Malandre

Malandre s.f. = Organo interiore dei molluschi.

Le interiora dei molluschi marini (seppie, calamari, polpi, moscardini e totani) comprendono l’insieme degli organi digestivi e respiratori.

Le malandre della SEPPIA contengono anche la sacca con il nero, usato a sua difesa per intorbidire l’acqua, allo scopo di sfuggire ai suoi predatori. Questo liquido nero Manfredonia viene genericamente chiamati ‘u föle = il fiele. Molto aromatico, è apprezzato nella preparazione di speciali risotti o spaghetti “al nero di seppia”.
La parte restante delle interiora dopo l’asportazione del rostro e della veschichetta contenente il nero, comprendeva le cosidette “mennuzze” (ovaie), le “uova” nelle femmine, usate come ripieno o fritte.

Anche il cosiddetto “fegato” era usato dalle nostre mamme in cucina e ce lo propinavano infarinato e fritto. Onestamente questo non ha incontrato i miei gusti…

Le malandre del POLPO sono chiamate allo stesso modo in tutta la Puglia. Ho letto da qualche parte che “i famosi fegati di polpo che i Baresi mangiano fritti, le malandre , prendono il nome dall’etimologia della parola melandryon e cioè dalla tunica nera che veniva fatta indossare ai malandrini prima di salire alla gogna”. Infatti le malandredurante la cottura assumono una colorazione molto scura.

Da noi la malandre di polpo non trova posto nella locale tradizione gastronomica, ma è solo considerata una pregiatissima esca, molto indicata per catturare all’amo le spigole o le orate.

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Malacque

Malacque s.f. = Medusa

“Questa medusa (Rhizostoma pulmo ) presenta un cappello di forma semisferica opalescente ma tendente al trasparente, con i bordi sfrangiati blu-viola. Sotto al cappello il corpo è chiamato manubrio ed è composto da 8 prolungamenti di tessuto bianco-trasparente arricciato e grumoso, dai quali partono 8 tentacoli allungati, sfrangiati e semitrasparenti. Gli esemplari giovani tendono ad avere una colorazione più trasparente, gli adulti molto più opalescente. Il nome comune di polmone di mare è dovuto al tipico movimento palpitante compiuto dalla medusa per muoversi. Le dimensioni sono degne di nota: potendo raggiungere i 50–60 cm di diametro e i 10 kg di peso, rappresenta la più grande medusa del Mediterraneo! (Wikipedia).


Il nome malacque è di chiara interpretazione: Mala = cattiva, non utile e acque = trasparente. Gli esemplari giovanissimi, quelli con il cappello di pochi centimetri, sono conosciuti dagli uomini di mare come Chechenèlle, e sono ugualmente urticanti.</ahref=”http:>

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Majòleche

Majòleche s.f. = frumento “Maiorca”.

Il “Maiorca”.Majòleche è un tipo di grano tenero largamente coltivato nella Daunia in affiancamento al grano duro “Senatore Cappelli”, detto Cappjidde, e rappresentano tuttora la maggiore produzione cerealicola delle Puglie.

Nulla a che vedere con la maiolica e la ceramica quindi.

 

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Majaròtte

Majaròtte soprann. = Porcello?

Forse è la trasformazione da ‘maialotto’ ossia “purchecjille” (maialino)

Ricordo un ometto vivace, falegname, sempre allegro come suo figlio Saverio, chiamato ‘u majaròtte.

Un altro suo figlio, Lorenzo aveva un banco da Pescivendolo in via Antiche Mura.

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Majagne

Majàgne sf = Pecca, magagna

Imperfezione, difetto, guasto che non sempre appare esteriormente (per esempio un abito o un motore o un orologio).

Sorpresa, inganno, malanno, disturbo fisico o mentale.

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Maèstre

Maèstre s.inv.= Maestra, maestro

La pronuncia più antica era majèstre.

In genere si riferisce all’insegnante delle scuole elementari.

Alla maestra sarta, come a tutti gli altri maestri artigiani barbiere, muratore, fabbro, falegname, sellaio, ecc. spettava il titolo di mastre, s.inv. L’articolo determinava il genere maschile o femminile. ‘u mastre ,s.m. ‘a mastre ,s.f.

A Manfredonia fino a pochi decenni fa si designava con questo titolo di «Maèstre» anche una benemerita persona anziana, magari analfabeta, che, per pochi soldi, si assumeva l’onere di badare a bambini e bambine dai due ai cinque anni. Amatissima dai giovani discepoli.

La mamme per aver maggior tempo da dedicare alle faccende domestiche mandavano i loro marmocchi più piccoli – magari accompagnati dal fratellino più grande diretto alla Scuola elementare – dalla “maestra” che generalmente abitava in un piano terra, con un cestino per la colazione (una mela, un pezzo di pane e delle mandorle, ecc.).

Costei con infinita pazienza li accoglieva e li disponeva su tante sedioline a semicerchio intorno a lei. Aveva anche una canna per minacciare quelli più irrequieti in seconda fila.
Ovviamente dalla “maestra” si parlava solo in dialetto.
-“Maè, me pòzz’assetté affianghe a Mattöje?”
-“Sì, fìgghje, va”

Dopo la sistemazione dei marmocchi, cominciava la giornata con un bel segno di croce.
Poi si cantava – sempre tutti seduti – qualche canzoncina:
“Tóppe-tóppe, chi jì alla porte?
Mariètte e Giulètte
Sté ‘spettanne ‘na mezzorètte
in camicia, in camicètte.

Sott’a l’arve d’i purtjalle
stöve ‘nu chéne ca faciöve: bù bù
stóve ‘na jatte ca faciöve: gnà gnà.
Mò ce l’jà düce a mammà e papà!”

O quest’altra in un dialetto forse abruzzese…

«Marammè, marammè ce sò ngappate!
M’è caduto lu ciucciarielle..,
Giust’a mmè, giust’a mmè, sò puverielle
m’è caduto ‘olu ciucciarielle!…
Ciucciarié,  respunne a Fra Tumàss’!
« Ih-oh!…. ih-oh!…»
Puverielle Tummasièllo sènza ciucce comme fa?!

O addirittura in italiano la notissima «Quando è tempo delle ciliege….»

Più tardi tutti a far merenda.
Talvolta nelle belle giornate, con grande responsabilità la “maestra” li portava a passeggio tutti in fila mano nella mano.
Insomma la mattinata passava tra canti e giochi. I bimbi ci andavano volentieri e le mamme, con un piccolo compenso, avevano almeno mezza giornata da dedicare alla spesa o alle pulizie di casa.

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Madònne de Sepònde

Madònne de Sepònde s.f.= Madonna di Siponto.

È da tempo immemorabile invocata e venerata come Protettrice della città di Manfredonia. Tutti i Manfredoniani (tranne ovviamente i seguaci di altre religioni) si sentono suoi figli, anche i cattolici più tiepidi.
il nome della Vergine, Madònne de Sepònde, oltre che come santa invocazione, viene  spesso usata quale spontanea esclamazione per esprimere meraviglia, sorpresa, o ammirazione in alternativa al più breve Sante Mattöje = Santo Matteo. o per precedere il rafforzativo Gése Crìste müje = Gesù Cristo mio,

Nella parlata veloce si abbrevia in Madòn-sepònde.
‘U quédre ‘a Madòn-sepònde  = Il quadro della Madonna di Siponto.

Mi piace riportare la descrizione storica – che rivela tanti particolari finora  ignorati – fatta da Fra Tommaso Rignanese, ofm:

«L’icona della Madonna detta di Siponto, prende il nome dall’antica Siponto, dove fin dai tempi apostolici era presente una comunità cristiana che ha nutrito devozione alla Madre di Dio.

È stata dipinta tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, anche se una tradizione orale la fa risalire ad una delle tre copie di un’immagine venerata a Costantinopoli, ordinate da San Lorenzo Maiorano all’imperatore Zenone nel VI secolo.

Prima di essere trasferita definitivamente nella Cattedrale di Manfredonia il 1973, l’icona era collocata nella attuale basilica di Santa Maria di Siponto, la quale è stata la protocattedrale della diocesi Sipontina.

La venerata icona è stata notevolmente danneggiata da un incendio nel 1872. Quanto possiamo attualmente ammirare è frutto di pesanti ridipinture che ne hanno stravolto lo schema iconografico originale, che fa capo all’icona della Vergine di Andria. Le parti rimaste integre sono il viso della Vergine ed i quattro santi laterali.
La Madonna si presenta a noi come Hodegitria , cioè come colei che con la sua mano destra ci indica la via di Gesù Cristo ed indossa un maphorion azzurro con bordi dorati.»

Il Bambino Gesù sta sulle braccia della Madre, come su di un trono, veste una tunica bianca con un himation semi indossato rosato. La mano sinistra di Gesù poggia su quella della Vergine (non ha il rotolo della Parola di Dio come quella di Pulsano) mentre la destra benedice alla greca. Le gambe del Bambino sono unite (diversamente al gruppo di icone che fa capo ad Andria), i piedi sono scalzi a significare la Kenosis, cioè l’abbassamento di Dio che si fa uomo.
L’icona della Madonna di Siponto è solennemente festeggiata il 31 Agosto, ed attualmente molto venerata a Manfredonia.

Nella festa della Madonna di Siponto 2010, l’Arcivescovo Mons. Michele Castoro ha annunciato l’ imminente restauro dell’icona sipontina.

fra Tommaso Rignanese ofm»

Per la cronaca, questo  quarto restauro (dopo l’incendio del 1872, fu restaurato la prima volta nel 1898; la seconda volta nel 1927 in Vaticano; la terza volta del 1964 per mano dell’artista manfredoniano Aronne Del Vecchio) fu eseguito in tempi brevi, e il Quadro rientrò a Manfredonia il 31 maggio 2011.  Le operazioni, furono condotte dalla ditta ‘Alfa Restauri’ di Bari.

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Madònne ´i féfe nèrje

Madònne ´i féfe nèrje loc.id. = Persona scura di pelle

È una di quelle definizioni che, all´apparire di una donna dalla pelle scura, forse perché abbronzata o semplicemente perché colei è proprio così di natura, si dicono sottovoce nascondendo un risolino, cucendo addosso alla malcapitata un nomignoplo che verrà rievocato ad ogni sua successiva comparsa.

E chi jí quèdde? ´A Madònne ´i féfe nèrje? = E chi è costei? La Madonna nera? (ossia: la Protettrice delle fave nere?).

Insomma ha un bel colore scuro, come il fondo del paiolo. Nera ´ncaccavüte.

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Madò!

Madò! escl. = Madonna!

Esclamazione di meraviglia, esternata in questo bisillabo che riassume il sentimento vivo e improvviso di stupore e di sorpresa suscitato da persone, cose o eventi che appaiono nuovi, straordinari o inattesi.

In effetti dovrebbe essere Madonne! che pure si dice quando c’è tempo di riflettere un po’: anzi Madònne mamme! o anche Madònne de Sepònde!…
Ma quando si rimane letteralmente senza fiato per la sorpresa, esce solo Madò!.

(Vedi: mammamöje!)

Qlcu invoca un Santo più “garganico” anche a sproposito: Sande Mattöje!.

Ljive da mjizze ‘stu Sande Mattöje de martjille! = Togli di torno questo accidente di martello.

Ovviamente i Montanari si sentono più a loro agio con Sammechéle Arcànge! = San Michele Arcangelo

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Mammamöje

Mammamöje! escl. = Mamma mia!

Molto italiana questa esclamazione di meraviglia, di sorpresa, di constatazione, di timore, di gioia, ecc.

Insomma va bene in ogni circostanza, quando accade qlco di inusuale e non ci vengono in mente altre parole, perché in quesll’istante siamo presi da emotività. Mammamöje!

Il suono è bello e familiare, tanto che “mamma mia!” ha attecchito anche all’estero. Mammamöje!

Mammamöje quanta crestjéne!= Mamma mia quanta gente!

Quando frequentavamo il Catechismo, dicevamo Madò! = Madonna! Ma gli insegnanti per evitare di scivolare in bestemmie, ci esortavano a invocare la mamma, contro la quale non è pensabile che nessuno voglia mai scagliarsi.

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