Zanzariera
Zanzariera a baldacchino, montata attorno al letto, molto usata nelle campagne per difendersi dalle punture della zanzara anòfele, (che trasmette la malaria).
Ricordiamoci che le campagne del Tavoliere per la presenza di paludi, erano infestate da questi insetti e che i lavoratori della terra che le frequentavano erano inesorabilmente colpiti dalla malaria.
La zanzariera a baldacchino era confezionata per letti singoli, matrimoniali e anche per culle.
Ovviamente non esistevano né insetticidi e né Autan.
Proteggendosi con questi veli dall’assalto delle zanzare si cercava di prevenire la malaria.
Per combatterla si adoperava il Chinino (‘u Chenüne).
Per evitare speculazioni, alla fine del 1800 la produzione del farmaco fu affidata ai “Monopòli di Stato”. Il “Chinino di Stato” (←clicca) fu posto in vendita nelle tabaccherie, perché era un prodotto del Monopolio, ma soprattutto perché le rivendite erano diffuse capillarmente anche nei centri rurali, ove le farmacie non erano presenti.
Con la bonifica del lago Salso (←clicca) e delle paludi costiere della Capitanata, avviata a fine ‘800 e accelerata negli anni ’30, oggi nel Tavoliere la malaria può dirsi completamente debellata. Ora dobbiamo guardarci dalla “zanzara tigre”.
Un tipo di zanzariera “a cupola” è usata dai campeggiatori per proteggersi dalle zanzare e da tutti i tipi di insetti volanti.
Nelle campagne della Daunia con questo nome si designa tutto l’insieme, ossia: la zanzariera, la brandina e il giaciglio, formato dal pagliericcio riempito di paglia.
Forse il suo nome deriva proprio da paglia (pagghje).
Piccola parte carnosa interna della estremità delle dita delle mani.
Me sò tagghjéte ‘a panzètte du djitöne = Mi sono ferito accidentalmente al polpastrello del dito pollice.
Il termine italiano panneggio indica l’arte di disporre le pieghe di un tessuto, in partic., la sua rappresentazione artistica.
Da noi invece è proprio il “panno”, la tendina che protegge la nostra privacy.
Tenuto conto che una volta moltissime abitazioni erano collocate a piano terra, specie all’ora di pranzo o di cena, una delle cose da fare prima ancora di apparecchiare il desco, era quella di “mené ‘i pannègge“, ossia di accostare le tendine della vetrata, per proteggerci dagli sguardi indiscreti di tutti i passanti.
Dopo aver pranzato, si discostavano le tendine per consentire alla luce di illuminare meglio la casa. Di sera si lasciavano accostate. Si fissavano ai due montanti della “vetrüne” = uscio a vetro, mediante bacchette e canganjille = ganci a con codolo a vite.
Ovviamente anche ai piani superiori, per arredamento, non potevano mancare le tendine. Le ragazze da marito le confezionavano pazientemente con pizzi e ricami.
La versione moderna ‘i tendüne = le tendine è il risultato di un d.g.m. (dialetto geneticamente modificato).
Posso capire ‘i tènde = le tende, quelle che pendono dal soffitto, con tanto di bastone o di carrello, usate ora anche nelle rare abitazioni al piano terra.
Cesto, normalmente di vimini, provvisto di un ampio manico arcuato usato per appenderlo al braccio.
Credo che sia un derivato di “pane”, nel senso di contenitore in cui si riponeva il pane.
Quando è di dimensioni ridotte viene detto panarjille = Panierino. Mi ricordo sempre una parente che quando veniva da Macchia me ne portava uno pieno di squisitissimi fichi freschi.
Per la sua forma rotonda, ironicamente il panére viene paragonato ad un lato B di una donzella formosa. Sinonimo di culacchjöne.
Uàrde, uà, che bèlle panére = Osserva attentamente quant’è straordinariamente abbondante il deretano di quella signora! Vale la pena di farne una valutazione volumetrica…
Forse perché le mazzate si svolgono in uno scenario movimentato, può starci l’accostamento al significato di “Pantomima” (rappresentazione scenica muta, affidata esclusivamente all’azione gestuale).
I “gesti” sono ‘i taccaréte = le legnate! Ah ah ah.
Specificamente indica una parte del pane, cotto o crudo, strappato con le mani o per mangiarlo avidamente o per formare una pagnottella più piccola o una focaccina da infornare.
Al femminile si dice: pandanöre
Proprietario terriera o persona abitante in una area dell’agro sipontino in cui erano presenti i pantani, terreni paludosi nella zona sud, in massima parte bonificati a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, dove oggi sono gli Sciali.
Nelle acque stagnanti prospicienti il golfo pescavano, tra l’altro, anguille e anche rane (ranògne), con le quali si preparava un gustoso ragù o una eccellente frittura, di cui si è quasi perduta memoria.
Le paludi, quantunque malsane, fornivano molte risorse ai “pantanieri”, che ricavavano giunchi per fare cesti, cime di canne per farne scope, altri tipi di vegetali per farne paglia specifica per le “seggére” (donne che confezionavano i fondi delle sedie).
Qualcun campava la famiglia raccogliendo le sanguette, ossia le mignatte (Hirudinea medicinalis), le sanguisughe utilizzate come rimedio empirico nei casi ove fosse richiesto un “salasso”.
Leggi quello che scrive Wikipedia
Ringrazio Matteo Borgia per avermi graziosamente suggerito il termine.
Si definiscono palummèlle ‘nanz’a l’ùcchje quei fenomini visivi che si manifestano sotto stress o sotto sforzo, o anche per ipertesione oculare, che producono lampi di luce, puntini luminosi sfuggenti o altre forme di annebbiamento della vista.
Alla lettera significa farfalline davanti agli occhi, ossia come se vedessimo questi puntini luminosi danzare davanti a noi. Invece si manifestano all’interno dell’occhio.
Metaforicamente si dice che si hanno queste “visioni”, ‘i pallummèlle ‘nanz’a l’ùcchje o nella pancia quando si è digiuni da troppo tempo.
Insomma uno non ci vede più dalla fame. Ha le visioni. La pubblicità suggerisce uno snack.