Cucìvele agg. = Cottoio
Cottoio, è riferito a legumi di facile cottura. “Sti fasule so pròpete cucìvele!”
Si usa questo aggettivo per definire anche ai soggetti molto facili all’innammoramento.
Cucherózze s.m. = Coccige
Osso triangolare con cui termina la colonna vertebrale.
In dialetto, simpaticamente, è chiamato anche l’usse d’u cüle = l’osso del culo.
Alcuni usano la versione cuderózze, quasi a voler richiamare una “coda” appena accennata della specie umana.
Cuché v.rifl. = Coricarsi
Andare a letto per dormire.
Jèmece a cuché = Andiamo a coricarci
Il termine viene dal francese coucher
Si usa anche, con lo stesso significato còleche
Jéteve a còleche = Andatevi a coricare
Cuccuésce s.f. = Civetta
La Civetta (Athene noctua) è un uccello notturno, predatore, capo piuttosto grosso, becco adunco, grandi occhi frontali.
I superstiziosi sono certi che la sua presenza nei paraggi di una casa preannuncia la morte di un suo abitante.
Ho notato anche al cimitero qualche civetta scolpita su un paio di tombe ottocentesche. Forse era qualcosa di più di una superstizione.
Da piccolo ho assistito atterrito alla fine di una povero uccello, posatosi per sua sventura sul cancello di una masseria, sbrindellato da una fucilata del proprietario. I cani hanno fatto il resto.
Come aggettivo definisce una donna non di bell’aspetto.
In italiano invece, civetta designa una donna leggera, che ama farsi corteggiare attraendo ammiratori con atti per lo più leziosi e forzati. Questo rapace era adoperati dai cacciatori come richiamo per i passeracei, incantati irresistibilmente dal suo modo di muoversi e di ammiccare.
Cuccuascé v.t. = Funestare, malaugurare
Qualcuno ha detto in italiano gufare, usando il gufo al posto della civetta (cuccuésce).
La locuzione italiana ‘remare contro’ non rende a sufficienza la sordidità dell’atto di cuccuascé.
Quanno vogghje fé ‘na cöse jüje tutte quande me cuccuascèjene = Quando voglio fare una cosa io, tutti mi stanno a predirmi sventure.
Cucciarde s.f. = Allodola
Uccello di piccole dimensioni, con ha livrea grigio-bruna, becco acuto e lunga unghia posteriore, detta nel napoletano cucciarda terragnola o cucciarda pugliese.
Altro nome dialettale: taragnöle
Il nome è usato scherzosamente per descrivere o appellare qualche bambina dispettosa o imbronciata.
‘A vì, quella cucciarde! = La vedi quella dispettosa.
Il prof. Ciliberti mi specifica che a Monte S.Angelo, oltre al significato propriamente avicolo, cucciarde (dal greco kokloux) indica la ragazza civettuola e anche pettegola.
Il nome terminante in -arde mi fa pensare a una probabile origine francese (come canard, billard, clochard, montagnard, ecc.)
Cucchjére s.f. e s.m. = Cucchiaio
Nella forma maschile ‘u cucchjére significa semplicemente la posata da tavola costituita da una paletta concava ovale usata per raccogliere e portare alla bocca cibi liquidi o non compatti. Dim. cucchjiarüne = cucchiaino.
Nella forma femminile ‘a cucchjére designa quella di legno usata per rimestare gli intingoli durante la cottura in pentola. Diminutivo: cucchjarèlle.
Indica altresì la cazzuola, arnese costituito da una lama di metallo di forma grossolanamente triangolare con un manico di legno, usato dai muratori per stendere la malta.
‘A cucchjére amerechéne = La cazzuola americana altri non è che un frattazzo (in dialetto ‘u frajàsse) con piano di metallo, usato per stendere l’intonaco fino.
Cucchjarèlle s.f. = Schiumarola
La schiumarola è un utensile metallico da cucina, costituito da una coppa o da un disco del diametro variabile fino a 26 cm, bucherellato, sulla quale è innestato con rivetti o anche saldato, un lungo manico dello stesso metallo.
È prodotta ora solo in acciaio inox. Io ricordo quella di alluminio ed era usata per lo più per togliere dall’acqua bollente i maccheroni cotti, in tre o quattro movimenti di affondo e riemersione, in modo che tutta quell’acqua rimasta nella pentola venisse riciclata per il lavaggio dei piatti.
La cucchjarèlle descrive altresì un cucchiaio di legno di fattura artigianale, lungo oltre 30 cm., usato dalle mamme in cucina per rimestare i cibi in cottura e… in casa per mazzolare i frugoletti che si comportavano da monellacci.
Anche quella della misura più piccola,per girare il sugo, dev’essere chiamata cucchjarèlle, allo stesso modo. Sarà il contenuto della frase che ci farà capire di quale tipo si sta parlando.
v.t. = Coccolare
Vezzeggiare qlcu con l’intento di rincuorarlo, o di incoraggiarlo. Trattare qlcu in modo attento e affettuoso.
Pàteme stöve ‘ncazzéte, allöre ‘Ngiolètte l’ho cucceljéte ‘nu pöche e pò l’ho fatte trasì jind’u cìneme = Mio padre era irritato, allora Angela l’ha coccolato un po’ e dopo lo ha fatto entrare nel cinema.
Mi piace pensare che cucceljé significhi carezzare teneremante qlcu, come si fa con un cucciolo di cane.
Cuccelìcchje s.m. = Bovolo, Cassidaria, Elmetto tubercolato
Con il nome di cuccelìcchje, diminutivo di cùccele si designano dei gasteropodi (Galeodea echinophora o Cassidaria echinophora), di dimensioni fino a 7 cm, vengono catturati di frequente nella pesca a strascico in tutto il Mediteraneo.
Alcuni, generalizzando, li chiamano curlìcchje, che secondo me sono dei gasteropodi più piccoli e sfinati, fino a 3 cm.
In Abruzzo e nelle Marche vengono chiamati Lumaconi di mare. Credo che il nome corretto in italiano sia Bovolo o Cassidaria. Se alcune spire presentano delle protuberanze regolari e distanziate il gasteropodo viene chiamato Elmetto tubercolato. La mia foto riprende quelli con le scanalature regolari.
Per la cronaca le ho mangiate lessate e condite in insalata di mare.