Castagnöle s.f. = Nacchere
Strumento musicale a percussione costituito da due piccole conchiglie di legno duro o di avorio, tipico del folklore spagnolo, ma usato anche nelle sagre popolari garganiche.
Castagnöle s.f. = Nacchere
Strumento musicale a percussione costituito da due piccole conchiglie di legno duro o di avorio, tipico del folklore spagnolo, ma usato anche nelle sagre popolari garganiche.
Castagnére sop. = Castagnaio
Venditore di frutta secca:castagne, arachidi, nocciole, semi di zucca, ceci e fave arrostite.
Soprannome derivato, come tanti altri, dal mestiere esercitato dal soggetto.
Quello che ricordo io aveva il negozio al Corso, vicino alla Farmacia Murgo.
Casenò cong. = Sennò, altrimenti
Va bene anche la grafia ca se nò
Altrimenti, se no, in caso contrario, invece, viceversa.
Pigghjete ‘stu pìnele ca se nò ‘a fröve ne scènne! = Prenditi questa pillola, altrimenti la febbre non scende.
Cascettöne s.m. = Cassettone

Cassone di legno, madia per conservare granaglie ad uso nelle masserie, chiamato anche casciöne.
Quello cittadino era chiamato stepöne = grosso stipo. Era come un armadio senza specchi. Quello di mia zia, lo ricordo con dolcezza, odorava sempre di pane fresco.
Il termine cascettöne ha un suono invitante per fare dell’ironia ai danni di qlcu. Per indicare un soggetto con cifosi o gibbosità, un soggeto grosso e lento nei movimenti, ecc.
Un lettore – di cui in questo momento non rammento il nome, e che comunque ringrazio – mi dice testualmente:
«Cascettöne: persona che rivela i segreti agli altri – ruffiano.
Penso che potrebbe trarre origine dalla cassa nella quale si custodivano le cose più segrete, quindi fare “u cascettöne” era come mettere a conoscenza degli altri i segreti in essa contenuti.»
Cascetèlle s.f. = Cassetta
Principalmente si intende ‘a cascetèlle ‘i fjirre = la cassetta degli attrezzi.
Questa cassetta è un contenitore a valigetta usato spec. dagli artigiani per trasportare gli attrezzi del lavoro quando devono eseguire riparazioni fuori dal laboratorio o dall’officina.
Quella di mio padre era stata fatta da lui ed era di lamierino. Conteneva un trapano a manovella, cacciaviti, chiavi fisse e chiave inglese, un tronchesino, un paio di forbici da lattoniere, la lima grossa e quella a triangolo, un seghetto, l’immancabile martello, un compasso, una livella a bolla d’aria, un contagiri meccanico, due scalpelli temprati ricavati da una vecchia lima, un metro pieghevole di alluminio, e ‘u singature = il graffietto. Ho fatto una descrizione minuziosa perché ora quella cascètelle l’adopero io.
Carusjille s.m. = Salvadanaio, gruzzoletto
È un sinonimo di puste, salvadanaio.
Ma anche il solo suo contentuto, inteso come gruzzoletto raggranellato, ‘nzumeléte, o ‘u ‘nzumelìcchje
derivato da ‘nzumelé = assommare
Caruséje v.t. = Tosare
Accettabile anche la versione carusé.
Propriamente il termine significa tosare le pecore, ma per estensione il verbo è passato agli umani, quando vanno dal barbiere a farsi tagliare i capelli, specie se l’operazione precedente risale a molto tempo prima e la capigliatura è cresciuta oltremodo.
Mò véche da ‘u varevjire e me fàzze carusé, acchessì m’jà sènde ‘n’ate e tande! = Ora vado dal barbiere e mi faccio tosare, così mi sentirò rinato.
Carüse s.m. = Cranio rapato
Deriva dal latino cariosus, che significa glabro, privo di peli; oppure dal greco keiro che significa tagliare, rasare.
Il termine è passato attraverso il provenzale, lo spagnolo e il siciliano.
Spesso per questioni di igiene, i bambini venivano rapati a zero.
La testa senza capelli (si usava anche il sinonimo melöne e tatta-melöne) veniva indicata come carüse.
Me sò fàtte ‘u carüse (o anche me sò fatte ‘u tatta-melöne, oppure me sò caruséte) = Mi sono rapato a zero.
Il bambino è tuttora chiamato caruso in Sicilia e toso in Lombardia, come dire tosato, rapato.
Carucchjéne agg. e s.m. = Avaro, taccagno, tirchio, spilorcio, pitocco.
‘Stu carucchjéne, jì scùgghje ca nen cacce lambe! = Questo taccagno è (come uno) scoglio che non reca patelle.
Ossia non aspettarti nulla, ma proprio nulla da lui.
I pescatori più anziani pronunciano carucchjéle.
Entrambe le versioni sono ugualmente accettabili.
Cartelléte s.f. = Cartellate
Dolce natalizio tipico pugliese e lucano.
Fettuccia di pasta dolce, ritagliata con la rotellina, ripiegata a V e avvolta a spirale.
Si cuoce al forno o si frigge in olio di oliva.
Dopo la cottura le cartellate si condiscono con miele o con vünecutte = sciroppo di carrube, o con mosto-cotto.
A volte si adornano anche con confettini colorati. Si conserverebbero a lungo, ma finiscono presto!